17 Marzo 2020

Salute & incassi Raddoppia il danno per il coronavirus

i mancati introiti provenienti da biglietteria e sponsor potrebbero causare una perdita consistente per il club
Francesco Guiotto Per i tifosi, giustamente, è una questione di sport e di passione: il Vicenza riuscirà a riprendere questo campionato e a centrare la promozione in serie B? Le porte del Menti potranno riaprire per accogliere nuovamente il popolo del Lane e ospitare le partite decisive? Per il club biancorosso, come per le altre squadre professionistiche, è anche una questione economica tutt’ altro che irrilevante. In serie A le stime calcolano che ci siano in ballo circa 600 milioni di euro: 450 per diritti televisivi e 150 per il botteghino. Ma in serie C, sia pure di fronte a cifre complessivamente irrisorie al confronto, il rischio è in un certo senso ancora maggiore: completare o meno il campionato può mettere a rischio la sopravvivenza stessa di diverse società che per reggersi hanno bisogno dell’ apporto di biglietteria e sponsorizzazioni, considerando l’ assenza di proventi significativi dai diritti televisivi.LANE SOLIDO. Fughiamo subito ogni dubbio o timore: non è fortunatamente questo il caso del Vicenza. La compagine societaria di via Schio, come noto, è solida e ampia, con Renzo Rosso a guidare un gruppo di imprenditori vicentini di primissimo piano che hanno sposato e sostenuto l’ ambizioso progetto del patron di Brugine. Ma ci sono parecchie altre realtà che erano già sul filo del rasoio e rischiano con lo tsunami coronavirus di veder crollare ogni speranza di sussistenza. Il primo pensiero, per blasone e situazione attuale, non può che andare al Catania, ma accorati appelli in questi giorni si levano un po’ a tutte le latitudini. Proprio ieri il presidente del Rimini Giorgio Grassi ha invocato la possibilità di poter ricorrere alla cassa integrazione straordinaria e di interrompere il pagamento di tasse e contributi. In precedenza era stato anche il ds del Ravenna, Matteo Sabbadini, a sottolineare il peso dei mancati incassi nel caso di un campionato sospeso o a porte chiuse.BIGLIETTI DA 125 MILA. Come detto, il Vicenza ha alle spalle una proprietà in grado di far fronte economicamente anche a congiunture difficili come quella attuale. Tuttavia è chiaro che pure per il club biancorosso riprendere o meno il campionato avrebbe un’ incidenza economica significativa. Giusto per fornire un dato, possiamo stimare tra i 100 e i 125 mila euro solo i ricavi non generati per l’ eventuale mancata vendita dei biglietti per le cinque partite che si dovrebbero ancora disputare al Menti contro Piacenza, Triestina, Südtirol, Arzignano e Imolese. Tutto questo senza tener conto del 15% di incassi che spetterebbe al club di via Schio per gli incontri da giocare in trasferta, e degli accordi con gli sponsor per le iniziative di marketing collegate alle partite e la vendita degli spazi pubblicitari all’ interno dello stadio. Se poi dovessero avere un seguito le istanze paventate dal Codacons, che quando si era definita la ripresa del campionato a porte chiuse aveva annunciato l’ intenzione di chiedere rimborsi per gli abbonati, bisognerebbe tenere in debito conto anche la quota di 47 mila euro a partita garantita al Vicenza dai suoi 7.700 spettatori con tessera annuale: moltiplicata per cinque gare, la voce inciderebbe per 235 mila euro.RINVII ACCORDATI. Per venire incontro alle esigenze concrete dei club, già in occasione del Consiglio federale della scorsa settimana il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli aveva chiesto e ottenuto lo slittamento del pagamento di ritenute e contributi per l’ ultimo trimestre. E ieri, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto con i primi interventi adottati per sostenere l’ economia italiana in questa emergenza, il presidente Figc Gravina ha ringraziato il Governo per avere accolto anche le istanze del mondo del calcio, che rappresenta nel complesso il settimo comparto del Paese: «Con il riconoscimento della sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi anche per le società (scadenza fissata dal 16 marzo al 31 marzo, ndr), viene riconosciuta al calcio, al pari di altri comparti produttivi, lo stato di crisi dovuto all’ emergenza Covid-19», ha sottolineato, annunciando che il dialogo con il Governo proseguirà.

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