30 Gennaio 2008

Salari fermi, sale il reddito degli autonomi

Dal 2000 al 2006 il reddito delle famiglie dei lavoratori dipendenti è aumentato appena dello 0,96%, per quelle dei lavoratori autonomi l`aumento è stato del 13,8%. Lo dice la Banca d`Italia analizzando i dati di un sondaggio compiuto lo scorso anno. Dati che svelano come una famiglia su quattro sia indebitata (per i mutui casa, certo, ma anche per acquistare beni di consumo), e come ci sia un 10% di supericchi che possiede quasi la metà (il 45%) della ricchezza di tutto il Paese. A seguire estrapolazioni sui giovani che restano in famiglia, i cosiddetti “bamboccioni“. Cioé sul fatto che solo 8,5 famiglie su 100 possiedano titoli di Stato mentre l`89,2% ha un deposito postale o bancario. Dipendenti ko. In sei anni le famiglie di lavoratori dipendenti hanno visto crescere il loro reddito dello 0,96%. Fra il 2004 e il 2006 il reddito è cresciuto del 4,3% in termini reali cosa che “compensa solo in parte – osserva la Banca d`Italia – la riduzione osservata fra il 2000 e il 2004“. Autonomi felici. Dal 2000 al 2006 gli “indipendenti“, come li chiama Bankitalia, hanno visto il reddito crescere del 13,8%. Analizzando bene il dato degli ultimi due anni viene fuori chi davvero ha guadagnato e un sospetto sul perché. Liberi professionisti, lavoratori atipici e soci gestori di società hanno avuto dal 2004 al 2006 un andamento del reddito negativo, mentre gli autonomi-artigiani, i commercianti, gli imprenditori, lo hanno visto crescere, in termini reali, dell`11,2%. Che c`entri l`euro? Reddito medio. Nel 2006 il reddito medio annuo delle famiglie italiane, al netto delle imposte e dei contributi previdenziali e assistenziali, è stato di 31mila 792 euro, ovvero 2mila 649 euro al mese. Guadagna di più il nucleo con capofamiglia laureato, autonomo o dirigente, di età compresa fra i 41 e i 65 anni. “Uno studio eccessivamente ottimistico – osserva il Codacons – i dati di Bankitalia sono sballati“. Reddito del 50%. E` come per i polli, se la media è 2 e mezzo a testa ci sono quelli che non lo assaggiano mai. Così il 50% delle famiglie italiane in effetti non ha un reddito che supera i 26mila euro e spiccioli, mentre il 20% è sotto i 15mila 334 (1278 al mese). Poi c`è un 10% che supera i 55mila 712 euro. Ore al lavoro. Gli autonomi prendono più soldi, ma lavorano di più, dice ancora Bankitalia. “I dipendenti in media lavorano 37,9 ore settimanali, contro le 43,9 degli indipendenti“. In media, perché nella fascia fra 21 ore e 50 lavorano di più i dipendenti. Risparmiare. Nel 2006 – dice ancora Banca d`Italia – l`89,2% delle famiglie possedeva un deposito bancario o postale, l`8,5% titoli di Stato, il 12,1% obbligazioni e quote di fondi comuni, il 6,2% azioni e partecipazioni italiane. Poi ci sono forme di risparmio minori, come buoni fruttiferi postali (5,9%), prestiti alle coop (1,6), gestioni patrimoniali (1,4), certificati di deposito o gestione pronti contro termine (2,1). I titoli di Stato sono acquistati nella famiglia del dirigente (13,6%), del pensionato (10,6%), dell`imprenditore o del libero professionista (15,2%), mentre risulta bassa la quota di famiglie di operai che possiede Bot o Cct (3,8%). Rischiare. Interessante la tabella che mostra l`andamento della propensione, negli anni e per professione, all`acquisto di “attività finanziarie rischiose“ (i casi Parmalat, Cirio e Argentina ne sono gli esempi più drammatici). Nel 1993 solo il 9,7% delle famiglie rischiava nell`acquisto di obbligazioni, fondi, azioni, gestioni patrimoniali e titoli esteri. Nel 2000 la percentuale era salita al 21,2%, nel 2002 al 21,5%, nel 2006 è riscesa al 17,5%. Ma se 13 anni prima rischiava il 5,5% dei pensionati, nel 2006 erano il 14,5%. Bamboccioni. La Banca d`Italia ci dice che negli ultimi anni i ragazzi fra i 20 e i 30 anni che si sono affrancati dalla famiglia sono aumentati del 2,6%. Nel 2006 restano a casa il 73% nel 2006. Nel 1977, tanto per avere un`idea, lo facevano solo 54 under 30 su 100. Debiti. Il debito delle famiglie italiane, in valore, è per il 60% dovuto al mutuo per la casa. Ma cresce la percentuale di chi ricorre al prestito anche per altre ragioni tanto che ora il 12,8% delle famiglie è indebitato per l`acquisto dell`auto, degli elettrodomestici o di altri generi, mentre la percentuale di chi ha contratto un mutuo-casa è dell`11,6%.

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