7 Maggio 2008

Sì alla “casa di vetro“, ma con limiti

ROMA Le reazioni, di segno diverso, alla decisione del Garante della privacy vedono in prima linea soprattutto le associazioni dei consumatori. Costretto a prendere atto del provvedimento dell`Authority, pur senza condividerlo, è il Movimento difesa del cittadino, favorevole alla pubblicazione online dei redditi. “Rispettiamo il verdetto – ha affermato il presidente, Antonio Longo – ma restiamo dell`idea che la divulgazione dei dati fiscali, seppure con modalità più protette, sia uno strumento di controllo“. Su posizioni simili Federconsumatori e Adusbef, per quanto le due associazioni siano state da subito critiche nei confronti dell`operazione del Fisco. Con le dovute garanzie – fanno, però, sapere – è giusto che ci sia la trasparenza e conoscibilità dei redditi. La pronuncia del Garante non sarà, tuttavia, occasione per innescare la corsa ai risarcimenti. Come, invece, intendono fare l`Adoc,il Codacons e anche i tributaristi della Lapet. Sul comportamento dell`Authority ha polemizzato Enzo Mazza, presidente della Fimi (Federazione industria musicale italiana), secondo il quale “il Garante dovrebbe fare forse qualche seria riflessione sul tema del rapporto tra tecnologie e illegalità, visto che poco più di un mese fa ha adottato un discutibile provvedimento per proteggere la privacy dei ladri di musica sul peer-to-peer e ora si trova di fronte alla grana delle dichiarazioni dei redditi impunemente diffuse sulle stesse reti p2p“. “Divulgare su internet i redditi – ha spiegato Raffaele Bonanni, segretario generale Cisl – è stato uno sbaglio. Tutto il rumore sullavicenda può sortire un effetto contrario a quello desiderato, ovvero oscurare, con la scusa della privacy, le distorsioni del sistema tributario“.

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