Sì alla “casa di vetro“, ma con limiti
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
ROMA Le reazioni, di segno diverso, alla decisione del Garante della privacy vedono in prima linea soprattutto le associazioni dei consumatori. Costretto a prendere atto del provvedimento dell`Authority, pur senza condividerlo, è il Movimento difesa del cittadino, favorevole alla pubblicazione online dei redditi. “Rispettiamo il verdetto – ha affermato il presidente, Antonio Longo – ma restiamo dell`idea che la divulgazione dei dati fiscali, seppure con modalità più protette, sia uno strumento di controllo“. Su posizioni simili Federconsumatori e Adusbef, per quanto le due associazioni siano state da subito critiche nei confronti dell`operazione del Fisco. Con le dovute garanzie – fanno, però, sapere – è giusto che ci sia la trasparenza e conoscibilità dei redditi. La pronuncia del Garante non sarà, tuttavia, occasione per innescare la corsa ai risarcimenti. Come, invece, intendono fare l`Adoc,il Codacons e anche i tributaristi della Lapet. Sul comportamento dell`Authority ha polemizzato Enzo Mazza, presidente della Fimi (Federazione industria musicale italiana), secondo il quale “il Garante dovrebbe fare forse qualche seria riflessione sul tema del rapporto tra tecnologie e illegalità, visto che poco più di un mese fa ha adottato un discutibile provvedimento per proteggere la privacy dei ladri di musica sul peer-to-peer e ora si trova di fronte alla grana delle dichiarazioni dei redditi impunemente diffuse sulle stesse reti p2p“. “Divulgare su internet i redditi – ha spiegato Raffaele Bonanni, segretario generale Cisl – è stato uno sbaglio. Tutto il rumore sullavicenda può sortire un effetto contrario a quello desiderato, ovvero oscurare, con la scusa della privacy, le distorsioni del sistema tributario“.
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