Sala, le primarie e le truppe cammellate: grossa bufala a Chinatown
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fonte:
- Famiglia Cristiana
Gli
stranieri che hanno votato alle primarie sono solo il 3 per cento.
Quanto basta per il centrodestra e i Cinquestelle per sostenere che “lo
hanno scelto i cinesi”.
I votanti alle primarie per il candidato simbolo di Milano stranieri (regolarmente residenti) sono stati il 3% dei 60.900 milanesi che si sono recati ai seggi del centrosinistra. Non solo diversi hanno votato Francesca Balzani o Pierfrancesco Majorino, ma si sono anche impegnati nella loro campagna elettorale; altri, tra cui alcuni rappresentanti della comunità cinese, hanno invitato a votare Beppe Sala. Far votare i residenti stranieri è stata una scelta “di sinistra” (non è la prima volta nella storia delle primarie). Non a caso è un’ idea coerente con quella più generale proposta da Francesca Balzani, la candidata del sindaco uscente Pisapia, che gli stranieri possano votare almeno alle elezioni comunali, cosa per ora permessa solo ai comunitari iscritti nelle liste elettorali. Nonostante negli stessi giorni alcune associazioni latinoamericane annunciassero il loro appoggio per Majorino, le accuse si sono scatenate attorno ai cinesi. Quando Sala ha incontrato i loro rappresentati, è stata innescata la polemica sulle «truppe cammellate» e le «code di comunità» raccolta da alcuni (pochi) esponenti della sinistra milanese e alimentata sui social network. L’ argomento è poi stato fatto proprio dall’ opposizione, da Salvini alla destra, fino a Grillo, (che a Milano invece ha scelto la sua candidata sindaco con 74 voti). Evidentemente la matematica è un’ opinione dato che Sala ha staccato Balzani di 8 punti percentuali e Majorino di 19, mentre tutti gli elettori stranieri (cinesi e non, votanti Sala e non) sono stati il 3%. Pochi, in una città in cui gli stranieri sono il 20%, come ha ricordato il segretario del Pd milanese Pietro Bussolati, invitando il centrosinistra «a incoraggiarli a partecipare ancora di più». «Considerare manipolato il voto è un insulto alla maturità civile dei residenti stranieri. Nessuno può prevedere a priori quale candidato sosterranno le comunità straniere. Per questo inviamo tutti a considerare questo voto una novità storica e un passo avanti per la società milanese», spiega Maryan Ismail, somala da anni impegnata nella politica milanese. Attiva sostenitrice di Balzani, con altri esponenti delle comunità straniere ha firmato un appello contro «queste polemiche inaccettabili». Francesco Wu, 34 anni, presidente dell’ Unione Imprenditori Italia Cina (Uiic) e membro nel direttivo della Confartigianato Alto Milanese, è uno dei cinesi accusati del “tarocco” a favore di Sala. La sua è una vita all’ ombra della Madonnina: studente al liceo Gonzaga, laurea in ingegneria al Politecnico, ha un ristorante in cui dà lavoro anche agli italiani. «Finalmente – dice – le nuove generazioni si sono date una svegliata e hanno capito che la politica riguarda anche loro. E allora abbiamo convinto molti a partecipare. Mi sembra positivo, non capisco questo casino». Poi ha ricordato: «Nonostante cento anni di vita a Milano, 28.360 residenti nel capoluogo e 8756 imprese registrate alla Camera di Commercio, era ancora scarsa la nostra partecipazione alla vita politica della città. La scelta di andare a votare in occasione delle primarie costituisce un primissimo passo ed una novità che evidenzia una crescita di consapevolezza come cittadini. Penso che questa sia una bella notizia per chi ha a cuore l’ integrazione tra vecchi e nuovi cittadini». Tra l’ altro, non stupisce che molti commercianti cinesi si siano espressi a favore della candidatura che più ha insistito sull’ internazionalizzazione della città. Oltre a Sala, hanno comunque incontrato anche il quarto contendente Iannetta, mentre con Balzani – dice Francesco Wu – non ci sono stati particolari contatti. Con l’ assessore Majorino i rapporti ci sono da tempo, ma non sono ottimi. Anche questo non stupisce chi ha seguito le vicende della Chinatown, come ha riconosciuto lo stesso Majorino: «In questi anni mi sono battuto per la regolamentazione del commercio all’ ingrosso nel quartiere Sarpi Canonica. Ho litigato e non poco con la comunità cinese lì presente». E poi ha continuato: «Non cambio idea. Nel dirlo aggiungo anche che nessuno può permettersi di salutare negativamente la partecipazione alle primarie di cittadini d’ origine straniera. La cultura della cittadinanza non va esibita a giorni alterni». Molte associazioni e gruppi milanesi hanno preso posizione per un candidato: quando lo ha fatto il Codacons (l’ associazione dei consumatori) per Balzani, non risulta si siano scatenate analoghe polemiche. Ma la vicenda delle “truppe cammellate” (che poi non ci sono state) da un lato ha fatto emergere la diffidenza e i sospetti pregiudiziali verso i cinesi, non accorgendosi della novità di una comunità che finalmente, dopo cent’ anni di presenza a Milano, decide di partecipare alla vita politica della città. D’ altro canto, è emersa qualche voce stonata di esponenti di sinistra (pochi) che difendono i “diversi” purché i diversi la pensino come loro. L’ emancipazione delle minoranze – e la storia della sinistra è anche questo – è sempre passata dal diritto di voto, dall’ essere riconosciuti come soggetti politici. Nella Chinatown milanese non è accaduto nessun “tarocco”: è successo che un candidato sindaco ha incontrato le associazioni cinesi ed ha promesso loro un cambiamento in caso di elezione, come succede sempre e con qualsiasi elettore; alcuni hanno deciso di appoggiarlo proprio per questo e come ogni elettore valuteranno poi se quelle promesse diverranno realtà.
STEFANO PASTA
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