9 Gennaio 2015

Salgono deficit/pil e pressione fiscale, effetto 80 euro su redditi non su spesa

Salgono deficit/pil e pressione fiscale, effetto 80 euro su redditi non su spesa

    
Nel terzo trimestre 2014 salgono ancora il rapporto deficit/pil e la pressione fiscale in Italia. Il rapporto deficit/pil è cresciuto di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’ anno scorso e ha raggiunto il 3,5% . L’ Istat ha anche segnalato che nei primi nove mesi dello scorso anno il rapporto è stato del 3,7%, peggiore di 0,3 punti percentuali rispetto a quello del corrispondente trimestre del 2013. Al contempo, la pressione fiscale è aumentata al 40,9% , 0,7 punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo del 2013, ma nei primi 9 mesi dell’ anno è scesa al 40,7%, 0,2 punti percentuali in meno rispetto allo stesso periodo del 2013. Quanto al saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo con un’ incidenza sul pil dello 0,8%, inferiore di 0,5 punti percentuali rispetto all’ 1,3% del terzo trimestre del 2013. Nei primi 9 mesi dell’ anno il saldo primario è stato positivo e pari allo 0,9% del pil (dall’ 1,4%). Sono aumentate sia le entrate totali sia le uscite . Le prime nel terzo trimestre dello scorso anno hanno riportato un +0,4% con un’ incidenza sul pil del 44,5%, mentre le uscite un +0,8% con un’ incidenza sul pil salita al 48%. In particolare, nei primi 9 mesi l’ incidenza delle uscite sul pil è stata del 48,7%, invariata rispetto allo stesso periodo del 2013. Sempre nei primi nove mesi, l’ incidenza delle entrate sul pil è stata del 45%, in riduzione di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2013. E’ cresciuto anche il reddito disponibile delle famiglie, ma la spesa è rimasta invariata . Secondo l’ Istat, tenuto conto dell’ andamento dei prezzi, il potere d’ acquisto delle famiglie è aumentato dell’ 1,9% nel terzo trimestre rispetto al trimestre precedente e dell’ 1,5% rispetto al terzo trimestre 2013. Nel periodo analizzato il reddito disponibile delle famiglie consumatrici in valori correnti è salito dell’ 1,8% rispetto al trimestre precedente e dell’ 1,4% rispetto al corrispondente periodo del 2013. Tuttavia la spesa delle famiglie per consumi finali, in valori correnti, è risultata invariata rispetto al trimestre precedente e solo in lieve aumento (+0,4%) rispetto allo stesso periodo del 2013. Secondo l’ Istituto di statistica la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici, misurata al netto della stagionalità, è stata pari al 10,8% nel terzo trimestre, in aumento di 1,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,9 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2013. Invece ha frenato il tasso di investimento delle famiglie, pari al 6%, in diminuzione sia rispetto al trimestre precedente (-0,2 punti percentuali) sia rispetto al terzo trimestre del 2013 (-0,4 punti percentuali). Quanto alle imprese la quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 39%, è diminuita di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 2,1 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2013. Il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 20,5%, è risultato invariato rispetto al trimestre precedente e in calo di 0,5 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2013. “Se da un lato il bonus da 80 euro in busta paga introdotto dal governo Renzi ha incrementato il reddito delle famiglie, dall’ altro lo stesso bonus non ha avuto alcun effetto sui consumi degli italiani”, ha denunciato il Codacons , commentando i dati forniti dall’ Istat. “Nel terzo trimestre del 2014 il reddito disponibile delle famiglie è tornato in rialzo, con un aumento dell’ 1,8% sul trimestre precedente, ma ciò non significa che il bonus abbia avuto un impatto sull’ economia reale”, ha spiegato il presidente Carlo Rienzi, “perché all’ incremento del reddito, infatti, non è corrisposto un aumento dei consumi da parte dei nuclei familiari, con le spese degli italiani che anzi risultano in calo durante l’ anno appena trascorso”. Basta pensare all’ ecatombe nel settore del commercio, con le vendite al dettaglio calate dell’ 1,3% nei primi 10 mesi del 2014 e riduzioni dell’ 1,1% anche per beni primari come gli alimentari. Il 2014 “sarà ricordato come l’ anno nero del commercio, al pari del biennio precedente”, ha avvertito Rienzi, “e il bonus da 80 euro introdotto dal governo Renzi, che sulla carta doveva spingere in alto i consumi, si è rivelato purtroppo un flop”. Affinché il bonus fiscale di 80 euro possa determinare un aumento dei consumi con effetti positivi sulla crescita del Paese, a detta del segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli, è necessario estenderne il beneficio anche ai pensionati, agli incapienti e a chi percepisce redditi superiori ai 26.000 euro attuali. “Il reddito disponibile delle famiglie cresce”, ha spiegato Petriccioli, “ma nell’ anno appena trascorso l’ effetto del bonus è stato in gran parte vanificato dalla sua mancata estensione a una platea più ampia e dall’ aumento della fiscalità locale. Ora occorre che il governo rafforzi l’ intervento fiscale espansivo perché dopo sette anni di crisi c’ è bisogno di sostenere con maggiore vigore la domanda interna”. Tutto questo è possibile, sempre secondo Petriccioli, recuperando l’ enorme capacità economica oggi dispersa a causa dell’ intollerabile livello di corruzione ed evasione fiscale esistente in Italia e realizzando una più equa distribuzione della ricchezza disponibile. Per questo motivo la Cisl chiede al governo uno sforzo maggiore di quello finora profuso, “perché solo con un sistema fiscale più equo e giusto sarà davvero possibile cambiare il Paese”.
Francesca Gerosa

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