18 Maggio 2009

Salari italiani tra i più bassi Scure del fisco in busta paga

 Siamo al 23° posto tra i 30 Paesi più industrializzati, con 15mila euro in media all’anno Un lavoratore single paga il 46,5% di tasse: guadagna il 44% in meno di un inglese

 ROMA La busta paga degli italiani è tra le più leggere tra quelle non solo dei grandi Paesi industrializzati ma anche nell’eterogeneo mondo dei Paesi Ocse. La classifica Sui trenta paesi che fanno riferimento all’organizzazione di Parigi, l’Italia, con un salario medio annuo netto di 21.374 dollari si colloca al ventitreesimo posto. Tradotto in euro, questo significa che a fine anno gli italiani hanno intascato, netti, poco più di 15mila euro. Mediamente dunque il salario medio di un italiano non arriva a 1.300 euro al mese. Davanti, in termini di salari, ci sono non solo Gran Bretagna, Giappone, Stati Uniti, Germania, Francia ma tutti i Paesi europei, fatta eccezione del Portogallo e dei Paesi dell’ultimo allargamento europeo. I dati sono contenuti nel Rapporto dell’Ocse sulla tassazione dei salari, aggiornato al 2008 e appena pubblicato dalla stessa organizzazione di Parigi. L’Italia non "schioda" dalla coda della classifica dei salari: anche lo scorso anno era infatti al ventitreesimo posto, considerati gli stessi parametri di confronto. Italiani penalizzati Gli italiani nel 2008 hanno guadagnato mediamente il 17% in meno della media Ocse. Salari penalizzati anche se il raffronto viene fatto con la Ue a 15 (27.793 di media) e con la Ue a 19 (24.552). I dati si riferiscono al salario netto medio di un lavoratore single senza carichi di famiglia. È espresso in dollari e a parità di potere d’acquisto, includendo cioè la dinamica dei prezzi interna a ciascun Paese. L’Italia riesce a scalare una posizione, e collocarsi dunque al 22/o posto se si considera il salario al lordo. A pesare negativamente sulle buste paga degli italiani è anche il cuneo fiscale, che calcola la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto effettivamente finisce in tasca al lavoratore. Cuneo fiscale Il peso di tasse e contributi, sempre per un lavoratore dal salario medio, single senza carichi di famiglia, è del 46,5%. In questa classifica l’Italia risulta infatti al sesto posto tra i trenta paesi Ocse. Più leggero è il drenaggio di imposte e versamenti contributivi se si esamina il caso di un lavoratore, sempre con un salario medio ma sposato e con due figli a carico. In questo caso il cuneo e al 36% e l’Italia scivola qualche posizione sotto collocandosi all’undicesimo posto nell’Ocse (partendo sempre dai Paesi dove massimo è il peso fiscale sulle buste paga). La crisi economica tocca tutti ma gli italiani sembrano già partire in svantaggio con una differenza salariale rispetto ai lavoratori di altri Paesi. Tornando alla classifica sui salari, infatti, facendo un po’ di conti, un italiano in un anno guadagna mediamente il 44% in meno di un inglese, il 32% in meno di un irlandese, il 28% in meno di un tedesco, il 18% in meno di un francese. Solo sette i Paesi con salari inferiori: Portogallo, Repubblica Ceca, Turchia, Polonia, Repubblica Slovacca, Ungheria e Messico. Se si osserva lo stipendio lordo dei lavoratori italiani dal 2007 al 2008 c’è stata una crescita del 3,9%, essendo passati da 25.216 euro a 26.191 euro. In termini reali, al netto dell’inflazione al 3,4%, la crescita si è attestata allo 0,4%. Un dato migliore se ci si confronta con la crescita reale negativa per i salari lordi di Spagna (-0,2%), Stati Uniti (-0,8%), Francia (-0,4%), Germania (-0,5%) e Gran Bretagna (-1,1%). Le reazioni Per il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini «i dati non sorprendono e serve una riforma fiscale».  Sulla stessa linea d’onda l’associazione dei consumatori Codacons: «sui salari degli italiani pesa il carovita e per questo è necessaria «una detassazione degli stipendi». Per il responsabile economico del Partito democratico, Cesare Damiano, «i dati Ocse testimoniano che le retribuzioni nette dei lavoratori italiani sono ben al disotto della media dei 30 paesi più industrializzati». «Questo dimostra – aggiunge -quanto sarebbe necessario un intervento del governo, con risorse fresche e aggiuntive per potenziare il potere d’acquisto delle retribuzione e delle pensioni». Se Paolo Ferrero di Rifondazione comunista parla di «dati scioccanti», Daniele Capezzone del PdL rileva: «Il governo Berlusconi sta facendo i conti con una fase delicata a livello internazionale, e, ciononostante, non ha messo le mani nelle tasche degli italiani».
 

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