7 Settembre 2012

Sì al bancomat per le spese oltre i 50 euro

Sì al bancomat per le spese oltre i 50 euro

Michele Di Branco Roma. «Stiamo lavorando, non c’ è nulla di definito né sulla soglia né sui tempi». La frenata del sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti non smentisce un progetto che si trova anzi in fase piuttosto avanzata. Il governo sta mettendo a punto un provvedimento che renderebbe obbligatorio, per i commercianti, accettare l’ uso del bancomat, dai propri clienti, per i mini-acquisti. «Spingeremo sempre di più per la moneta elettronica perché poche altre cose contrastano meglio l’ evasione» ha confermato il ministro Corrado Passera. E una prima bozza, indicando luglio 2013 come data di partenza della riforma, parla addirittura di 50 euro come soglia oltre la quale i pagamenti dovranno essere sempre elettronici, se chi acquista lo pretende. Sarebbe una svolta epocale perché la manovra Salva Italia, a fine 2011, aveva già ridotto la soglia per il trasferimento dei contanti «a qualsiasi titolo tra soggetti diversi». Portando però il tetto a quota mille euro: una cifra che non sconvolge certo la vita degli esercenti. Cosa che invece accadrebbe se il progetto andasse in porto. «Si ragiona sulle delle ipotesi, si correggono, si cambiano e si abbandonano» ha detto De Vincenti cercando di raffreddare le prime reazioni degli interessati. Di fronte alle indiscrezioni, Confcommercio ha infatti reagito senza molto entusiasmo. «È evidente ? il commento affidato a una nota ? che la modernizzazione del meccanismo dei pagamenti è un aspetto rilevante della modernizzazione del sistema-Paese, ma il perseguimento di questo obiettivo non può significare introduzione, con tempi stringenti, di obblighi universali di accettazione degli strumenti di moneta elettronica. E ciò tanto più in assenza di chiare scelte e impegni in materia di riduzione delle commissioni che gravano sugli esercenti». Proprio il costo, giudicato eccessivo, delle commissioni applicate dalle banche è alla base delle preoccupazioni dei lavoratori del commercio. Scottati da recenti episodi. «Nei mesi scorsi ? ha fatto notare Confesercenti ? il governo ha adottato un provvedimento teso a favorire l’ utilizzo della moneta elettronica per l’ acquisto di carburanti, prevedendo che alle transazioni non dovesse essere applicato nessun costo. Nonostante la legge ? si legge nel comunicato ? le banche si sono rifiutate di applicare questa disposizione, ritenendo inammissibile sostenere il servizio facendosi carico dei relativi costi. Il governo ha fatto finta di niente, e ha permesso che la legge rimanesse inapplicata». Secondo Confesercenti, l’ imposizione del bancomat ai commercianti, insomma, «rischia di scaricare il peso sulle spalle degli imprenditori, molti dei quali vivono una situazione di grande difficolta». Una osservazione che non è passata inosservata. E infatti i tecnici del ministro Passera, in queste ore, ragionano sulla possibilità di far partire la riforma nel 2014 e non il prossimo anno. Dando così il tempo a banche e negozianti di trattare condizioni diverse rispetto a quelle attuali. I negozianti spesso rifiutano di essere pagati con moneta elettronica perché l’ operazione ha un costo salato. La novità «finirebbe per arricchire le casse degli istituti di credito a danno degli utenti», ha infatti protestato il presidente del Codacons Carlo Rienzi. Per dotarsi di un Pos (il dispositivo che consente di accettare pagamenti elettronici ), l’ esercente paga un canone mensile, al quale va aggiunta una commissione su ogni transazione. E infatti sono 2 milioni gli esercenti privi di Pos. Tanto che la Banca centrale europea certifica che l’ Italia è il paese con il più basso utilizzo di moneta elettronica: il 77% delle transazioni superiori ai 100 euro viene effettuato in contanti. Di certo, fanno notare i tecnici del governo, il bancomat elettronico darebbe una buona spinta anche alla lotta contro le frodi fiscali. Una norma contenuta nel Salva Italia impone infatti alle banche di comunicare all’ Anagrafe tributaria i saldi e i movimenti dei propri clienti. Si tratta di 400 milioni di dati che fanno capo a 40 milioni conti correnti. E, ovviamente, la crescita delle transazioni elettroniche renderebbe più vicini alla realtà i reali volumi d’ affari, spingendo i potenziali evasori a compilare dichiarazioni dei redditi più veritiere. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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