Salari, ecco quanto ci manca per arrivare alla fine del mese
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fonte:
- La Nazione
QUANTO ci costerà l’ultima batosta del carovita? Di sicuro moltissimo in termini di frustrazione per non riuscire a mantenere il proprio tenore di vita visto che i prezzi salgono, mentre retribuzioni e pensioni restano al palo. Più incerto il calcolo strettamente economico. La sventagliata inflattiva di marzo secondo Altroconsumo farà crescere la spesa media delle famiglie italiane di altri mille euro l’anno. Il Codacons parla di 1.200-1.300 euro, l’Adusbef rilancia a 1.700. Cifre distanti che misurano la difficoltà di fare calcoli realistici così a ridosso degli aumenti. Anche perché, spiegano gli economisti, i consumi delle famiglie sono estremamente differenziati anche ai livelli più bassi. Ma dati certi su cui ragionare esistono e sono davvero allarmanti. Secondo i calcoli dell’Ires (il centro studi della Cgil) dal 2002 al 2007 il potere d’acquisto delle retribuzioni ha perso 1.900 euro (vedremo più avanti che in termini di retribuzione disponibile si arriva anche a 3 mila euro). Se ne sono andati 1.200 per colpa degli aumenti, altri 600 a causa della mancata restituzione del fiscal drag (l’aumento della pressione fiscale causato dall’espansione inflazionistica). In sostanza l’operaio medio (che guadagna tra i 1.100 e i 1.200 euro al mese) e il pensionato medio (838 euro) negli ultimi 5 anni hanno perso ogni mese tra i 25 e i 35 euro. Un po’ di più (circa 400 euro l’anno) è il costo sopportato dagli impiegati. E’ evidente che, così stando le cose, queste tre categorie, dovrebbero ottenere almeno 31 euro (tredicesima compresa) in più al mese, non certo per rifarsi di tutto quanto hanno perso, ma almeno per ritornare al livello del potere d’acquisto che avevano nel 2002. Secondo le associazioni dei consumatori gli aumenti mensili dovrebbero addirittura oscillare tra i 75 e i 131 euro. Ma c’è un altro dato con cui fare i conti e che è ancor più inquietante: quello relativo al reddito disponibile. In sostanza, spiega Agostino Megale, presidente dell’Ires, "alla riduzione del potere d’acquisto dobbiamo sommare l’aumento dei prezzi, superiore alla media dell’inflazione, dei generi di largo consumo come alimentari e benzina". Facendo questa operazione, che è la più corretta per capire quanto in effetti vengono erosi stipendi e pensioni, si scopre che la categoria più colpita è quella degli impiegati che (sempre in 5 anni) hanno avuto una decurtazione del reddito disponibile pari a 3 mila euro, mentre gli operai hanno subito una accettata da 2.590 euro. Facendo un po’ di calcoli rozzi si può dire che i primi dovrebbero strappare almeno 50 euro in più al mese (600 l’anno) per tornare alla situazione pre 2002 e i secondo 40 euro (un po’ più di 500 l’anno). In compenso, nello stesso periodo, i professionisti non solo non hanno perso nulla, hanno addirittura aumentato il reddito disponibile per i loro acquisti di 11.900 euro. Discorso a parte è quello che riguarda i precari. La retribuzione media di un collaboratore a progetto (tra i 15 e i 34 anni) è di 890 euro netti mensili, quella di un lavoratore occasionale di 768 e quella di un apprendista di 736. Difficile capire quanto hanno perso in questi anni, visto che non hanno mai avuto meccanismi che rivalutassero i loro compensi. Ma di certo a loro servirebbero non meno di 200 euro netti in più al.
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