4 Gennaio 2018

Sacchetti a pagamento, la rabbia dei consumatori

Tweet infuocati e post indignati: contro i nuovi sacchetti biodegradabili a pagamento è scoppiata una rivolta sul web. Il contributo da 1 a 5 centesimi di euro diventato obbligatorio dal primo gennaio sulle buste per l’ acquisto di frutta e verdura nei supermarket ma anche in altre rivendite proprio non è andato giù agli italiani. Né tanto meno ai sardi, pronti a scagliarsi dalla Rete contro quello che è stato definito un vero furto legalizzato ai danni dei consumatori. IL SONDAGGIO Ecco perché non sorprende il risultato del sondaggio lampo fatto dalla Codacons trai i propri iscritti, l’ 85% dei quali ha accolto con disapprovazione la spesa aggiuntiva, seppure esigua, per lo shopper dell’ ortofrutta. Non solo, per quasi sette interpellati su dieci si tratterebbe “dell’ ennesima trovata per imporre nuovi costi a carico delle famiglie”. Ad alimentare il dissenso, secondo il presidente dell’ associazione dei consumatori, Carlo Rienzi, sarebbe inoltre “la mancanza di soluzioni alternative che ha fatto sorgere il sospetto di una nuova tassa sugli italiani, mascherata da provvedimento ambientale”. «FALSO SCANDALO» Ma non tutte le associazioni per la difesa dei cittadini si sono schierate dalla stessa parte. «Siamo di fronte a un falso scandalo – assicura Andrea Pusceddu, responsabile della Federconsumatori Sardegna – se fosse una tassa occulta voluta dal governo ci si sarebbe limitati ad accollarla agli esercenti che a loro volta avrebbero scaricato le perdite sulla clientela aumentando silenziosamente il prezzo di frutta e verdura. E invece così non è stato. L’ esborso di pochi centesimi lo hanno pubblicizzato chiaramente, è stato fissato per pagare solo il sacchetto e assegnargli così maggiore valore. Economico e ambientale». CONSUMATORI Le istanze ecologiste sono state appoggiate da più di un’ associazione, ma non sono mancate per questo le polemiche e gli avvisi contro eventuali beffe. È il caso dell’ Adoc che ha accolto l’ obbligo degli eco-sacchetti con soddisfazione, pur con qualche riserva: «Ci auguriamo che non si verifichino episodi di speculazione a danno dei consumatori – dice Roberto Tascini, presidente dell’ Adoc – il costo dei nuovi sacchetti bio dovrebbe attestarsi sui 3-4 centesimi, per un aggravio a fine anno pari a circa 18-24 euro per famiglia, considerando un uso medio annuale di 600 sacchetti. Un rincaro contenuto ma che poteva essere evitato se il Governo avesse previsto la gratuità dei nuovi sacchetti biodegradabili. Anche in ragione del fatto che non sono possibili eventuali alternative all’ utilizzo di questi ultimi». IL BATTESIMO I primi giorni di rodaggio hanno per di più contribuito ad accendere gli animi, grazie a centinaia di utenti che su Twitter e Facebook hanno evidenziato l’ impreparazione dei supermercati nell’ affrontare la rivoluzione. Sul web si sono moltiplicate le foto di clienti che si sono visti addebitare il prezzo del sacchetto per ogni scontrino emesso dalla bilancia, quindi anche per quei prodotti (come banane, meloni o ananas) che non hanno bisogno di essere imbustati. L’ OBBLIGO «E poi perché obbligare il cliente ad acquistare i sacchetti al supermercato? – si chiede Monica Satolli, rappresentante nell’ Isola dell’ Unione consumatori – perché non permettere di portarli da casa o utilizzare borse o buste di carta come si è sempre fatto in passato? La poca chiarezza mostrata dall’ Esecutivo su questi aspetti rende ancora più indigeribile un balzello che sembra fatto apposta per favorire chissà chi. L’ auspicio è quindi che da Roma correggano in corsa un pasticcio tutto italiano». Ma dal popolo del web sono anche arrivati suggerimenti preziosi per archiviare la polemica. Come quello di seguire l’ esempio della Svizzera, dove da tempo sono in uso retine in plastica, lavabili e riutilizzabili. Per la felicità di ecologisti e consumatori.
luca mascia

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