28 Settembre 2013

Salta la manovra anti-deficit da martedì carrello della spesa più caro e si riavvicina la seconda rata Imu

Salta la manovra anti-deficit da martedì carrello della spesa più caro e si riavvicina la seconda rata Imu

 

ROMA – Cade l’ ultima possibilità per evitare il temuto rincaro dell’ Iva dal 21 al 22 per cento: per inerzia, con l’ alibi di un governo congelato dal ricatto del Pdl, martedì prossimo primo ottobre scatterà l’ aumento della tassa sui consumi e nel week end supermercati e negozianti potranno già cominciare a ritoccare i cartellini dei prezzi. E’ questo il primo effetto della drammatica giornata di ieri conclusasi con il rinvio del Consiglio dei ministri che avrebbe dovuto varare la manovrina. Lo stallo politico, con il relativo «chiarimento » che impegnerà il Parlamento la prossima settimana, terrà il governo con le mani legate e impedirà l’ azione sulle più delicate emergenze. I segnali della crisi sono stati già percepiti ieri sui mercati con lo spread in salita, Bruxelles e l’ Fmi fortemente preoccupati per le sorti dell’ economia italiana e il suo peso sullo scenario europeo. Si rinuncia, dopo il nulla di fatto di ieri, anche alla correzione del rapporto deficit-Pil avviato, secondo l’ Fmi, verso il 3,2 per cento e già cifrato dal nostro governo al 3,1 per cento. La manovra, a base di tagli ai ministeri, sarebbe dovuta costare 1,6 miliardi per riportare il disavanzo al 3 per cento: il ministro dell’ Economia Saccomani dovrà invece riprendere in mano il dossier a chiarimento avvenuto. Ma con l’ aumento dell’ Iva, si riapre anche l’ intera partita dell’ ingorgo fiscale di fine anno che, oggetto di un estenuante braccio di ferro tra Pdl e Pd, ancora non è stato risolta. Mentre gli orologi del governo vengono bloccati, si avvicinano la seconda rata dell’ Imu sulla prima casa prevista per il 16 dicembre, che costa 2,3 miliardi, e la parte patrimoniale della Tares-rifiuti, che peserà per oltre un miliardo. Paradossalmente l’ aumento inerziale, e senza paternità dell’ Iva, potrebbe facilitare il recupero delle risorse per l’ Imu: ma una soluzione, che pesa sui ceti più deboli, lasciata transitare senza controllo politico renderebbe ancora più esplosivo il conflitto. Restano senza alcuna soluzione i cassa integrati in deroga, cioè quelli delle piccole aziende artigiane e commerciali, e il finanziamento, legato ad accordi internazionali, delle missionimilitari di pace. Senza contare l’ economia in recessione e la necessità di trovare leve per lo sviluppo a cominciare dal cuneo fiscale: operazione annunciata più volte per la legge di Stabilità che si avvicina a grandi passi (il limite per presentarla al Parlamento e a Bruxelles per la “bollinatura” è fissato il 15 ottobre, poco più di due settimane). Ma forse il rinvio del decretomanovrina da 3 miliardi, dal tono piuttosto asfittico, evita al governo anche una bordata di critiche che già si sono fatte sentire durante la giornata di ieri. Per bloccare l’ Iva per tre mesi il ministero del Tesoro aveva presentato una serie di misure certamente poco popolari: in prima fila l’ aumento delle accise sullabenzina per 2 centesimi con rincari del pieno già calcolati dal Codacons in 66 euro a regime, il tutto per racimolare circa 184 milioni. Levata di scudi anche per la misura più importante volta a finanziare la sterilizzazione dell’ Iva e contenuta nella bozza del decreto pronto per il Consiglio dei ministri di ieri: l’ aumento dell’ acconto di novembre Ires e Irap, tasse pagate dalle imprese, dal 101 al 103 per cento. Circa 1.100 euro per ciascuna impresa, in totale 890 milioni che avrebbero dovuto essere la trave portante della manovrina anti-Iva. Anche se il rinvio del Consiglio dei ministri di ieri è attribuibile al violento scontro politico sull’ affaire Berlusconi, le stesse coperture sono piaciute poco: gli acconti Ires e Irap erano già stati aumentati prima dell’ estate portandoli al 101 per cento. E allora dal Pd al Pdl si levarono proteste per una misura che rischiava di far pagare acconti più alti del totale, anche se con la garanzia di una compensazione.© RIPRODUZIONE RISERVATA Il titolare del Tesoro, Fabrizio Saccomanni, aveva studiato una manovra per coprire la sterlizzazione dell’ aumento dell’ Iva e il rientro del deficit sotto il 3% del PilFOTO: IMAGOECONOMICA.

roberto petrini

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