5 Gennaio 2015

Sangue infetto, in aula dopo 20 anni

Sangue infetto, in aula dopo 20 anni

Sono passati vent’ anni dai fatti ed è stata disattesa la sete di giustizia di centinaia di persone, ammalatesi prima e poi morte a causa di sangue infetto messo in circolazione. Un brutto caso che ha coinvolto tutta Italia e che ha fatto gridare allo scandalo non solo le parti lese ma addirittura la procura di Trento. Questo processo, infatti, si sarebbe dovuto celebrare a palazzo di giustizia di largo Pigarelli ma i giudici, nel 2003, avevano rilevato il difetto di competenza trasmettendo gli atti faldoni enormi di meticolose indagini – a Napoli. A lungo non si è saputo più nulla poi dalle nebbie è riemerso il caso che nel frattempo ha perso imputati e vittime. Il processo nel capoluogo partenopeo si aprirà oggi: otto parti civili e undici imputati tra cui l’ ex direttore del servizio farmaceutico nazionale e collaboratore del ministero della sanità Duilio Poggiolini. «Sono amareggiato, anche perché dopo anni di battaglie giudiziarie e procedimentali tutto mi aspettavo ma non di cadere sulla competenza».Così, nell’ aprile 2003, il pm ministero Bruno Giardina commentò la lettura dell’ ordinanza con cui il tribunale presieduto da Corrado Pascucci si dichiarò incompetente a giudicare per il san gue infetto. «Il tribunale ha gettato le basi per una denegata giustizia nei confronti di centinaia di parti civili». Dopo vent’ anni, dunque, riparte il processo per omicidio colposo per lo scandalo del sangue infetto. Una vicenda che risale al 1993 quando erano state utilizzate sacche di sangue proveniente da soggetti a rischio e mai controllate. Uno scandalo che aveva toccato anche la nostra provincia; il Codacons trentino fu tra i protagonisti della battaglia giudiziaria: dopo il sequestro di alcune sacche di sangue in provincia, l’ inchiesta approdò a Trento dove l’ associazione dei consumatori si costituì parte civile in nome di un ragazzo sedicenne malato di epatite B dopo una trasfusione. Dal trasferimento è calato il silenzio per vent’ anni, fino a quando il gup di Napoli ha rinviato a giudizio Poggiolini e altri 10 imputati.

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