6 Dicembre 2013

Sale il rischio povertà Ue, solo la Grecia sta peggio di noi

Sale il rischio povertà Ue, solo la Grecia sta peggio di noi

NICOLA PINI ROMA Il reddito e il potere d’ acquisto della famiglie italiane sono crollati negli anni della recessione e l’ area della povertà è cresciuta, sebbene il sistema degli ammortizzatori sociali abbia in qualche modo attutito gli effetti di una crisi che altrimenti sarebbe stata ancora più devastante. Secondo i dati diffusi ieri da Eurostat, l’ Italia si piazza al secondo posto nella classifica dei Paesi dell’ eurozona a maggior rischio povertà: la quota della popolazione che rischia l’ indigenza o l’ esclusione sociale è salita fino a sfiorare il 30% (29,9) nel 2012, coinvolgendo 18,2 milioni di persone. La percentuale era al 25,3% nel 2008, primo anno di crisi, al 28,2% nel 2011. Peggio dell’ Italia ha fatto solo la Grecia che ha il 34,5% dei cittadini in condizioni di severa indigenza. In tutti gli altri Paesi l’ area della povertà è più circoscritta anche se consistente (in Francia e Germania supera il 19%). La durezza della crisi è testimoniata anche dai dati dell’ Inps. Il potere d’ acquisto delle famiglie, tra il 2008 e il 2012, è caduto del 9,4%, informa il bilancio sociale dell’ istituto. Un calo che secondo il Codacons equivale a una perdita di 3.284 euro per una famiglia di tre persone e di 2.700 circa per una di due. Solo tra il 2011 e il 2012 c’ è stato un tonfo di quasi il 5% del potere d’ acquisto. Dall’ inizio della crisi a oggi, spiega ancora l’ Inps, i redditi disponibili delle famiglie si sono ridotti complessivamente di 52 miliardi di euro, 40 per i minori guadagni e 12 per l’ aumento del prelievo fiscale. Una diminuzione compensata dall’ aumento delle prestazioni sociali dell’ Inps che ha contenuto in 18 miliardi la perdita reale del reddito disponibile. Solo lo scorso anno oltre quattro milioni di persone hanno usufruito di ammortizzatori sociali: 1,6 milioni di lavoratori hanno fatto ricorso a cassa integrazione e mobilità (+28,5% sul 2011) e 2,5 milioni hanno avuto un sussidio di disoccupazione (erano 2,26 milioni). Il tutto per una spesa per gli ammortizzatori che ha superato i 22,7 miliardi di euro (+19%). E secondo la Confesercenti, nel 2013 il calo delle disponibilità è proseguito. L’ associazione calcola che a fine anno il potere d’ acquisto avrà perso un altro 4,8%, dato che «pone un ipoteca sulla già debole ripresa dei consumi nel 2014». Restando al 2012, il bilancio Inps guarda anche ai pensionati confermando che quasi la metà di loro (il 45,2%, cioè 7,2 milioni di persone ) ha un assegno inferiore ai mille euro al mese e il 14,3% è sotto i 500 euro. I «ricchi», quelli che superano i 3.000 euro mensili, sono circa 650mila, il 4,1%. I dati segnalano una forte differenza tra le pensioni pubbliche e quelle private: il reddito medio da pensione degli statali arriva infatti a 1.948 euro al mese a fronte dei 1.223 di chi ha lavorato nelle aziende private. Nel 2012 tra l’ altro il numero dei pensionati pubblici (compresi invalidi e superstiti) è cresciuto di ben 129mila unità a seguito della riduzione di organico della P.a., che ha perso 130mila posti di lavoro. Per quanto riguarda i conti del-l’ Inps, il bilancio mostra un disavanzo complessivo di 9,8 miliardi nel 2012, determinato per lo più dalla parte corrente. Il rosso è stato determinato da un aumento delle uscite di oltre 17 miliardi mentre le entrate sono aumentate di 6,7 miliardi. L’ introduzione della riforma Fornero ha «radicalmente modificato il sistema pensionistico» portando a una riduzione degli assegni liquidati del 7,4% su anno. «Il bilancio Inps è solido e il disavanzo deriva da una tecnicità contabile», assicura comunque il presidente dell’ Inps, Antonio Mastrapasqua. Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini ha confermato che un emendamento alla legge di stabilità darà «la soluzione per chiarire» gli aspetti contabili del bilancio Inps, dopo l’ incorporazione di Inpdap ed Enpals. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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