5 Luglio 2017

Saldi super, ma c’ è il trucco Il giudice bacchetta i furbetti

prezzi rialzati e poi scontati: sanzionata catena di abbigliamento
Stoccata esemplare per i negozi che promuovono i saldi attraverso metodi ingannevoli o poco trasparenti. «Con una sentenza inibitoria a suo modo storica, la prima di questo tipo in Italia, i giudici di Milano si sono pronunciati contro i bollini esposti sulla merce della catena di abbigliamento Mango che indicavano percentuali di ribasso “gonfiate”», sostiene Marco Donzelli, presidente dell’ associazione di consumatori Codacons che aveva fatto ricorso. «La pratica è tanto discutibile quanto diffusa – continua -. Quando cominciano i saldi, alcuni negozi appongono etichette con prezzi superiori a quelli effettivi del prodotto e su questi, invece che su quelli di listino praticati normalmente, calcolano la percentuale di sconto». Il giudice Claudio Marangoni della sezione specializzata in materia di impresa, accogliendo in gran parte le ragioni del ricorso, nella sentenza scrive: «Sono ingannevoli le pratiche commerciali che contengono informazioni non veritiere o, seppur corrette, idonee – in qualsiasi modo, anche nella loro presentazione complessiva – a indurre il consumatore medio a credere ci sia una convenienza e di assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso». Accertata dunque l’ ingannevolezza della pratica, «se ne inibisce alla società Mango l’ ulteriore prosecuzione () e la si condanna a rimborsare le spese legali» per oltre 6 mila euro. La catena, dal canto suo, sulla causa partita lo scorso inverno, si difendeva dicendo che in realtà il prezzo sotto il bollino dei saldi era quello applicato in Spagna e non in Italia. «Un consumatore normalmente informato e ragionevolmente attento e avveduto – ribatteva Mango alle accuse – sollevando il bollino rosso avrebbe notato anche alcune scritte in spagnolo e potuto concludere che il prezzo sottostante si riferiva a un mercato diverso da quello nazionale». Niente da fare, il giudice ha ritenuto queste eccezioni «non rilevanti», e emesso una sentenza netta. «Forse apripista per altre dello stesso tipo – si sbilancia Donzelli -. Queste condotte rientrano nell’ ambito delle pratiche commerciali scorrette e anche dell’ illecito sul piano della buona fede precontrattuale. Finalmente un tribunale difende i diritti di chi compra e si fida». Netto sui principi di correttezza commerciale anche Massimo Torti, segretario generale di Federmoda Italia: «Tanto più in un momento di crisi dei consumi il rapporto di fiducia tra operatori e clienti diventa cruciale, chi sgarra nuoce all’ intera categoria».
di elisabetta andreis

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