29 Dicembre 2010

Saldi, consumi delle famiglie in crisi

Ogni anno spese ridotte di mille euro

Una famiglia pugliese ha ridotto drasticamente la propria spesa per consumi di circa 985 euro all’ anno. Una campana anche di più, ben 1.352 euro in meno. E una calabrese addirittura 1.361. Poche cifre essenziali, che fanno capire perché la stagione dei saldi commerciali debba cominciare proprio dal Sud. Si parte, infatti, dal 2 gennaio, addirittura prima dell’ Epifania, sia in Campania che in Basilicata, in Calabria e in Sicilia. In Puglia si partirà invece proprio il giorno della Befana, il 6 gennaio. E le vendite nei negozi con forti sconti (c’ è perfino chi sostiene che saranno nell’ ordine del 40%) andranno avanti a lungo: a Napoli per 3 mesi, in Calabria e in Puglia per due, a Palermo per due mesi e mezzo. Il calo dei consumi delle famiglie meridionali è sempre più marcato e, soprattutto, l’ andamento della spesa al Sud è nettamente divaricante rispetto al trend del Centro e del Nord, dove i primi segnali di ripresa si colgono, pur tra mille contraddizioni e l’ alternarsi di luci e ombre: come sempre sono i numeri a testimoniarlo. Una famiglia campana nel 2007 investiva in consumi mediamente più di 26.800 euro annui, scesi a poco meno di 25mila quest’ anno. E nel triennio anche le famiglie pugliesi sono state costrette a tirare la cinghia, dagli oltre 26.300 euro annui del 2007 a poco più di 24.700 del 2010. A risentirne in particolare la spesa per mobili, elettrodomestici, per la casa, ma anche i cibi e le bevande, che stanno avendo una breve impennata di pochi giorni solo grazie al periodo di festività in corso. In discesa anche gli acquisti di vestiti, scarpe, sigarette e le spese per alberghi e ristoranti. Insomma, una crisi che morde e che si fa sentire nei territori meridionali in modo molto forte, fotografando un’ Italia spaccata in due anche davanti alle vetrine dei negozi o di fronte agli scaffali dei grandi supermercati e centri commerciali. Al punto che, come rivela l’ ufficio studi della potente Confcommercio, partner di primo piano del nuovo raggruppamento Imprese Italia, la quota dei consumi al di sotto del Garigliano si assottiglia sempre più: quindici anni fa era il 28,6% del totale nazionale, tre anni fa il 27,3%, nel prossimo anno si stima sarà non più del 26,8%. D’ altro canto come potrebbe essere diversamente se oggi il reddito disponibile pro capite dei meridionali è inchiodato attorno al 60% di quello dei cittadini del Nord? In questo contesto depressivo dei consumi, saranno i saldi in grado, se non di ribaltare la tendenza, almeno di attenuare l’ impatto negativo di una stagione commerciale all’ insegna delle vacche magre, laddove, in particolare nella capitale del Mezzogiorno, Napoli, le tradizionali spese natalizie hanno fatto registrare un calo del 30%, che ha riguardato vestiti, scarpe e giocattoli? Peraltro anche altrove le cose non sono andate certo meglio. La verità è che nel Mezzogiorno, come sottolineano con grande enfasi le associazioni dei consumatori, che sfornano giorno dopo giorno statistiche e previsioni sempre più pessimistiche, la maggior parte delle famiglie ha dovuto accantonare una fetta sempre più ampia del proprio budget, attingendo in gran parte proprio alle tredicesime che in passato erano sempre servite per gli acquisti natalizi, per poter pagare bollette in arrivo a fine anno, premi di assicurazione in scadenza in questi giorni, rate di mutui che a dicembre giungono amaturazione. E sarà anche costretta a dover versare cifre sempre più elevate per fare il pieno di benzina all’ automobile, con la verde che ormai in molti distributori meridionali ha sfiorato il prezzo di un euro e mezzo a litro. Quindi, ammoniscono Codacons e Federconsumatori, se anche solo la metà dei meridionali avesse ancora disponibilità economiche dopo aver ottemperato a questi obblighi prioritari, non potrà dedicare in media agli acquisti durante i saldi invernali più di una cifra variabile da un minimo di poco più di 100 a un massimo di 150 euro. Il che comporterebbe, considerando gli aumenti dei prezzi, in particolare di capi di abbigliamento e di scarpe, una pesante contrazione delle vendite, quantificabile attorno al 20%. Un vero disastro per famiglie, consumatori, ma anche commercianti, in particolare esercenti di piccoli negozi. Con ricadute l’ ennesima volta negative sull’ economia meridionale, che non riesce ormai da troppo tempo a risollevare la testa, stretta tra investimenti in calo, consumi a picco, occupazione in caduta libera, redditi sempre più striminziti.

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