6 Gennaio 2018

Salgono i redditi familiari

ROMA I redditi delle famiglie crescono dello 0,7% in tre mesi e il segno più resta, anzi sale allo 0,8%, considerando l’ effetto dei prezzi. Listini che nel 2017 hanno ufficialmente detto addio alla deflazione: il tasso si è riportato ai livelli del 2013, all’ 1,2%. Ma la novità è che rimane margine per risparmiare, dopo un anno di erosione ininterrotta delle riserve. Questo il resoconto dell’ Istat sul trimestre estivo. Periodo propizio anche per le casse dello Stato, con il carico delle tasse e l’ indebitamento in calo. Il primo ai minimi da sei anni e il secondo da dieci. «Dati incoraggianti sui conti pubblici, comincia a scendere la pressione fiscale, cresce finalmente il potere d’ acquisto delle famiglie» riassume il premier Paolo Gentiloni. «Risultati da migliorare, non da sprecare», avverte. Mette l’ accento sulle performance delle aziende il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda: «aumentano del 5,9% gli investimenti». Segno che le imprese non si sono fatte abbattere dalla riduzione dei profitti. «Siamo sulla strada giusta», dice il titolare dell’ Economia, Pier Carlo Padoan. E così su Twitter i numeri dell’ Istat diventano uno degli argomenti più popolari, tra due fazioni opposte, chi dà un’ interpretazione positiva e chi invece lamenta una spaccatura tra le statistiche e il “Paese reale”. Di incertezze parla Confcommercio. A causa del risveglio dei pezzi il Codacons denuncia una «stangata pari a 364 euro a famiglia». Per Federconsumatori solo dal carrello della spesa, rincarato nel 2017 dell’ 1,5%, scaturiscono «aggravi di 267 euro». Guardando i dati più da vicino, si parte dal fatto che i redditi delle famiglie crescono, accelerando il passo rispetto al secondo trimestre. E bene va anche il confronto annuo (+2,1). Si tratta però di un dato medio. Non sappiamo, infatti, come la ricchezza si sia effettivamente distribuita. Se abbia piovuto sul bagnato o meno. Non conosciamo inoltre quale sia la fonte di guadagno. Difficile comunque pensare che una spinta arrivi dalle retribuzioni contrattuali, ancora al palo. Di certo i prezzi per ora, seppure in crescita, non hanno intaccato la capacità di spesa (+1,1% su base annua). I consumi però rallentano la corsa. Evidentemente gli italiani hanno fatto fronte alle spese più urgenti e ora possono permettersi di mettere qualcosa da parte, tornando così a fare, almeno un po’, le “formiche”. Di sicuro parte di quel che esce dai portafogli va via per supplire ai rincari su bollette (+2,9%), carburanti (+6,2%) e alimentari freschi (+3,6%). Fin qui quel che è stato per l’ intero 2017. Nessuna sorpresa arriva dall’ ultimo mese dell’ anno, oltre al caro vacanze, con effetti concentrati sui voli e sui pacchetti per vacanze in montagna. Continuano a farsi sentire i tagli sulle rette universitarie, entrati in vigore a ottobre. Ma in generale a dicembre il tasso resta stabile allo 0,9%, mentre nell’ Eurozona si registra una leggera frenata. Nonostante ciò il tasso medio rimane più alto, all’ 1,4%. Completano il quadro i dati sulla finanza pubblica, con la pressione del fisco al 40,2%. In volata pure gli investimenti pubblici, dopo anni di fiacca. Il deficit migliora nel 2017, come previsto. Nei primi nove mesi si è assestato al 2,3% del Pil, in miglioramento di 0,2 punti rispetto allo stesso periodo del 2016, toccando il livello più basso degli ultimi dieci anni. Nel calcolo dell’ indebitamento netto, l’ Istat non ha tenuto conto, come del resto il governo, degli interventi finanziari per il salvataggio delle banche.

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