Saldi al top o saldi flop?
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fonte:
- Help Consumatori
I saldi sono iniziati meglio del previsto. No, contrordine: l’ andamento dei saldi continua a essere sottotono anche in questo 2015. Sulle vendite di fine stagione, anticipate quest’ anno al 3 gennaio, i numeri di esercenti e consumatori non sono concordi: per i primi, l’ avvio dei saldi è stato positivo più del previsto; per i secondi, invece, non è cambiato nulla nella crisi dei consumi e della liquidità che attanaglia le famiglie italiane. Districarsi nelle previsioni non è facile anche perché, probabilmente, per avere un quadro migliore bisognerà attendere ancora qualche tempo – e tenere conto, forse, dell’ effetto avuto dal calendario , sicuramente favorito dalla scelta di far partire i saldi nel fine settimana, durante il periodo di feste e prima dell’ Epifania . In ogni caso i primi dati diffusi da un sondaggio realizzato dall’ Osservatorio Confesercenti hanno parlato di un avvio positivo delle vendite di fine stagione soprattutto nei centri storici delle grandi città e nelle città d’ arte : a Milano Federmoda ha parlato, nel primo giorni di vendite, di un aumento del 4% per uno scontrino medio di 120 euro. L’ ottimismo non è affatto condiviso dalle associazioni dei consumatori che invece confermano – in maniera più o meno accentuata – la tendenza al calo delle vendite e al ridimensionamento dei consumi , frutto di scelte in parte obbligate (ci sono meno risorse economiche) e in parte frutto di nuove modalità di acquisto (si cerca di spendere meno e meglio). Federconsumatori e Adusbef parlano di una flessione di circa il 5% delle vendite . “Abbiamo reinterrogato il nostro campione ed elaborato i primi dati di questi giorni di apertura e purtroppo abbiamo la riconferma negativa che avevamo espresso sui saldi invernali di questa stagione: solo il 36% delle famiglie (8 milioni e 900 mila) acquisterà in saldo, mentre la spesa si attesterà a 179,4 euro a famiglia, il -5,6% rispetto allo scorso anno – affermano le due associazioni – Previsione peraltro lontana sia da quelle troppo ottimistiche sia di quelle eccessivamente negative che spaziavano dal meno 8 al 12%. In tal modo il giro di affari cifra complessivo dei saldi riteniamo possa attestarsi tra 1,6-1,7 miliardi di euro”. Il Codacons ha invece diffuso previsioni più pessimiste. Per l’ associazione l’ ottimismo dei commercianti sulla partenza dei saldi invernali è immotivata: “Si sta commettendo l’ errore di fare di tutta l’ erba un fascio – ha detto il presidente Carlo Rienzi – Se infatti l’ anticipo dei saldi al 3 gennaio ha riempito nel weekend centri commerciali e outlet, lo stesso non si può dire per piccoli negozi e periferie che, al contrario dei grandi agglomerati commerciali, stanno vivendo una grave crisi. Le vendite negli esercizi diversi da outlet e centri per lo shopping, infatti, non stanno andando affatto bene, e i piccoli negozi risentono più degli altri della contrazione degli acquisti da parte delle famiglie. Ma l’ ottimismo dei commercianti sul primo weekend di sconti è frutto solo di una illusione ottica. Nei prossimi giorni, infatti, si registrerà una sensibile riduzione nel numero di cittadini in giro per lo shopping e una conseguente contrazione delle vendite che, al termine del periodo di saldi, raggiungerà quota -8% colpendo soprattutto le periferie delle grandi città e gli esercizi di piccole dimensioni”. Di saldi “sottotono” parla anche l’ Unione Nazionale Consumatori che traccia un confronto fra l’ andamento delle spese dal 2008 al 2013. “La crisi peserà anche nelle vendite di fine stagione. Purtroppo in questi anni la voce Abbigliamento e calzature è quella che ha registrato il crollo maggiore, trattandosi di acquisti tipicamente rinviabili. Dal 2008 al 2013 la spesa media annua di una famiglia di 3 componenti è passata da 2353 a 1636 euro, con un calo di 717 euro, pari al 30,47% ” , ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario generale dell’ associazione. Per l’ UNC la flessione complessiva della spesa nel periodo 2008/2013 è pari al 6,52% : i maggiori tagli di spesa ci sono stati, oltre che per abbigliamento e calzature, per mobili elettrodomestici e servizi per la casa (meno 22,14%), per comunicazioni e sanità (entrambe a meno 13%), per tempo libero cultura e giochi (meno 11%) mentre in valore assoluto, dopo abbigliamento e calzature, la voce trasporti è quella che segna i maggiori ribassi con una contrazione di spesa di 535 euro, pari a meno 9,40%. In questo contesto ha ancora senso continuare a concentrare i saldi in due periodi dell’ anno? La domanda viene da Adiconsum che parla di una flessione del 9% di vendite : da una parte c’ è stato l’ anticipo dei saldi fatto con sms e email ai clienti, dall’ altra ci sono la crisi di liquidità dei commercianti e delle famiglie italiane. Ci sono poi gli acquisti onlin e, che hanno cambiato e stanno tuttora cambiando i consumi: sempre più spesso i consumatori acquistano direttamente sul e durante tutto l’ anno con sconti che raggiungono anche il 70-80%. Sono 16 milioni gli italiani che nell’ ultimo anno hanno acquistato su internet, per un giro d’ affari di circa 13 miliardi. “Soprattutto però – dice Pietro Giordano, presidente nazionale di Adiconsum – gli italiani sempre di più acquistano meno prodotti, ma di qualità: votano col portafoglio; scelgono prodotti di qualità e sostenibili. Anche se ci sarà una ripresa economica nel 2015, non si tornerà più a un “consumismo senza testa”, ma si svilupperà progressivamente un consumo responsabile che privilegia quei prodotti che garantiscono sostenibilità sociale, economica ed ambientale . Certamente la crisi economica, se pur devastante in questi anni, ha prodotto una maggiore coscienza nell’ uso del denaro, indirizzando gli acquisti delle famiglie verso una maggiore responsabilità sociale oltre che economica. Con uno scenario del genere che senso ha continuare con i saldi in due periodi dell’ anno?”.
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