5 Aprile 2018

Sacchetti bio per frutta, il Consiglio di Stato: «Si possono portare da casa»

 

Si profila un dietrofront sui sacchetti di materiale biodegradabile che secondo una legge, che recepisce una direttiva europea, vanno usati nei supermarket per contenere la frutta. Dopo l’obbligo scattato a gennaio, che aveva sollevato non poche discussioni, sulle shopper biodegradabili e compostabili a pagamento messe a disposizione nei reparti frutta e verdura dei supermercati, è arrivato un parere del Consiglio di Stato (numero 859) che rimescola le carte: nessun obbligo, il sacchetto si può portare da casa. A condizione che sia «idoneo a preservare la merce».

Le critiche delle associazioni dsei consumatori
I sacchetti bio a pagamento avevano suscitato molte critiche e prese di posizione da parte delle associazioni dei consumatori. Il Codacons aveva presentato esposti in molte procure. Da una parte l’obiettivo di ridurre l’impatto della plastica sull’ambiente, dall’altra la conseguenza che a dover pagare i sacchetti è chi fa la spesa, e con un prezzo che oscilla tra 1 e 3 centesimi a busta il costo annuale per famiglia è stato stimato tra i 4 e i 12 euro.

Il Consiglio di Stato: possibile alternativa
Un esborso che ora, stando al Consiglio di Stato, si potrà evitare. Il parere dei giudici amministrativi sottolinea che bisogna contemperare le esigenze del consumatore con quelle di tutela della sicurezza e igiene degli alimenti. E stabilisce che «laddove il consumatore non intenda acquistare il sacchetto ultraleggero commercializzato dall’esercizio commerciale per l’acquisto di frutta e verdura sfusa», è corretto che «possa utilizzare sacchetti in plastica autonomamente reperiti solo se comunque idonei a preservare l’integrità della merce e rispondenti alla caratteristiche di legge. In tal caso, richiamando le considerazioni già svolte, non sembra possibile per l’esercizio commerciale vietare tale facoltà». «Il legislatore – si legge nel parere – ha elevato le borse in plastica ultraleggere utilizzate per la frutta e verdura all’interno degli esercizi commerciali a prodotto che “deve” essere compravenduto», una merce quindi, che può essere acquistata anche al di fuori del supermarket in cui si fa la spesa. Inoltre, continua il Consiglio di Stato, «ciascun esercizio commerciale sarà tenuto, secondo le modalità dallo stesso ritenute più appropriate, alla verifica dell’idoneità e della conformità a legge dei sacchetti utilizzati dal consumatore».

Gli ambientalisti: primo passo in avanti
Per gli ambientalisti «è un primo passo in avanti ma ora serve la circolare del ministero della Salute attesa da quattro mesi che chiarisca e magari dica che si possono utilizzare le retine riutilizzabili». Secondo il responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Giuseppe Ungherese l’obiettivo deve essere «ridurre la plastica e i rifiuti», quindi è opportuna «maggiore flessibilità senza violare le norme igienico sanitarie». Ungherese e il presidente di Legambiente Stefano Ciafani ribadiscono che si deve permettere in Italia quello che si fa all’estero: le retine riutilizzabili sono diffuse in Svizzera, Austria, Germania dove, si ricorda, non risultano epidemie.

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