9 Marzo 2019

Salvini: «Tornerò presto nell’ Isola, voglio festeggiare con gli allevatori»

Tante le reazioni alla notizia della fumata bianca al Tavolo del latte, accordo raggiunto dopo ben sette incontri che nell’ arco di un mese si sono tenuti in Regione, in prefettura a Cagliari, a Roma (Viminale e ministero dell’ Agricoltura) e infine al palazzo di Governo a Sassari. «Sono soddisfatto e ringrazio tutti quelli che hanno permesso di arrivare a questo risultato positivo – ha dichiarato il ministro dell’ Interno Matteo Salvini -. Conto di tornare presto in Sardegna per festeggiare con i pastori». I bandi sulle eccedenze «Per noi è un primo passo – commenta il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu -. Abbiamo firmato per ultimi per senso di responsabilità nei confronti di tutto ciò che è successo con la speranza che possa attivarsi un processo di stabilizzazione con nuove regole delle procedure relative alla formazione del prezzo e a una gestione corretta del Consorzio del pecorino romano. L’ acconto è una via di mezzo tra quando chiedevamo noi da novembre 2018, 77 centesimi, e le proposte dei trasformatori, 72 centesimi. Con l’ intervento pubblico che toglie dal mercato il pecorino in eccesso il prezzo dovrebbe sollevarsi e contiamo di arrivare a un prezzo congruo». Aggiunge il direttore Luca Saba: «Ci siamo battuti affinché nei bandi per l’ acquisto del pecorino romano vengano inserite clausole anti-speculazione e quindi venga ritirato dai caseifici solo il pecorino prodotto e non quello acquistato». La vigilanza «È un importante passo avanti», dichiara Agrinsieme Sardegna, il coordinamento che riunisce le federazioni regionali di Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari. «È ora necessario continuare a lavorare affinché si leghi il prezzo del latte ovicaprino a quello di tutti i formaggi dell’ Isola e non solo del pecorino romano; allo stato attuale, infatti, si arriverebbe al riconoscimento di un euro al litro solo con un prezzo del pecorino pari a circa 8,50 euro al chilo, con una quotazione che attualmente si aggira sui 5,70 euro al chilo». Agrinsieme auspica che «si inizi a parlare dei controlli da estendere a tutti gli operatori della filiera», e chiede «che venga istituzionalizzato il Tavolo nazionale ovicaprino». Claudio Atzori, presidente di Legacoop, avverte che la griglia degli scatti di prezzo formaggio-latte sulla quale è stata trovata l’ intesa, «è più bassa rispetto a quella proposta da noi tempo fa». In ogni caso, «la nostra battaglia storica è quella per l’ istituzione di un tavolo di filiera che abbia una visione al di là dell’ emergenza». I consumatori «Un accordo al ribasso che tuttavia non deve avere ripercussioni per i consumatori finali», avverte il presidente di Codacons Carlo Rienzi -. Il prezzo individuato è ancora molto lontano da quanto chiedevano i pastori, e non può essere interpretato come una buona notizia. Ora, però, occorre prestare massima attenzione ai listini al dettaglio di tutti i prodotti derivati dal latte, per evitare un rincaro dei prezzi». È invece «un’ ottima notizia», per l’ Unione consumatori. «Siamo sempre favorevoli ad un libero accordo tra le controparti – dice il presidente Massimiliano Dona -. Sarebbe stato invece inaccettabile l’ imposizione di un prezzo politico a un euro come si voleva fare inizialmente». La riforma «L’ accordo raggiunto va accolto un sospiro di sollievo e con la consapevolezza che il lavoro nel settore non è finito visto che la riforma della filiera e la necessità di nuove regole saranno oggetto dei lavori della Commissione agricoltura della Camera», commenta il deputato di Fratelli d’ Italia Salvatore Deidda che con i suoi colleghi Caretta, De Carlo Ciaburro aveva presentato una risoluzione a gennaio. «Ora c’ è l’ attenzione di tutte le forze politiche che hanno la volontà di portare avanti un lavoro unitario. Un’ attenzione dovuta, purtroppo, alla grande mobilitazione dei pastori, delle loro famiglie che hanno sacrificato tempo, soldi e risorse. Oggi si chiude una prima tappa, ritorna un clima di tranquillità ma il lavoro non è finito».

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