Saldi, un “decalogo” per tutelare sia i consumatori sia i commercianti
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fonte:
- La Stampa
Soltanto una vocale li differenzia dalla parola «soldi» e infatti i saldi sono percepiti spesso non solo come un’ occasione di risparmio, ma nella percezione degli utenti addirittura come un guadagno. Ecco perché un italiano su tre aspetta questo periodo post natalizio per acquistare regali per sé e per gli altri. I vantaggi sono innumerevoli e in effetti la strategia funziona sia per il negoziante sia per il consumatore. «Quel paio di stivali di marca che volevo, li ho trovati adesso al 30 per cento in meno e per la casa ho comprato della biancheria nuova scontata del 50 per cento», dice una giovane aostana. La buona fede e la correttezza nel trattare la clientela in questo periodo ripaga il negoziante anche in altri momenti dell’ anno, ma l’ occasione è ghiotta anche per quei commercianti che vogliono disfarsi di resti di magazzino o, in qualche caso, camuffare vendite a prezzo pieno da imperdibili saldi. A tal proposito l’ Intesa dei consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori) ha stilato il decalogo aggiornato su regole e consigli per non correre rischi in occasione dei saldi. Al primo posto c’ è la buona prassi del conservate sempre lo scontrino: «Non è vero che i capi in svendita non si possono sostituire. Il negoziante è obbligato a sostituire l’ articolo difettoso anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare. Ma la grande novità è che non c’ è più bisogno, come stabilito dall’ articolo 1495 del Codice civie, di denunziare «i vizi al venditore entro otto giorni dalla scoperta». Il Decreto legislativo 114/1998 ha stabilito, infatti, che il consumatore deve denunciare «al venditore il difetto di conformità entro il termine di due mesi dalla data in cui ha scoperto il difetto”». Poi attenzione che le vendite siano realmente di fine collezione attuale e non un fondo di magazzino vecchio magari di un decennio. La legge parla chiaro: «le vendite di fine stagione riguardano i prodotti, di carattere stagionale o di moda, suscettibili di notevole deprezzamento se non vengono venduti entro un certo periodo di tempo». ltra cosa importante è servirsi in negozi che si frequentano già, in modo da valutare più chiaramente la convenienza del saldo. E per i negozi le cui vetrine vengono letteralmente oscurate dai cartelloni che annunciano i saldi? Meglio diffidare perché impediscono di vedere la merce. «Verificate che il prodotto pubblicizzato come saldato sia lo stesso che vi verrà presentato in negozio. La merce “vecchia” offerta in saldo deve essere separata dalla nuova», consiglia l’ Intesa dei consumatori. Rispetto all’ etichetta, sulla merce è obbligatorio il cartellino che indica il vecchio prezzo, quello nuovo e il valore percentuale dello sconto applicato, mentre sulla prova dei capi, la decisione sta al negoziante che può anche non permetterla. Per quanto riguarda i pagamenti, nei negozi che espongono in vetrina l’ adesivo della carta di credito o del bancomat, il commerciante è obbligato a accettare queste forme di pagamento anche per i saldi. Ultimo consiglio? «Se pensate di avere preso una fregatura rivolgetevi ad una delle associazioni dell’ Intesa, all’ Ufficio comunale per il commercio o ai vigili urbani», scrive l’ associazione.
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