7 Aprile 2003

Sabani e Martufello per battere la crisi

Sabani e Martufello per battere la crisi


Sabato notte fra giocatori e spettacoli di cabaret per attrarre le famiglie




Viaggio per le sale Bingo un anno dopo. Sabato sera fra il «Bingo Ritz» di viale Somalia, l`«Aventino» all?Ostiense, il «Garden» di Trastevere, il «Bingo Re» all`Appio. Di quattro sale gioco l?unica ancora salda nella propria identità sembra essere quella di piazza Re di Roma. Le altre si muovono ormai al confine con il locale notturno: montano pay tv, affinano la ristorazione, ospitano comici e improvvisano cabaret. All?una e mezzo di un sabato notte primaverile, al «Bingo Re» venditrici di cartelle dal trucco ormai sfatto scivolano da un tavolo all?altro distribuendo numeri fortunati. E poco dopo il risultato si accende sul tabellone luminoso e i monitor in sala: 2.424 cartelle vendute. Il doppio dei posti in sala, milleduecento appunto.
Ed ecco invece com?è nelle altre sale. Duecentosettantasei cartelle vendute su 300 posti disponibili all`«Aventino» (alle 23 circa). Duecentosettanta su 317 posti al «Garden» di viale Trastevere. Dopo mezzanotte, 529 per 650 posti al «Ritz» di viale Somalia.
Di là, a piazza Re di Roma, giocatori concentrati e speaker impeccabili. Di qua, ingressi sguarniti e tavoli vuoti.
«Lo stato non ci ha aiutato» dice Alessandro Nebbiai come fosse in trincea. Ex direttore del Bingo di viale Marconi, ora si dedica al rilancio della sala di viale Somalia. Seicentocinquanta posti e quaranta dipendenti, ai quali vengono fatti anche dei corsi di formazione. Nebbiai ha adottato la formula del «Bingo-cabaret» per risolvere la crisi. «Includiamo spettacoli di vip che richiamano la clientela. Sono venuti Gigi Sabani e Mario Merola e abbiamo invitato Martufello». Interventi di 8-10 minuti per spezzare le giocate. Ma chi va il Bingo non vuole solo giocare? «Cabaret e Bingo non sono incompatibili» afferma Nebbiai. E poi tanta pubblicità: «Ho speso duecentomila euro in cartelloni e spazi pubblicitari sui giornali». E aggiunge: «Un anno fa a Roma c?erano tre sale, ora sono trenta. Bisogna offrire qualcosa in più ai clienti».
Secondo Paolo Rettura, direttore del «Bingo Aventino», invece, sono più importanti i servizi. E mostra con orgoglio il mini schermo e la sala animazione con scivoli colorati e tappeti in gomma colorata per bambini proprio sopra la sala con i tavoli da gioco. Questo di via della Piramide Cestia è il Bingo «formato famiglia», che accoglie i suggerimenti delle unioni dei consumatori («Sale per famiglie, posti in cui socializzare» chiedevano Codacons e Adiconsum quando il Bingo era agli inizi) e cerca di resistere, senza nostalgie. «Certo non sono più i giorni delle code interminabili per entrare». confessa Rettura. Fra i tabelloni e i tavoli dell?«Aventino» è stato girato un episodio di Un medico in famiglia e alcune scene del Maresciallo Rocca . «Ci siamo fatti conoscere anche grazie a circostanze fortunate e ormai siamo diventati la sala Bingo romana più famosa» spiega Rettura, che però continua a sperare nelle slot machines : «Avrebbero dovuto introdurle nelle sale gioco con l?ultima Finanziaria, ma all`ultimo sono saltate. Porterebbero clienti senza snaturare la sala. Attirano donne, non “biscazzieri“».
Forse la spiegazione al Bingo che non attira più è nelle parole di Alessandro Miletta, un abitueè del «Garden», che alle undici però sta lasciando la sala: «Sono venuto qui per la prima volta a dicembre 2001. Era un delirio di folla. Ora è solo un posto tranquillo. Forse ci sono meno giovani. Non so se manca qualcosa per divertirsi. Forse nulla, ma non è più come prima».

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