14 Settembre 2007

Sì alla protesta, ma gli spaghetti li mangio

A MILANO TRA LA GENTE “Sì alla protesta, ma gli spaghetti li mangio“ Milano. Ogni scusa è buona pur di non rinunciare a un bel piatto di pasta: “Non lo sapevo“, “Mi sono dimenticata“, “Non volevo, l`ho presa senza accorgermene, per abitudine“, “Ho una cena con gli amici“. Lo sciopero della pasta, indetto da Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, sembra avere raccolto poche adesioni a Milano, dove ieri in pochi carrelli non c`era qualche confezione del piatto tipico della cucina mediterranea. Gli aumenti preoccupano tutti, ma la forza di volontà sembra poca. A Milano si è molto lontani da Città del Messico, dove per gli aumenti nel costo delle tortillas, il piatto base della cucina azteca, la gente in massa è scesa nelle piazze. Nei supermercati milanesi vince l`indifferenza o il senso di impotenza, perché a combattere gli aumenti dei beni di prima necessità “devono pensarci in alto, non la gente comune“. Tra gli scaffali dei supermercati, ieri, casalinghe, anziani e badanti hanno afferrato i pacchi di pasta come in un giorno qualsiasi. Anche alle casse, tra un pagamento e l`altro, si sentiva la gente parlare dello “sciopero“, ma le cassiere continuavano a “passare“ spaghetti e tortiglioni a ripetizione. Qualcuna intransigente, però, c`era. “Non l`ho comprata – ha afferma Maria, casalinga – e oggi non la mangio. Appoggio lo sciopero anche se ho visto che sono in pochi quelli che rinunciano“. In effetti, all`Esselunga di viale Piave il sacrificio in pochi l`hanno fatto. “Ho una cena veramente importante – diceva Franca, impiegata – e devo fare bella figura. Sono d`accordo sullo sciopero, ma oggi proprio non posso, sono forte sui primi“. Stessa situazione alla Unes di via Spallanzani, dove Luca, il responsabile, non ha notato differenze con gli altri giorni. “L`ho scoperto stamani alle 5, quando mi sono alzato – ha raccontato – ma, per quanto ho potuto vedere, le vendite sono proseguite come al solito“. Una badante, Josefina, ha spiegato invece che lei rinuncerebbe, “però, poi chi lo spiega al signor Giulio, che oggi non si può mangiare la sua pasta“. Anche al punto Sma di corso Buenos Aires, per due che hanno aderito, otto non hanno rinunciato alla pasta. “In effetti, da quando sono tornata dalle vacanze, mi sembra tutto molto aumentato“, ha detto Arianna, mamma di due bambini che “quando tornano da scuola vogliono un piatto di pasta e non posso sottrarmi“. Se per le famiglie è difficile rinunciare, idem per gli impiegati in pausa pranzo. Nei bar del centro, oltre al tradizionale panino (tra l`altro pure vittima degli aumenti), sono stati molti i piatti di pastasciutta serviti. In via Torino, alla Standa, tra le mani di chi era in coda alla cassa spiccavano panini, focacce, pizze e vaschette di pasta pronta. “Non ho tempo per questo – diceva un uomo – devo mangiare in fretta e correre al lavoro“. La signora Antonia, di 67 anni, invece, era entusiasta dell`iniziativa. “È giusto – spiegava – perché gli aumenti ci sono, ma la mia pensione rimane la stessa“, ma il marito precisava i fatti: “La spesa della pasta l`abbiamo fatta ieri, guardando alle offerte. Oggi, compriamo le piccole cose. È giusto lamentarsi degli aumenti ma bisogna pur sempre mangiare…“.

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