Saldi al via: un flop annunciato
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fonte:
- Corriere della Sera
L’ ottimismo della vigilia ha lasciato il posto ad una dura realtà: nessun assalto ai negozi per il primo giorno di saldi. Potenziali acquirenti che curiosavano tra vetrine e scaffali in cerca di un’ occasione c’ erano, soprattutto nelle più amate vie dello shopping romano. Qualcuno che girava con buste e pacchetti si incontrava tra piazza di Spagna e via Cola di Rienzo. Ma niente a che vedere con le storiche file che, fino a qualche anno fa, centinaia di persone si ostinavano a fare già prima dell’ orario di apertura, pur di accaparrarsi quell’ abito o quella borsa che tanto gli piaceva. «I saldi estivi sono partiti al rallentatore -ha confermato Carlo Rienzi, presidente del Codacons -. Abbiamo fatto un monitoraggio della situazione e sembra evidente che i romani abbiano preferito passare la giornata al mare» . E ha diffuso già un primo dato: «Rispetto all’ avvio del 2010, il calo delle vendite è stimabile intorno al 5 per cento» . «La tendenza della prima giornata è di sostanziale decremento delle vendite» , ha fatto eco Federstrade Cna. In disaccordo, cioè, con quanto sostenuto dalla Confcommercio che parlava di un «risultato in linea con lo scorso anno» e di «un sensibile aumento di clienti nel pomeriggio» . Eccezion fatta quindi per alcuni famosi brand, come Cenci (in cui i clienti in attesa erano decisamente più numerosi) e Bianchetti (che a metà mattinata si è visto costretto a chiudere le porte e a scaglionare gli ingressi), Gucci, Liu Jo e Hogan, in cui stazionavano sparuti gruppetti di cinque o sei amanti del prezzo ribassato, il personale addetto agli ingressi ha avuto ben poco traffico da regolare. «Per i saldi estivi è sempre così -ha confermato la direttrice di Prada, in via del Corso -, c’ è meno affluenza rispetto a quelli invernali» . Anche se sono mancate le solite corse all’ acquisto per i capi firmati Burberry, Ferragamo, Louis Vuitton, Bulgari e Prada, chi era in giro per compere si è concentrato nei negozi delle grandi catene, che hanno cartellini con prezzi decisamente abbordabili per le tasche dei più e che promettevano ribassi tra il 30 e il 70 per cento. E comunque da Stefanel a Benetton, da Yamamay a Intimissimi, da Levi’ s a Zara, da Eredi Pisanò a Miss Sixty, tutti erano in cerca di nuovi capi d’ abbigliamento. In netto calo borse, scarpe e accessori. «Ho già comprato diverse cose per me -ha raccontato Giulia Bragaglia, in attesa di entrare da Liu Jo -. Magari anche qui trovo qualcosa» . Un pantalone una maglia firmati Gucci, invece, nel mirino di un altro cliente, Carlo Valsecchi, che ha aspettato il suo turno per una mezz’ ora fuori le vetrine di via Condotti. «Una scelta mirata la mia. Preferisco spendere qui i miei 250 euro di budget per il vestiario, piuttosto che andare spulciare tra i banconi di quei negozi fuori delle schifezze fregatura» . Pochi anche i turisti: qualche greco, qualche cinese e pochi russi. Grandi assenti, i giapponesi. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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