S&P TAGLIA RATING ITALIA
L’agenzia di rating Standard and Poor’s ha declassato il debito sovrano a breve e a lungo termine dell’Italia portandolo da A+ ad A, e a A-1 dal precedente A-1+, con outllook negativo.
Per il Codacons, al di là del fatto che le agenzie di rating non ne azzeccano una da anni e che sono sempre in ritardo nel dare le loro valutazioni (come in questo caso, dato che hanno misteriosamente declassato l’Italia dopo l’approvazione della manovra, che comunque oggettivamente migliora i conti pubblici, e non prima), resta il fatto che la crescita del Pil in Italia è il problema da risolvere, visto che anche i dati del debito sono in rapporto al Pil e che una manovra correttiva non può che avere oggettivamente ripercussioni negative sulla domanda.
Ecco perché il Governo farebbe bene a non buttarla in politica e, indipendentemente da quanto dicono Caio o Sempronio, ad intervenire sulla crescita facendo l’unica cosa che può fare per alzarla a costo zero, senza cioè peggiorare i conti: liberalizzare!!!
Non si tratta solo di liberalizzare gli orari e le aperture dei negozi, unica misura finora presa dal Governo, peraltro dimezzando all’ultimo momento l’intervento, ma di introdurre misure che aumentino la concorrenza per banche, assicurazioni, elettricità, telefoni, gas, carburanti e farmaci, tutte cose che gli italiani pagano più degli altri europei.
Inoltre, bisognerebbe rivedere le misure della manovra che hanno impatto maggiormente negativo sulla domanda, come l’aumento dell’Iva (togliendo l’aumento almeno per luce, gas, benzina, prodotti per la pulizia della casa o per l’igiene personale, alimenti), compensando il minor introito con il ripristino della prima versione del contributo di solidarietà (gettito nel triennio da 3,7 miliardi contro gli attuali 342 milioni), il taglio delle province introdotte dopo il 1992 (visto che con la modifica della Costituzione, sempre che si approvi prima della fine della legislatura, si aggravano i conti pubblici eliminando le province dalla porta e facendole rientrare dalla finestra sotto forma di associazioni tra comuni, con il rischio di raddoppiarle), l’eliminazione delle comunità montane, aumentando ulteriormente la tassazione per le società di comodo, riducendo l’elusione fiscale dei grandi gruppi finanziari ed industriali.
Inoltre andrebbe tolto l’incostituzionale tetto del 30% del fatturato per chi evade sopra 3 milioni di euro e ripristinare l’obbligo di indicare i conti correnti nella dichiarazione dei redditi.
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