24 Settembre 2015

Sanità, è battaglia sulle prestazioni inappropriate

Sanità, è battaglia sulle prestazioni inappropriate

Continua a far discutere il provvedimento del Ministero della Salute sul “taglio” alle prestazioni sanitarie a rischio di inappropriatezza. I medici sono sulle barricate e hanno promesso agitazioni, mentre il ministro della Salute Beatrice Lorenzin rassicura: a guadagnarci non sarà la sanità privata. Il Codacons ha scelto di prendere posizione a favore del provvedimento perché “la lotta agli sprechi deve necessariamente passare per  tagli alle prestazioni inutili che costano in Italia la bellezza di 13 miliardi di euro all’anno”. Mentre Cittadinanzattiva si sta mobilitando insieme ai medici contro il taglio degli esami.

Il ministero della Salute nei giorni scorsi ha presentato ai sindacati dei medici il decreto sulle prestazioni sanitarie considerate inappropriate: si tratta di 208 prestazioni a rischio “spreco” che comprendono tac, risonanze magnetiche, odontoiatria, prestazioni di laboratorio, test allergici e genetici. Una lista di prestazioni che potranno essere ottenute solo rispettando delle condizioni di derogabilità: in caso contrario saranno a carico dei cittadini. Uno degli aspetti che più sta facendo discutere è la previsione di sanzioni pecuniarie per i medici che prescriveranno accertamenti e prestazioni sanitarie considerate inappropriate.

Intervistata da Quotidiano Sanità il ministro della Salute Lorenzin sottolinea che non voleva le sanzioni:: “Le sanzioni sono state volute fortemente dalle Regioni e addirittura in un primo momento si voleva che scattassero automaticamente alla Corte dei Conti”. Il ministro poi ribadisce: “non è che se un medico prescrive una lastra in più scatterà chissà cosa, stiamo parlando di casi macroscopici di eccesso prescrittivo che comunque potranno essere motivati e discussi in contraddittorio dal medico prima che scatti un’eventuale sanzione”. Quotidiano Sanità chiede poi al ministro se alla fine ci guadagnerà la sanità privata. Risponde Lorenzin: “Assolutamente no. Il fatto che lo Stato decida di non rimborsare prestazioni giudicate non appropriate è un dovere che abbiamo anche nei confronti dei cittadini che finanziano la sanità pubblica. Questo vale oggi che abbiamo risorse limitate ma vale in assoluto, perché, pur in presenza di risorse illimitate, non è giustificabile che se qualcuno vuole comunque farsi un esame sconsigliato, il pubblico glielo debba pagare. Anzi è oggi, con troppe prestazioni non sempre necessarie, che il pubblico va spesso in difficoltà con le liste d’attesa che si allungano e che provocano, queste sì, la corsa verso il privato”.

E di fronte alla mobilitazione dei medici il Codacons parla di “uno sciopero del tutto inappropriato che mira a tutelare più gli interessi della categoria che quelli della collettività”. Per l’associazione i tagli agli sprechi partono dall’eliminazione degli esami inutili. “Sosteniamo questa battaglia del Ministro della salute Lorenzin, perché la sanità rappresenta il settore dove si concentrano gli sprechi più costosi a danno della collettività, e perché la lotta agli sprechi deve necessariamente passare per  tagli alle prestazioni inutili che costano in Italia la bellezza di 13 miliardi di euro all’anno – ha detto il presidente dell’associazione Carlo Rienzi – Non si tratta certo di una caccia alle streghe nei confronti dei medici, che appaiono totalmente tutelati e possono ricorrere anche a forme particolari di assicurazione. Il problema, semmai, è garantire un livello di assistenza sanitaria adeguata ai pazienti, evitando distorsioni a danno degli utenti”.

Di diverso parere Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, che paventa invece il rischio della medicina “astensiva” in cui il medico non prescriverà gli esami perché a rischio multa. L’associazione contesta “la prospettiva di un medico trasformato in funzionario”. Ha detto all’Ansa Tonino Aceti, portavoce del Tribunale per i diritti del malato: “Avevamo già annunciato la nostra intenzione di mobilitarci e siamo pronti anche a farlo insieme a medici e sanitari su questo specifico tema. Non possiamo non intervenire vedendo che si vuol trasformare il medico da professionista che agisce in scienza e coscienza a funzionario amministrativo che esegue comandi dall’alto per fare cassa”. E se l’inappropriatezza si combatte con l’adeguata formazione, il decreto finirà per incentivare – prosegue Aceti –  “la medicina ‘astensiva’, il contrario di quella difensiva ma non meno dannosa, che spinge il medico a non prescrivere, perché se prescrive viene multato. Questo proprio nel momento in cui i dati ci dicono che aumenta la popolazione che non riesce ad accedere alle prestazioni per motivi economici e liste d’attesa”.

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