11 Maggio 2005

«S?ammalò di fumo passivo Il ministero deve pagare»

Colpita dal cancro. Il marito: la sua stanza era una camera a gas

«S?ammalò di fumo passivo Il ministero deve pagare»

Lavorava all?Istruzione. La condanna: 400 mila euro

ROMA – Il vizio del tabacco non ce l?aveva. Mai accesa una «bionda». Ma dopo aver respirato per 7 anni le sigarette delle colleghe, si è ammalata di cancro al polmone. Adesso i familiari, che non hanno mai abbandonato la battaglia iniziata nel ?92, hanno vinto in tribunale: quasi 400 mila euro il risarcimento per i danni da fumo passivo. Condannato a pagare l?ex datore di lavoro, cioè il ministero dell?Istruzione.

LA DECISIONE – La sentenza è senza precedenti, anche per la cifra liquidata. Il giudice della sezione lavoro, Giuseppina Vetritto, ha calcolato 263.725 euro per il danno biologico e 132.000 euro per i danni morali. Il ministero dell?Istruzione e l?avvocatura dello Stato hanno annunciato «opportune iniziative» e hanno sottolineato che all?epoca la legge sul fumo non era in vigore. Il risarcimento, 395.725 euro in tutto, è il doppio della somma liquidata, esattamente due mesi fa, ai familiari di un fumatore accanito morto di tumore. Anche quella decisione è stata una novità: per la prima volta, l?Ente italiano tabacchi è stato condannato per non aver informato i consumatori sui rischi legati al tabacco.

LE NORME – I legali del Codacons, Carlo Rienzi e Vincenzo Masullo, hanno contestato la violazione del codice civile, della legge 626 (sulla sicurezza nei luoghi di lavoro) e dell?articolo 32 della Costituzione, che tutela il diritto alla salute. E hanno depositato studi e consulenze. A loro si erano rivolti Ferruccio Di Bari, 69 anni, pensionato Inps, e il figlio Claudio, 37 anni, anestesista, dopo la morte della moglie e madre Maria Sposetti, uccisa il 15 febbraio 2000, a 57 anni, non dal cancro ma da un incidente stradale. «Finalmente le vittime del fumo passivo possono essere risarcite – sottolinea Rienzi -. Stimiamo che circa un milione di persone, negli anni, ha dovuto dividere l?ufficio con colleghi fumatori. Abbiamo ricevuto migliaia di reclami, ma ogni volta i datori di lavoro rispondevano: “O così o ti licenzio“».

LA MALATTIA – «L?ufficio era una camera a gas – accusa Di Bari -. La stanza era 4 metri sotto il livello stradale, in via Dandolo, a Trastevere. Le tre colleghe di mia moglie fumavano maledettamente e non volevano aprire né la porta né le finestre. Maria tornava a casa con il broncio, le bruciavano gli occhi, non riusciva a respirare. Appendeva il cappotto in balcone, una volta ha buttato via una borsa». Sette anni avvelenati finché, il 25 settembre 92, alla signora Sposetti viene diagnosticato un carcinoma epidermoidale, il cancro dei fumatori. Il 17 ottobre le asportano parte del polmone destro, poi subisce tre cicli di chemioterapia e viene colpita da bronchite asmatica cronica, enfisema polmonare, esaurimento nervoso. Quando torna in ufficio, un anno dopo, solo una collega l?abbraccia: «Scusa» dice. Tacciono le altre due. Anche per Ferruccio sono anni duri. «Piangevo sempre – ricorda – ho passato le pene dell?inferno».

LA BATTAGLIA – In un primo tempo l?Istituto di medicina legale dello Stato nega l?equo indennizzo chiesto da Maria al dicastero. I coniugi si rivolgono al Codacons, che fa ricorso al Tar: dopo 14 mesi i giudici riconoscono che la signora Sposetti è stata vittima del fumo passivo. La diagnosi viene confermata dal ministero della Sanità e l?equo indennizzo viene finalmente liquidato: sono 35 mila euro, ma ormai Maria non c?è più. L?ultima battaglia, la causa civile, inizia tre anni fa. «Risollevarsi non è stato facile – sottolinea Ferruccio – ma questa decisione ha riparato alle ingiustizie subite».

STORACE – «Se un magistrato ha deciso così, occorre inchinarsi alla sua volontà» osserva, con un po? di ironia, il neoministro della Sanità, Francesco Storace. L?ex presidente della Regione Lazio, che poco più di un mese fa ha stigmatizzato gli «eccessi di salutismo» del suo predecessore Girolamo Sirchia, ora corregge il tiro: «Non ho mai detto che bisogna mettere in discussione i principi della legge antifumo». Conferma però che «i fumatori hanno diritto a spazi più ampi», pur precisando che il tema «non è nell?agenda politica».

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