Sacchetti bio, caos prezzi e consumatori in rivolta
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fonte:
- Il Piccolo
il codacons diffida il ministero: dia l’ ok alle buste portate da casa. all’ otc di trieste boom di richieste di spiegazioni. borse a pagamento anche nelle farmacie
di Lilli GoriupwTRIESTEConsumatori in rivolta ed esercenti nel caos, a Trieste e a Gorizia, dopo l’ entrata in vigore della norma che impone il pagamento dei sacchetti biodegradabili nei negozi di tutta Italia. Un quadro, quello regionale, in linea con i dati nazionali: l’ 85% degli italiani è contrario alla legge, secondo Codacons, che si appresta pertanto a presentare una diffida a Roma. Da 1 a 15 centesimi: questa è, sondando a caso, la gamma dei prezzi dei sacchetti nei negozi della regione, non solo alimentari. Fra le catene di supermercati alcune lo fissano a 2 centesimi: così i punti vendita Coop, Conad, Lidl e Pam. Si mantiene invece sulla cifra simbolica di 1 centesimo Despar. Lo stesso fanno, nell’ isontino, gli associati alla Federazione italiana dettaglianti dell’ alimentazione (Fida) nonché alcune farmacie. Ci sono invece alcune farmacie triestine che commisurano i prezzi in base alle dimensioni delle buste: 5 centesimi la piccola, 10 la grande e 15 la “extra large”. «Ci sono arrivati i codici a barre con i prezzi già su, noi ci atteniamo», assicurano i farmacisti. Altri attendono ancora i nuovi sacchetti: «Quando arriveranno valuteremo se adottare il prezzo simbolico di 1 cent». Spiega il presidente di Federfarma Trieste Marcello Milani: «Ogni farmacia può applicare i prezzi che vuole. Ad ogni modo auspico che la norma sensibilizzi all’ uso di sporte di tela riciclabili».Se il riutilizzo di borse in materiali ecosostenibili pare plausibile per il trasporto dei farmaci, è invece proibito nel settore alimentare. Tanto che come detto a Roma il Codacons anunncia per oggi una diffida al ministero dello Sviluppo economico: se quest’ ultimo non autorizzerà i consumatori a portarsi da casa le borse, purché adeguate, l’ associazione avvierà nei supermercati scioperi dei sacchetti e inciterà a pesare i prodotti ortofrutticoli a uno a uno, passandoli singolarmente in cassa. Come spiega Giovanni Brumat, presidente Fida Gorizia, il divieto deriva dalle norme sull’ igiene: «Secondo la legge uno non può comprare tre mele e metterle nella borsa di tela, perché potrebbe poi decidere di riporne una contaminando le altre. I nostri clienti sono arrabbiati per questa regola, oltre che per l’ obbligo del pagamento dello shopper. Alcuni esercizi ricorrono agli imballaggi di carta, che sono cedibili gratuitamente per legge, però si bagnano e si rompono. Ma lo stesso sacchetto imposto dal governo non regge il peso né l’ umidità dell’ ortofrutta». Rincara la dose il presidente Confcommercio Gorizia Gianluca Madriz: «Il divieto della plastica riguarda anche produttori e rifornitori? Nel caso di alimenti facilmente deperibili come il pesce, il sacchetto biodegradabile è capace di preservarli da agenti esterni? Secondo alcuni no».A Trieste intanto la presidente dell’ Organizzazione per la tutela dei consumatori Luisa Nemez fa sapere che gli uffici anche ieri erano intasati da cittadini a caccia di chiarimenti e spiegazioni. «Ritengono sia una tassa odiosa poiché colpisce i beni di primo consumo – racconta Nemez -. Più che condividere l’ indignazione dei consumatori che vengono a lamentarsi noi però non possiamo fare niente».A difendere la legge rimane Legambiente, con il direttore generale Stefano Ciafani: «Il problema dei sacchetti monouso si può superare con una circolare ministeriale che autorizzi i supporti riutilizzabili, come accade in nord Europa con le retine. Per il resto i nuovi shopper fanno bene all’ ambiente e aiutano a contrastare il problema dell’ inquinamento da plastica. Non bisogna badare a bufale e inesattezze».©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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