17 Ottobre 2018

Sacchi di plastica fuorilegge Sequestro record alla Noce

Giorgio Mannino Due milioni e mezzo di sacchetti di plastica totalmente irregolari equivalenti a 24 tonnellate – sono stati sequestrati dai carabinieri forestali del Centro anticrimine natura di Palermo guidato dal maggiore Andrea Li Volsi. Il maxisequestro ha riguardato due attività commerciali in via Perpignano, nel quartiere Noce, che si occupano del commercio all’ ingrosso e al dettaglio di imballaggi. A seguito dell’ accertamento sono state elevate multe per un importo pari a circa 10 mila euro. L’ operazione è avvenuta durante un normale servizio di prevenzione e controllo sul rispetto della normativa in materia ambientale. Secondo quanto riferito dai carabinieri, sarebbero stati molti i negozi della zona in regola. Eccetto quei due che presentavano ingenti carichi di sacchetti fuorilegge. Eppure le normative imposte dall’ Unione europea sono chiare: i sacchetti devono essere compostabili, realizzati dunque con fibre naturali e non sintetiche. Inoltre devono presentare un logo che certifichi la loro confor mità agli standard europei. La normativa allarga l’ uso ai cosiddetti «sacchetti riutilizzabili» che oltre ad avere degli spessori ben determinati dalla legge – tra i 60 e i 200 micron a seconda dell’ uso al quale sono destinati – devono contenere dei quantitativi minimi variabili tra il 10 e il 30 per cento di plastica riciclata. Caratteristiche essenziali che nessuno dei sacchetti presenti nelle due attività commerciali aveva, così è scattato il sequestro. Sono in corso ulteriori accertamenti per chiarire la provenienza dei sacchetti irregolari perché i commercianti non hanno esibito documenti di ac quisto. Sacchetti in nero, dunque, probabilmente realizzati – fanno sapere dal Centro anticrimine natura di Palermo – da qualche fabbrica abusiva in zona Noce o verosimilmente provenienti da ditte situate nel centro Italia, da dove lo smercio raggiunge trasversalmente tutta la penisola. Ma dove vengono venduti i sacchetti? Solitamente nel giro della piccola distribuzione: dagli ambulanti, alle botteghe, arrivando ai mercati rionali tra i banchi della frutta e della verdura. La «convenienza» per i commercianti che acquistano questo tipo di sacchetti è facilmente spiegata: costano solo due centesimi, mentre quelli compostabili possono arrivare a costare anche venti centesimi. A questo si aggiunge la beffa. Perché anche se la tecnologia sta cercando di colmare il gap, i sacchetti irregolari sono più resistenti di quelli compostabili. Secondo gli accertamenti dei carabinieri di Palermo, l’ utilizzo maggiore di questi sacchetti avverrebbe nelle attività commerciali gestite da cinesi. Il fenomeno non è da sottovalutare perché incide negativamente sulla raccolta differenziata e dunque sull’ ambiente. Tanto che il Coda cons – il coordinamento delle as sociazioni per la difesa dell’ ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori – lo scorso maggio ha realizzato un’ indagine sulle principali città italiane, verificando la tipologia di sacchetti forniti al di fuori della grande distribuzione. Palermo non è stata presa in esame, ma la maglia nera di sacchetti irregolari è comunque siciliana e appartiene a Catania che tocca il tetto del 73 per cento dei banchi dei mercati dove il sacchetto compostabile è solo una chimera. Il dato preoccupante ha spinto il Codacons a presentare un esposto alla procura del capoluogo etneo in cui si chiede di «predisporre tutti i controlli necessari verificando ed identificando coloro che hanno operato con modalità illegittime, in violazione delle disposizioni di legge». Francesco Tanasi, segretario nazionale di Codacons, esprime soddisfazione per l’ aumento dei controlli effettuati dalle forze dell’ ordine: «Gli esposti non sono stati archiviati – afferma – e questo è fondamentale perché ci dà fiducia. Inoltre i controlli sono aumentati ed è un segnale importante per i consumatori e per l’ ambiente». (*GIOM*)

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