18 Marzo 2005

Saldi fasulli: indagati sei commercianti

Procede «senza sconti» l`inchiesta nata dall`indagine effettuata da La Gazzetta di Lecce ai primi di gennaio nei negozi del centro

Saldi fasulli: indagati sei commercianti
Il codice prevede la reclusione fino a due anni o una multa fino a duemila euro

Sei commercianti nei guai per i saldi fasulli. Lo scandalo scoperto da La Gazzetta di Lecce in occasione delle vendite promozionali si è materializzato in un`ipotesi di reato e nell`iscrizione di sei nomi sul registro degli indagati. Si tratta dei proprietari di altrettanti esercizi commerciali situati nel centro della città, fra piazza Mazzini e via Trinchese. Nei loro confronti il sostituto procuratore Paola Guglielmi ipotizza la frode nell`esercizio del commercio. E` il reato previsto dall`articolo 515 del codice penale, fatto proprio per punire gli esercenti che fanno i furbi alle spalle dei clienti. Recita il codice penale: «Chiunque, nell`esercizio di una attività commerciale consegna all`acquirente una cosa mobile per un`altra, ovvero una cosa mobile per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito, qualora in fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a duemila euro». E` quanto, pressapoco, avrebbe scoperto l`obiettivo del fotoreporter della Gazzetta e che poi è stato denunciato dalle associazioni dei consumatori: Codacons, Movimento difesa del cittadino e Federconsumatori. Le foto sono state scattate nel volgere di 24 ore, prima e dopo l`avvio della stagione dei saldi. In vetrina, però, – come emerge in maniera eloquente dai click – sarebbero rimasti non solo gli stessi capi di abbigliamento, ma anche gli stessi prezzi. Un cardigan che il giorno della Befana era esposto a 27 euro, dopo i saldi e, nonostante uno sconto del 50 per cento, costava sempre lo stesso. Una magia? Nient`affatto. Si è trattato solo di un trucco: è bastato, infatti, far lievitare il prezzo originario del capo di abbigliamento per poi applicare uno sconto fantasma. Un malcostume diffuso, a quanto pare. Il magistrato, attraverso i carabinieri della sezione di polizia giudiziaria del Tribunale, ha disposto l`acquisizione di tutte le foto dello scandalo. E da lì, poi, non è stato difficile risalire agli esercizi commerciali. «E` stato venduto un prodotto che è diverso per qualità e quantità da quello promesso» spiega il sostituto procuratore Paola Guglielmi che, ora che gli accertamenti preliminari sono terminati, è pronto a notificare l`avviso di conclusione delle indagini ai commercianti. Poi ci sarà il decreto di citazione a giudizio. I commercianti, però, potrebbero correre anche un altro rischio: quello della sospensione temporanea dell`autorizzazione amministrativa alla vendita.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this