Salme depredate, la città è sotto choc
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fonte:
- Corriere Adriatico
L’ inchiesta della Guardia di Finanza che ha portato all’ arresto di cinque necrofori e alla denuncia di altre 29 persone, tra cui 10 medici, due dipendenti dell’ Aspes e alcuni titolari di imprese funebri ha un precedente: già nell’ agosto scorso, infatti, dieci medici in servizio fra Fano e Pesaro, fra cui sei necroscopi e due medici di famiglia, erano stati denunciati per falso ideologico: avrebbero firmato certificati per l’ inumazione delle salme senza effettuare la visita necroscopica, che serve fra l’ altro ad accertare l’ eventuale presenza di infezioni o inquinamento, anche radioattivo, dei cadaveri. All’ apparenza due filoni d’ indagine diversi ma molto probabilmente legati da un filo rosso. Sullo sfondo l’ inquietante ipotesi che dietro l’ avidità degli indagati ci possa essere un traffico di presidi sanitari estratti dai cadaveri. Perchè la vera domanda resta: per quale ragione e per quali guadagni profanare le salme prelevando pace maker e protesi sanitarie e a volte anche pez zetti di organi e tessuti? L’ impatto che l’ inchiesta ha avuto sul territorio lo dimostrano i tanti interventi che ieri si sono susseguiti. “I parenti dei defunti vittime della truffa sui funerali scoperta dalla procura di Pesaro hanno diritto ad un risarcimento non solo per i danni materiali subiti, ma anche e soprattutto per quelli morali”. Lo afferma il Codacons, che offre assistenza legale ai familiari degli estinti al centro del raggiro. Per il presidente del Codacons Carlo Rienzi “si tratta di una truffa ancor più odiosa perchè coinvolge i cittadini in un momento in cui sono particolarmente deboli, ossia quando piangono la scomparsa di un loro caro, e perchè si basa sullo stato di sofferenza altrui per ottenere illeciti vantaggi economici. Procura e Guardia di finanza devono informare i parenti dei defunti coinvolti dalla vicenda, per permettere loro di avviare le dovute azioni legali” Non perde l’ onda il consigliere regionale Giancarlo D’ Anna: “Dopo l’ indagine della Gdf sulla truffa del caro estinto a Pesaro, serve “un segnale forte e immediato, che oltre ai diretti responsabili riguardi le dimissioni di chi gerarchicamente aveva il dovere di controllare: dal responsabile del servizio al direttore dell’ Azienda ospedaliera Marche Nord”. Anche se è corretto precisare che su 32 indagati, solo 4 appartengono all’ azienda ospedaliera e dunque le mancate verifiche riguardano eventualmente una platea più ampia. L’ assessore regionale alla Sanità è scosso: “Un fatto grave, in qualificabile, sul quale agiremo con determinazione. Attendiamo per oggi le relazioni dettagliate sull’ accaduto che abbiamo subito chiesto alle direzioni dell’ Azienda ospedaliera Marche Nord e dell’ Asur, in modo da avere una ricostruzione completa della vicenda e valutare tutte le possibilità, compresa quella di costituirci come parte lesa”. E’ quanto afferma Almerino Mezzolani che aggiunge: “Lavicenda è emersa anche grazie alla collaborazione che l’ Azienda Marche Nord ha assicurato agli investigatori. Abbiamo il massimo rispetto per il lavoro degli inquirenti, che sta mettendo in luce un fatto inaudito che discredita la stessa attività dell’ Ospedale San Salvatore. Saremo determinati nelle decisioni da prendere, una volta in possesso delle relazioni richie ste”. Non tace nemmeno l’ amministrazione comunale di Pesaro che gestisce in convenzione l’ obitorio dell’ ospedale e vede tra gli indagati un suo dipendente: “I fatti contestati ad un nostro dipendente sono collegati all’ attività lavorativa che egli svolgeva nell’ Azienda ospedaliera di Pesaro, alla quale era assegnato in posizione di comando. I fatti pertanto – si legge in una notanon sono in alcun modo riconducibili all’ attività dell’ amministrazione comunale. Nonostante abbia affidato a un comunicato ufficiale le posizioni dell’ azienda ospedale Marche Nord sull’ incredibile vicenda dei cinque infermieri necrofori arrestati, il direttore generale Aldo Ricci non si sottrae a ulteriorispiegazioni. “Conoscevamo datempo l’ esistenza di questa inchiesta anche perchè vi abbiamo come sempre, attivamente collaborato. Ed è per questo che rinnovo la miagratitudine alla Guardia di finanza, alla Magistratura e agli inquirenti, con i quali continua la massima collaborazione per aver portato alla luce fatti inquietanti checolpiscono i cittadini e l’ immagine del sistemasanitario e delle persone che lavorano al suo interno con eticità e onestà”. Esprime però anche lasua amarezza nel leggere interventi che giudica fuori registro. “So che D’ Anna ha chiesto le mie dimissioni per il mancato controllo. Forse al consigliere sfugge che ci troviamo di frontea una vicenda che lambisce Marche Nord per i quattro necrofori arrestati ma coinvolge medici esterni all’ ospedale, dipendenti comunali esoggetti privati. Io non posso controllare tutto”.
silvia sinibaldi
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