8 Gennaio 2008

Sale la speculazione dopo il caro petrolio

Il prezzo del greggio ora in discesa
I rincari nel settore agro-alimentare rischiano di pesare fino a 620 euro a famiglia

Ieri è andata un po` meglio: il prezzo del petrolio è sceso sensibilmente, scivolando sotto la soglia dei 95 dollari. Quindi, c`è almeno da sperare che, adesso, di conseguenza le compagnie petrolifere facciano la “guerra“ a ribassare i prezzi di benzina e gasolio nei distributori. In attesa di scoprirlo, non sono invece rosee le previsioni degli esperti del Piw (Petroleum International Weekly) secondo i quali il prezzo del petrolio scenderà, ma rimarrà a livelli medi mai osservati prima. Il prezzo del greggio dovrebbe scendere dai massimi toccati a inizio anno, ma rimanere comunque sopra gli 80 dollari in media d`anno, per la precisione a 80,76 dollari a barile. Una previsione superiore del 15% a quella formulata solo pochi mesi fa, quando ancora si pensava che le forze che stanno trainando il prezzo del greggio potessero essere di breve durata. Forze che, secondo il presidente uscente dell`Opec e ministro dell`Energia degli Emirati, Mohammad Al-Hameli, sono in realtà“speculazione, fondi di investimento, tensioni regionali e altri fattori non legati all`offerta e alla domanda“. Comunque sia, le previsioni preoccupanti si aggiungono a un presente che, già di per sè, sta provocando una continua corsa al rialzo dei prezzi. Di ieri l`analisi di quelli del settore agro-alimentare. Aumenti si registrano sia alla produzione sia al dettaglio. Sui campi gli incrementi si aggirano in media intorno al 3%, sulle tavole arrivano anche al 10-12%, a causa di rincari selvaggi e di pure speculazioni. Lo sottolinea la Confederazione italiana agricoltori (Cia) secondo le cui stime effettuate nell`ultimo mese, per gli ortofrutticoli gli aumenti all`origine hanno raggiunto il 3%, mentre al consumo si arriva al 9-10%. Troppo ampia, per non parlare di speculazione, la forbice tra aumenti della produzione e quelli del consumo: viene citato a esempio quello dei cereali per i quali, soprattutto a livello internazionale, si registrano lievitazioni tra il 4-5% che su trasformano, per il consumatore, in aumenti spropositati, considerando che il pane è rincarato del 12%, la pasta dell`11,5%. Stesso discorso per il latte e i suoi derivati (formaggi e yogurt). Alla stalla il prezzo è cresciuto del 2,5%. Al dettaglio, invece, i listini hanno ripreso a salire: il latte è aumentato in media del 4,2%, i formaggi del 6,5% e gli yogurt del 3,5%. E ancora: per quanto riguarda le carni, i prezzi all`origine hanno subito una crescita media del 1,5%, che al consumo si è tradotta al 4,5-5%. Secondo la Cia, però, c`è un punto su cui focalizzare le attenzioni. Il prezzo finale di un ortaggio è ripartito in questo modo: il 23 per cento va all`agricoltore, il 77 per cento agli altri operatori della filiera. Il che significa che dal campo alla tavola i prezzi decollano in maniera abnorme. Che cosa accade lungo la cosiddetta filiera è da scoprire. Per la Cia, alla base, c`è sicuramente la crescita della “bolletta energetica“ che, nel 2005 per l`agricoltura è cresciuta del 15%, salendo nel 2006 al 26% e raggiungendo addirittra un +38 per cento nel 2007. E per il 2008? Si prevede un aumento del 45 per cento che, per un`impresa agricola, si trasforma in un aumento mensile pari a 700 euro. Sul problema-speculazione insistono anche i consumatori: secondo il presidente del Codacons Carlo Rienzi “gli aumenti generalizzati denunciati nei prezzi nell`ortofrutta e nell`intero comparto alimentare sono esclusivamente frutto di speculazione“ e quindi “la magistratura deve intervenire aprendo indagini in tutta Italia per accertare chi si arricchisce sulle spalle dei poveri consumatori, e incriminare gli stessi per i reati correlati, a partire dall`aggiotaggio“. “Gli effetti del caro-petrolio nell`intero comparto alimentare denunciati da agricoltori e consumatori – conclude Rienzi – peseranno per 100 euro annui sulle tasche di ogni famiglia, se non verranno presi provvedimenti immediati, in primis il taglio della filiera agroalimentare“. In una nota Adusbef e Federconsumatori “condividono le previsioni delle associazioni dell`agricoltura sulle ricadute dei caro-carburanti sui prezzi degli alimentari e avverte: “In assenza di opportuni interventi sull`intera filiera per il 2008“ si attendono “aumenti pari a 420 euro a famiglia“. Si rendono necessari verifiche e controlli antispeculativi da parte delle istituzioni – prosegue la nota – “altrimenti il rischio è che la previsione 2008 si attesti a un aumento di 620 euro annui“.

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