29 Dicembre 2017

Sacchettini a pagamento, consumatori in rivolta

GENOVA. Il balzello è servito. Qualcuno, come il Codacons, l’ ha già definita «una nuova tassa occulta a carico dei consumatori». Perché fra gli aumenti che tradizionalmente porta il nuovo anno, ce n’ è uno che va a incidere direttamente sulla spesa: dal 1 gennaio i sacchettini utilizzati dal banco ortofrutta, dal formaggiaio, dal salumiere, dal panettiere o dal macellaio – sia nei supermercati sia nei negozi di vicinato – dovranno essere di plastica biodegradabile e rinnovabile. All’ inizio almeno al 40%, ma dal 2020 la quota salirà al 50% del materiale. Quale è il problema? Che tutto ciò comporta un costo per le aziende. E come dal 2011 le buste della spesa non sono più gratuite ma il cliente deve acquistarle, anche questi sacchettini – per legge – devono essere distribuiti esclusivamente a pagamento. E per motivi igienici, non sono riutilizzabili. Sui prezzi non c’ è ancora chiarezza, ma potrebbero oscillare fra i 2 ei 10 centesimi a busta. «E sarà obbligatorio utilizzare un sacchetto per ogni genere alimentare, non potendo mischiare prodotti che vanno pesati e che hanno prezzi differenti», sottolinea Codacons. Sembra poco, ma considerando almeno tre buste per spesa media, e moltiplicando il tutto nel tempo, fanno una discreta cifra. «La tutela dell’ ambiente e la lotta alla plastica sono sacrosanti premette Furio Truzzi, presidente nazionale di Assoutenti – Qui però si introduce una complicazione incredibile e un aggravio di spesa per i consumatori. Poi, a questo punto, anche i preservativi dovranno essere biodegradabili? Sarebbe più ecologico utilizzare la carta, che è naturale e ricicla bile. Qui si favorisce una cultura dell’ usa e getta che è sbagliata. Senza contare che è vero che in mare esiste ormai un’ isola di plastica, ma è anche vero che la maggior parte delle acque inquinate dalla plastica lo sono perché i nostri abiti sono sintetici, e a forza di lavarli rilasciano materiale plastico». Il fine è condiviso da tutti, ma è il mezzo che divide. Per questo, notando le perplessità dei consumatori, interviene Legambiente: «L’ innovazione – ricorda il direttore generale Stefano Ciafani – ha un prezzo ed è giusto che si paghi purché il costo sia equo, intorno a 2-3 centesimi a busta. È fondamentale continuare la strada iniziata nel 2011 dall’ Italia nella lotta all’ inquinamento da plastica e per contrastare il marine litter. È una novità che è stata annunciata come l’ ennesima stangata a discapito dei consumatori, ma per Legambiente non è corretto parlare di caro -spesa». E però, c’ è un altro aspetto che a molti non va giù: il nuovo obbligo, con i costi conseguenti, è stato introdotto dal decreto legge che riguarda il piano per lo sviluppo del Mezzogiorno: «Sorge spontaneo chiedersi – nota Adiconsum perché nel piano per lo sviluppo del Mezzogiorno sia stata proposta una norma di carattere totalmente differente. A pensar male si potrebbe dire che, attraverso questo escamotage, associazioni dei consumatori e venditori sono stati tagliati fuori dal processo decisionale; in questo modo i diretti interessati non hanno potuto trovare una soluzione in grado di salvare l’ ambiente e accontentare i consumatori». Di certo non sono contenti i commercianti, che oltre ai mugugni dei clienti devono adeguarsi, per evitare pesanti multe. «In Europa, secondo gli ultimi dati diffusi dall’ Agenzia per la protezione dell’ ambiente, si stima un consumo annuo di 100 miliardi di sacchetti, e una parte di questi finiscono in mare e sulle coste», ricorda Legambiente. Eppure, mentre a ottobre un sondaggio diceva che i consumatori erano favorevoli all’ introduzione dei sacchetti biodegradabili, ora che sanno di doverli pagare non sono più tanto convinti, e anzi disorientati. Perché in fondo, in un modo o nell’ altro, paga sempre Pantalone.
giuliano gnecco

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this