17 Agosto 2018

Rssegna stampa del 17/8/2018

Banche Venete: associazioni a Conte,subito regolamento fondo
TREVISO
(ANSA) – TREVISO, 17 AGO – Tredici associazioni di risparmiatori delle ex banche popolari venete e di consumatori, fra cui Adiconsum, Adusbef, Codacons ed Ezzelino 3/o da Onara, hanno chiesto formalmente oggi al presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, “l’immediata pubblicazione del decreto attuativo della legge vigente (il ‘fondo di ristoro’ approvato con la legge di bilancio del 27 dicembre 2017 n.206, dal comma 1106 al 1109) e come da contratto di Governo, garantendo le risorse necessarie per il rimborso integrale”. La richiesta punta alla promulgazione al più presto (entro il 30 settembre) del regolamento già definito, di cui sono stati resi noti oggi i dettagli ad opera delle stesse organizzazioni, in modo da accelerare la messa a disposizione dei risparmiatori “traditi” dei primi 25 milioni di euro previsti per il 2018. I contenuti della bozza di regolamento saranno descritti in un incontro con gli interessati fissato per lunedì prossimo, 20 agosto, a Vicenza. Nel documento, è stato evidenziato, sono previsti, in particolare, l’assenza di limiti per l’ammontare del danno subito e di condizionamenti di “reddito e stato patrimoniale” dei soggetti danneggiati dal default di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Sono inoltre indicati la semplificazione della procedura per la richiesta del danno a carico dell’interessato e l’immediato pagamento di chi abbia ottenuto a proprio favore un pronunciamento “di una sentenza, anche di primo grado, o di un lodo divenuto esecutivo” da parte, ad esempio, dell’Arbitro per le controversie finanziarie (Acf). Il regolamento di cui si chiede l’attuazione, inoltre, non pone limitazioni di data e o di modalità di come si sia entrati in possesso delle azioni e l’accesso al fondo è aperto anche ai risparmiatori che, nella primavera del 2017, abbiano accettato l’Offerta pubblica di Transazione (Opt) avanzata dai due istituti e riscuotendo in questo modo una somma pari a circa il 15% del danno subito. In questo caso, ovviamente, la rifusione avverrebbe per la quota residua. (ANSA).

Palermo Today, 17/08/2018 20:36
Dopo Genova anche Palermo si scopre fragile: “Ponti sull’ Oreto in condizioni drammatiche”
mentre il codacons ha deciso di diffidare il prefetto chiedendo di disporre un blocco “temporaneo” per alleggerire il traffico, il gruppo consiliare 5 stelle attacca: “lavoriamo con impegno da mesi per portare all’ attenzione che merita la sicurezza dei ponti palermitani”
Partendo dal caso del ponte crollato a Genova l’ attenzione si è spostata anche su tutte le infrastrutture che in Italia hanno raggiunto il “fine vita” e che necessitano di interventi urgenti di manutenzioni straordinaria. Se timore sorge dall’ inquientante storia dei viadotti Morandi ad Agrigento, e Roma, sono decine le strutture finite sotto l’ occhio dell’ attenzione mediatica in tutto il territorio nazionale. All’ indomani della tragedia accaduta a Genova l’ associazione dei consumatori Codacons pone sotto la lente di ingrandimento lo stato delle infrastrutture sul territorio italiano, mettendo in luce ponti e viadotti che secondo l’ associazione necessitano di accertamenti urgenti. Il Codacons ha così lanciato un’ allerta sullo stato delle infrastrutture che sussistono anche in Sicilia. Non ci sono viadotti a Palermo e provincia (si parla del Ponte Simeto sull’ autostrada Catania-Palermo, ma in provincia etnea). L’ Associazione chiede il blocco dei mezzi pesanti su questi cavalcavia/viadotti per 30 giorni, così da dare modo ai tecnici di provvedere alle necessarie verifiche sullo stato e la sicurezza della struttura. E impiego del genio militare – non di privati – per realizzare a stretto giro le verifiche necessarie insieme ai gestori, così da minimizzare l’ impatto sul traffico. In questo senso il Codacons ha deciso di diffidare anche il prefetto di Palermo e quelli di Agrigento, Caltanissetta, Catania, “chiamati in causa quali responsabili diretti della sicurezza pubblica. L’ Associazione chiede di disporre un blocco “temporaneo” per alleggerire il traffico sui viadotti a rischio. “Una necessità che s’ impone alla luce dei fatti per dar modo di svolgere un’ attenta opera di monitoraggio e valutazione del rischio, con disagi minimi per l’ economia e il commercio (vista la possibilità per gli autotrasportatori di individuare percorsi alternativi, come accade normalmente allorché i sindaci vietano il passaggio dei TIR nel loro Comune). “Il Codacons – fanno sapere – mette il suo staff legale a disposizione dei cittadini sardi che vogliano segnalare situazioni di ponti e viadotti a rischio. Per contattare l’ Associazione basta scrivere all’ indirizzo [email protected], o – dal 20/8 – contattare il numero verde 800.582493”. Intanto il portavoce del MoVimento 5 Stelle alla Camera, Giorgio Trizzino, ha replicato alle parole del sindaco Leoluca Orlando, in merito ai sopralluoghi tecnici chiesti sul ponte Corleone e sul ponte Oreto. Il gruppo consiliare ha scritto al comando provinciale dei vigili del fuoco, al Dipartimento regionale protezione civile e all’ Ufficio del Genio civile per chiedere controlli sull’ arteria viaria. Per Orlando e l’ assessore Arcuri si tratta però di “sterile polemica”. “Mi riesce difficile francamente capire a cosa si riferisce il Sindaco quando parla di ‘sciacallaggio’ riferendosi ai parlamentari nazionali, regionali ed ai consiglieri comunali del Movimento Cinque Stelle di Palermo, che sollecitano sopralluoghi tecnici sui due ponti Corleone e Oreto, che collegano la città con il resto della Sicilia orientale. In questi giorni è come se fossimo tutti lì, noi palermitani, sul ciglio di quei due ponti dai quali negli anni passati qualche povero disperato ha anche deciso di togliersi la vita lanciandosi nel vuoto. Siamo bloccati e attoniti, con gli occhi e la bocca spalancati sul vuoto che ci sta davanti. Siamo così noi palermitani, che improvvisamente ci svegliamo dopo che ci siamo accorti del pericolo imminente. Siamo proprio così: ozianti prima, allarmati poi e spiazzati dopo. Sarà un mio limite, ma stento a comprendere il modo con cui è stata governata la nostra città in questi ultimi anni e mi riesce più difficile comprendere le motivazioni per cui è stata rinnovata la fiducia in chi ha dimostrato di non essere in grado di dare risposta alle emergenze in cui quotidianamente viviamo”. Il gruppo consiliare cinquestelle di Palermo sull’ argomento ha aggiunto: “Noi non abbiamo certo oziato, ma lavoriamo con impegno da mesi, insieme ai tanti preziosi attivisti e cittadini, per portare all’ attenzione che merita la sicurezza dei ponti palermitani”. In una nota si parla di “drammatiche condizioni strutturali dei 2 ponti sul fiume Oreto. Il 24 marzo scorso tramite pec il gruppo Consiliare del M5S ha inoltrato una richiesta di urgente verifica e intervento, che vista la superficialità e l’ immobilismo dell’ amministrazione comunale, è stata indirizzata al comando dei vigili del fuoco, al Dipartimento della Protezione Civile, al Genio Civile e per conoscenza anche alla Procura della Repubblica e che ha portato al primo intervento per quanto palliativo concluso nelle settimane scorse. Il gruppo Consiliare del M5S ha chiesto, e più volte sollecitato, copie di relazioni, indagini, documenti e atti, che permettessero di ricostruire con esattezza l’ attività di controllo e manutenzione dell’ ultimo ventennio, ma l’ Amministrazione comunale, che probabilmente ha colpe da nascondere, ha negato e continua a negare da mesi”. “Il 31 luglio – conclude la nota – il gruppo Consiliare del M5S ha effettuato un sopralluogo sul ponte Oreto e denunciato lo stato di grave degrado evidente emerso. Stiamo continuando il lavoro serio degli ultimi mesi, affinché la giusta attenzione che in questi giorni tutto il Paese riserva al tema della sicurezza delle infrastrutture, possa imporre al sindaco Orlando di ascoltare le richieste che il gruppo Consiliare del M5S porta avanti da mesi nel bene della comunità e rappresentando le preoccupazioni e le segnalazioni di una (per fortuna) sempre ampia e attenta porzione di cittadini palermitani”.

Reggionline, 17/08/2018 18:34
Pochi soldi per i ponti: “Manutenzione in emergenza”. Ma con il Governo Gentiloni le cose sono cambiate
negli ultimi 5 anni la provincia di reggio emilia ha subito pesanti tagli. il dirigente del servizio infrastrutture bussei: “l’ ultima finanziaria ci consentirà di fare una programmazione”. video
REGGIO EMILIA – Torniamo a parlare della questione della manutenzione dei ponti , che dopo quanto accaduto a Genova ha suscitato molte preoccupazioni. Per garantire la sicurezza dei manufatti servirebbe una programmazione costante degli interventi. Ma questo accade? Oppure si interviene solo in caso di emergenza? Lo abbiamo chiesto al dirigente del servizio infrastrutture della Provincia di Reggio *** Quaranta persone – 6 tecnici, 12 sorveglianti e una ventina di operai – praticamente ogni giorno sorvegliano strade e infrastrutture della provincia. “Ogni sorvegliante controlla quotidianamente 70-80 km di strade, se trova anomalie passa la segnalazione all’ ufficio tecnico per ispezioni più approfondite, poi in caso di problemi di sicurezza bisogna trovare le risorse per intervenire”, spiega l’ Ing. Valerio Bussei . E’ stato questo, negli ultimi anni, il modus operandi della Provincia di Reggio per la sorveglianza dei mille chilometri di strade e i 630 fra ponti e viadotti di cui è responsabile. L’ ingegner Valerio Bussei è ben consapevole che per garantire maggiore sicurezza servirebbe una manutenzione programmata e costante , ma a causa dei tagli dalle risorse per 113 milioni di euro che l’ ente ha subito nell’ ultimo quinquennio questo non è stato possibile. “Abbiamo agito nell’ emergenza”. Con l’ ultima finanziaria del Governo Gentiloni si è assistito a un’ inversione di tendenza . “Per la nostra provincia è arrivato 1 milione e 800 mila euro per il 2018 e 3 milioni e 800 mila per i prossimi 5 anni. A ottobre predisporremo un piano di interventi programmati”. Fa parte di questo piano l’ intervento da 3,8 milioni di euro per la manutenzione del ponte sul Po tra Guastalla e Dosolo . L’ appalto sarà affidato entro marzo e i lavori dovrebbero partire nella primavera-estate del 2019. Quel manufatto, così come il ponte tra Boretto e Viadana , è stato costruito negli anni ’60 e inaugurato nel 1967, proprio come il ponte Morandi a Genova . “Se non vengono sottoposti a manutenzione periodica il degrado è più celere”, sottolinea Bussei. A settembre invece termineranno i lavori, cominciati lo scorso anno, di manutenzione straordinaria del p onte tra Boretto e Viadana , ogni giorno attraversato da circa 12-13 mila veicoli. Il Codacons ha chiesto ai prefetti di chiuderlo almeno per 30 giorni al traffico dei mezzi pesanti per consentire le verifiche, ma secondo Bussei, visti gli interventi svolti, non è necessario. “Crediamo sia sicuro, poi faremo prove di collaudo e lo doteremo di una nuova tecnologia per segnalare eventuali anomalie strutturali”. Leggi e guarda anche Il Codacons: “Chiudere i ponti sul Po ai camion”. Il crollo di Genova fa paura Tre giorni al lavoro tra le macerie: sono rientrati da Genova i vigili del fuoco di Reggio e Modena Lutto nazionale per i morti di Genova: bandiere a mezz’ asta anche a Reggio.

AgenPress, 17/08/2018 16:29
Codacons invia alla Procura di Genova tutti i dati sul fulmine che avrebbe colpito il pilone poche istanti prima del crollo
Agenpress. L’ ipotesi del fulmine, in relazione al crollo del ponte Morandi sull’ autostrada A10 di Genova, è stata tra le prime a essere proposte. Stando al racconto di alcuni cittadini coinvolti sarebbe stato proprio un fulmine – infatti – a colpire un tirante, provocando il cedimento strutturale. Di un fulmine hanno parlato infatti diversi testimoni oculari, indicando anche l’ ora (“Erano da poco passate le 11,30 quando abbiamo visto il fulmine colpire il ponte”), tanto che sul tema è intervenuta anche la protezione civile (“tale ipotesi non è stata confermata né accertata nel corso del comitato operativo”, ha spiegato il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Angelo Borrelli). Ora il Codacons ha deciso di inviare alla Procura tutti i dati sul fulmine di cui è in possesso. Il sito LightningMaps.org, che raccoglie e monitora le segnalazioni di fulmini proveniente da una serie di stazioni sul territorio, confermerebbe infatti quanto dichiarato dai testimoni: in effetti un fulmine si sarebbe registrato sull’ area del pilone (poi crollato) alle 11:35:59 minuti, appena prima che il ponte precipitasse a terra (11:36:40 secondi stando a quanto registrato dalla stazione sismica INGV di Ronca, 7 km da Genova). Questo il link per accedere alla schermata in questione: https://goo.gl/Bsj1yS . L’ Associazione intende contribuire alla ricerca della verità fornendo alla Procura qualsiasi elemento rilevante, come quello citato, nell’ ipotesi che possa rivelarsi utile ai fini delle indagini. Una struttura ormai vecchia, con una manutenzione magari insufficiente e una certa sottovalutazione dell’ usura provocata dal tempo e dal traffico in crescita: tutti questi fattori sono stati adeguatamente citati e confermati dagli esperti. Ma nell’ ipotesi che una concausa metereologica abbia contribuito alla tragedia, il Codacons invierà comunque alla Procura quanto citato. Spetterà ovviamente alla magistratura e alla Commissione incaricata dal MIT – cui non intendiamo certo sostituirci – il compito di ricostruire infine le cause materiali dell’ accaduto.

Pisa Today, 17/08/2018 15:51
Crollo Genova, l’ allarme del Codacons: “Nel pisano un ponte a rischio”
per l’ associazione dei consumatori, oltre al ponte vespucci a firenze, non sarebbe sicuro nemmeno il cavalcavia sopra la superstrada
Sarebbero due i ponti a rischio in Toscana secondo il Codacons, uno dei quali in provincia di Pisa. All’ indomani della tragedia accaduta a Genova, con il crollo del ponte Morandi, l’ associazione dei consumatori pone sotto la lente di ingrandimento lo stato delle infrastrutture sul territorio italiano, mettendo in luce ponti e viadotti che necessiterebbero di accertamenti urgenti. Per quanto riguarda la Toscana il Codacons indica a Firenze il Ponte Vespucci (progettato dallo stesso Morandi) e il viadotto della superstrada che collega via dei Panieracci a via del Podere, nella frazione di Gello, a Pontedera. L’ Associazione chiede il blocco dei mezzi pesanti su questi ponti per 30 giorni, così da dare modo ai tecnici di provvedere alle necessarie verifiche sullo stato e la sicurezza della struttura, oltre all’ impiego del genio militare, non di privati, per realizzare a stretto giro le verifiche necessarie insieme ai gestori, così da minimizzare l’ impatto sul traffico. In questo senso il Codacons ha deciso di diffidare i prefetti di Firenze e Pisa “chiamati in causa quali responsabili diretti della sicurezza pubblica”. L’ Associazione chiede di disporre un blocco “temporaneo” per alleggerire il traffico sui viadotti a rischio: “Una necessità che s’ impone alla luce dei fatti per dar modo di svolgere un’ attenta opera di monitoraggio e valutazione del rischio, con disagi minimi per l’ economia e il commercio (vista la possibilità per gli autotrasportatori di individuare percorsi alternativi, come accade normalmente allorché i sindaci vietano il passaggio dei TIR nel loro Comune). Il Codacons mette il suo staff legale a disposizione dei cittadini toscani che vogliano segnalare situazioni di ponti e viadotti a rischio”. Per contattare l’ Associazione basta scrivere all’ indirizzo [email protected] , o – dal 20/8 – contattare il numero verde 800.582493. Tutti i ponti a rischio in Italia (secondo il Codacons) Per muoverti con i mezzi pubblici nella città di Pisa usa la nostra Partner App gratuita !

Il Giornale Locale, 17/08/2018 15:24
Psicosi ponti, il Codacons diffida tre prefetti campani: controllare viadotti
NAPOLI- Il Codacons invia una diffida ai prefetti di Avellino, Salerno e Napoli per i viadotti a rischio in Campania chiedendo il blocco di 30 giorni per il passaggio dei pezzi pesanti al fine di provvedere alle verifiche. All’ indomani della tragedia accaduta a Genova il Codacons concentra la sua attenzione sullo stato delle infrastrutture sul territorio, e con riferimento alla Regione Campania indica una seria di manufatti che necessiterebbero di verifiche e indagine per accertarne il livello di sicurezza: Viadotto Manna, Ariano Irpino; Ponte alla foce del fiume Sele SP 175; A2, Viadotto Castellammare; Salerno, viadotto Gatto; Vietri, Viadotto Vietri; Napoli, Ponte di Carmiano tra S. Maria la Carità e Gragnano; Castellammare, viadotto San Marco. L’ associazione chiede il blocco dei mezzi pesanti su questi cavalcavia/viadotti per 30 giorni, così da dare modo ai tecnici di provvedere alle necessarie verifiche sullo stato e la sicurezza della struttura. E impiego del genio militare – non di privati – per realizzare a stretto giro le verifiche necessarie insieme ai gestori, così da minimizzare l’ impatto sul traffico. n questo senso il Codacons ha deciso di diffidare i prefetto di Avellino, Salerno e Napoli. A loro, chiamati in causa quali responsabili diretti della sicurezza pubblica, l’ associazione chiede di disporre un blocco “temporaneo” per alleggerire il traffico sui viadotti a rischio: una necessità che s’ impone alla luce dei fatti per dar modo di svolgere un’ attenta opera di monitoraggio e valutazione del rischio, con disagi minimi per l’ economia e il commercio (vista la possibilità per gli autotrasportatori di individuare percorsi alternativi, come accade normalmente allorché i sindaci vietano il passaggio dei tir nel loro Comune).

Today, 17/08/2018 13:37
Dopo Genova l’ Italia si scopre fragile: tutti i ponti a rischio crollo (secondo il Codacons)
partendo dal caso del ponte crollato a genova l’ attenzione si è spostata tuttavia anche su tutte le infrastrutture che in italia hanno raggiunto il “fine vita” e che necessitano di interventi urgenti di manutenzioni straordinaria. la denuncia dell’ associazione dei consumatori
La terza notte di ricerche ininterrotte tra le macerie de l ponte Morandi a Genova è trascorsa senza che i Vigili del fuoco siano riusciti a recuperare altre persone: il bilancio delle vittime è quindi fermo a 38, una quindicina i feriti. Si calcola che i dispersi siano oltre una decina e i lavori di ricerca sono concentrati alla base del pilone crollato, sull’ argine del Polcevera, e dove è precipitato il blocco più grande (circa 20 metri di lunghezza) del ponte, a ridosso dei binari della ferrovia. Ponte crollato a Genova, ultime notizie Apocalisse a Genova, crolla il ponte dell’ autostrada A10 “Il governo è compatto, nessun dubbio sulla procedura di revoca della concessione ad Autostrade per l’ Italia “, lo scrive su twitter Francesco D’ Uva, capogruppo M5S alla Camera mentre il Ministero delle infrastrutture chiarisce come i controlli sulle opere in concessione spettino al concessionario. “Con l`istituto della concessione – chiarisce il comunicato del Governo – lo Stato demanda ad un soggetto terzo, concessionario, le competenze legate alla gestione e manutenzione dell`infrastruttura che vengono esercitate sulla base di una specifica organizzazione e con disponibilità di uomini e mezzi. Tale schema operativo prevede il trasferimento al concessionario di ogni onere connesso alla verifica dello stato dell`infrastruttura, come peraltro acclarato dall`articolo 14 del Codice della Strada”. Crollo ponte Genova, le vittime Partendo dal caso del ponte crollato a Genova l’ attenzione si è spostata tuttavia anche su tutte le infrastrutture che in Italia hanno raggiunto il “fine vita” e che necessitano di interventi urgenti di manutenzioni straordinaria. Se timore sorge dall’ inquientante storia dei viadotti Morandi ad Agrigento , e Roma , sono decine le strutture finite sotto l’ occhio dell’ attenzione mediatica in tutto il territorio nazionale. Quali sono i ponti a rischio Regione per Regione All’ indomani della tragedia accaduta a Genova l’ associazione dei consumatori Codacons pone sotto la lente di ingrandimento lo stato delle infrastrutture sul territorio italiano, mettendo in luce ponti e viadotti che secondo l’ associazione necessitano di accertamenti urgenti. Piemonte | Lombardia | Friuli Venezia Giulia | Emilia Romagna | Toscana | Abruzzo | Puglia | Calabria | Basilicata | Sicilia | Sardegna 1 / 13 continua a leggere l’ articolo.

AgenPress, 17/08/2018 12:24
Esposto Codacons all’ Agcm contro Italo. Promozione posti scontati del 50 % “sempre esauriti”
Agenpress. Il Codacons depositerà un esposto all’ AGCM nei confronti di Italo per pratica commerciale scorretta e pubblicità ingannevole in relazione alle promozioni e agli sconti del 50% annunciati e pubblicizzati dalla compagnia ma che risultano spesso inaccessibili agli utenti, perché esauriti. Tale condotta, ove fosse confermata, sarebbe infatti da considerarsi pratica commerciale scorretta e vietata ai sensi del Cod. del Consumo, art. 20. L’ Associazione, dopo aver ricevuto le segnalazioni dei consumatori – che hanno riferito riguardo le difficoltà incontrate per accedere all’ offerta e la non immediata reperibilità sul sito della compagnia – segnalerà anche il caso per pubblicità ingannevole, visto che tale condotta indurrebbe i consumatori a privilegiare l’ offerta Italo nonostante la disponibilità dei posti scontati risulti appunto, spesso, limitata (quando non del tutto assente). “Abbiamo deciso di rivolgerci all’ Antitrust per vederci chiaro sulle offerte di Italo” – dichiara il Codacons. “I consumatori hanno il diritto di scegliere offerte chiare e facilmente individuabili: non è possibile attirare utenti con le promozioni per poi fargli scoprire che i posti scontati sono esauriti. Il rischio è quello di falsare in misura apprezzabile il comportamento economico dei cittadini, che magari sceglierebbero altre compagnie o altre offerte se conoscessero dall’ inizio le difficoltà per ottenere gli sconti promessi”.

Napoli Today, 17/08/2018 11:41
Crollo Genova, Codacons: “Questi i ponti da controllare in Campania”
a napoli vengono indicati quello di carmiano tra s. maria la carità e gragnano, il viadotto san marco a castellammare ed il viadotto dell’ a2 sempre a castellammare
D opo la tragedia del ponte Morandi a Genova , è psicosi sui viadotti del Paese. Il Codacons ha diramato una nota in cui chiede a tre prefetti campani – quelli di Napoli, Salerno ed Avellino, di attivarsi per controllare alcuni viadotti della regione. “All’ indomani della tragedia accaduta a Genova il Codacons – è la nota – concentra la sua attenzione sullo stato delle infrastrutture sul territorio, e con riferimento alla Regione Campania indica una seria di manufatti che necessiterebbero di verifiche e indagine per accertarne il livello di sicurezza”. Tragedia Genova, i familiari delle vittime di Torre rifiutano i funerali di Stato Questi i ponti da controllare: Viadotto Manna, Ariano Irpino; Ponte alla foce del fiume Sele SP 175; A2, Viadotto Castellammare ; Salerno, viadotto Gatto; Vietri, Viadotto Vietri; Napoli, Ponte di Carmiano tra S. Maria la Carità e Gragnano; Castellammare, viadotto San Marco . “L’ Associazione chiede il blocco dei mezzi pesanti su questi cavalcavia/viadotti per 30 giorni – prosegue il Codacons – così da dare modo ai tecnici di provvedere alle necessarie verifiche sullo stato e la sicurezza della struttura. E impiego del genio militare – non di privati – per realizzare a stretto giro le verifiche necessarie insieme ai gestori, così da minimizzare l’ impatto sul traffico. In questo senso il Codacons ha deciso di diffidare i prefetto di Avellino, Salerno e Napoli. A loro, chiamati in causa quali responsabili diretti della sicurezza pubblica, l’ Associazione chiede di disporre un blocco “temporaneo” per alleggerire il traffico”.

Reggio Tv, 17/08/2018 10:36
cronaca
Scuola, la denuncia del Codacons: “In Calabria troppi istituti inagibili. Chiederemo di rinviare l’ avvio delle lezioni”
circa l’ 85% delle scuole calabresi potrebbe non essere agibile
Catanzaro. “Ci rivolgiamo ai Prefetti per differire l’ inizio delle attività didattiche fino a quando non saranno effettuate, in ogni edificio scolastico calabrese, tutte le verifiche tecniche atte a certificare la possibilità o meno che l’ immobile possa essere utilizzabile sul fronte della vulnerabilità sismica”. Lo scrive, in una nota, il Codacons Calabria. “Da anni – prosegue il Codacons – ripetiamo, inascoltati, che si tratta di una vera e propria emergenza: 9 scuole su 10 non sarebbero agibili. Per questo motivo abbiamo chiesto di ottenere la documentazione necessaria a comprendere quanto siano sicuri gli studenti in Calabria, un territorio ad alto rischio sismico”. Il vicepresidente nazionale del Codacons, Francesco Di Lieto, in particolare chiede all’ Ufficio scolastico regionale, ai Comuni e alle Province calabresi di “rendere pubblici gli obbligatori certificati di rispondenza alla normativa antisismica (ai sensi dell’ articolo 28 legge 64/1974 e dei certificati di agibilita’, previsti dall’ articolo 24 del Testo unico dell’ edilizia). La fotografia dell’ edilizia scolastica calabrese – continua Di Lieto – è sconfortante. Se una scuola non è in possesso del certificato di agibilità, vuol dire che a tutti gli effetti di legge non è agibile, pertanto andrebbe chiusa per tutelare alunni, insegnanti e personale scolastico”. Il vicepresidente dell’ associazione consumatori si chiede: “Ma quante scuole sono in queste condizioni in Calabria? Dalle verifiche effettuate dal Codacons, la situazione è allarmante. Attualmente, infatti, risultano censiti 2.408 edifici scolastici, ma soltanto di 1909 si hanno a disposizione i dati. Solo 832 edifici sono in possesso del certificato di collaudo statico e solamente 382 hanno ottenuto il certificato di agibilità. Praticamente l’ 85% delle scuole calabresi potrebbe non essere agibile “. 17-08-2018 09:43.

Sassari Notizie, 17/08/2018 09:46
Dopo Genova, ponti ai raggi x.In Sardegna a rischio il Cavalcavia Mesu Mundu in provincia di Sassari
All’ indomani della tragedia accaduta a Genova il Codacons concentra la sua attenzione sullo stato delle infrastrutture sul territorio, e con riferimento alla Regione Sardegna indica un manufatto che necessiterebbe di verifiche e indagine per accertarne il livello di sicurezza.L’ Associazione chiede il blocco dei mezzi pesanti su questo cavalcavia/viadotto per 30 giorni, così da dare modo ai tecnici di provvedere alle necessarie verifiche sullo stato e la sicurezza della struttura. E impiego del genio militare – non di privati – per realizzare a stretto giro le verifiche necessarie insieme ai gestori, così da minimizzare l’ impatto sul traffico. In questo senso il Codacons ha deciso di diffidare il prefetto di Sassari. A lui, chiamato in causa quale responsabile diretto della sicurezza pubblica, l’ Associazione chiede di disporre un blocco “temporaneo” per alleggerire il traffico sul viadotto a rischio: una necessità che s’ impone alla luce dei fatti per dar modo di svolgere un’ attenta opera di monitoraggio e valutazione del rischio, con disagi minimi per l’ economia e il commercio (vista la possibilità per gli autotrasportatori di individuare percorsi alternativi, come accade normalmente allorché i sindaci vietano il passaggio dei TIR nel loro Comune). Il Codacons mette il suo staff legale a disposizione dei cittadini sardi che vogliano segnalare situazioni di ponti e viadotti a rischio. Per contattare l’ Associazione basta scrivere all’ indirizzo [email protected], o – dal 20/8 – contattare il numero verde 800.582493.

larepubblica.it (Napoli), 17/08/2018 09:30
Controlli sui viadotti in Campania da Salerno a Castellammare: “Chiediamo sicurezza”
paura dopo il crollo di genova, allarmi soprattutto sui social. l’ anas: monitorata la sopraelevata per sorrento: lavori dall’ 11 settembre. a benevento verifiche su un ponte di morandi
Chi li attraversava tutti i giorni, ora cambia strada, a costo di complicarsi la vita. Ponti e viadotti: è nata una fobia ma la cosa più logica è informarsi e comunque il cittadino non è in grado di valutare da solo tecnicamente un’ infrastruttura, tocca rimettersi al giudizio dei tecnici. Quattro sono i viadotti che attirano l’ attenzione in Campania dopo il disastro di Genova: il San Nicola di Benevento, il San Marco di Castellammare di Stabia, il Gatto di Salerno e il Manna di Ariano Irpino. Innanzitutto quello che porta la firma dello stesso progettista del ponte dell’ autostrada genovese crollato alla vigilia di Ferragosto. Il “Morandi” campano è il ponte San Nicola di Benevento, uno dei sei realizzati tra Italia e Africa dall’ ingegnere romano che aveva inventato il cemento armato precompresso. Il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, ha lanciato l’ allarme chiedendo una commissione tecnica per verificare lo stato del ponte che risale al 1955, anche se i lavori più recenti risalgono a due anni fa, dopo l’ alluvione del 2015. Mastella vorrebbe intercludere il ponte San Nicola al traffico: «Insieme al comandante della polizia municipale – dice – stiamo valutando la chiusura al traffico dei mezzi pesanti. Questo per un giusto dovere istituzionale e per il massimo di garanzia dei cittadini beneventani e non». La commissione dovrebbe insediarsi a giorni: «Ho sentito oggi Filippo De Rossi, rettore dell’ Università degli Studi del Sannio – scrive il sindaco di Benevento sul suo profilo Facebook – Maurizio Perlingieri, dirigente del Comune di Benevento, e Edoardo Cosenza, docente della Federico II di Napoli, per avviare una commissione che valuti lo stato del ponte San Nicola». Il secondo grande accusato dopo il crollo di Genova è il viadotto San Marco sulla SS 145 Sorrentina. A darne l’ allarme la deputata 5 Stelle Teresa Manzo e il consigliere campano di Forza Italia Flora Beneduce dà l’ allarme rischio ma l’ Anas in una nota rassicura: “È stata già eseguita lo scorso anno una prima parte di lavori di manutenzione straordinaria consistenti nella sostituzione di un appoggio, su quel viadotto. Per il prosieguo delle attività i lavori sono stati già appaltati da Anas e sono pronti ad essere avviati, compatibilmente con le esigenze di viabilità connesse all’ ordine pubblico per l’ accesso alla Costiera, in particolare durante il periodo estivo. La sorveglianza dell’ infrastruttura comunque è come di consueto garantita attraverso il servizio del personale su strada”. I lavori di manutenzione partiranno l’ 11 settembre. Quanto al viadotto salernitano “Gatto” già da maggio sono in corso verifiche statiche e funzionali. A renderlo noto è il Comune di Salerno che “per quanto di sua competenza svolge una costante opera di monitoraggio”. L’ amministrazione ha affidato alla società Istemi il compito di verificare le condizioni del viadotto “che le sta espletando continua il Comune minuziosamente attraverso prove di carico, rilievi, droni e ogni utile ausilio tecnologico” e a breve arriverà anche una relazione finale. Intanto il Codacons ha chiesto il blocco dei mezzi pesanti su tutti i viadotti a rischio per 30 giorni, così da dare modo ai tecnici di provvedere alle necessarie verifiche sullo stato e la sicurezza delle infrastrutture. L’ associazione dei consumatori ha anche proposto l’ impiego “del genio militare e non di privati per realizzare le verifiche necessarie insieme ai gestori, così da minimizzare l’ impatto sul traffico”. La prossima mossa per il Codacons sarà diffidare i prefetti delle zone con cavalcavia o viadotti a rischio. Secondo l’ associazione, come responsabili diretti della sicurezza pubblica, gli stessi prefetti dovrebbero disporre un blocco temporaneo per alleggerire il traffico. Nell’ elenco del Codacons ci sono anche il ponte alla foce del Sele SP 175 e il Ponte di Carmiano tra Santa Maria la Carità e Gragnano.

quotidianonet.com, 17/08/2018 08:50
Ponti vecchi, allarme Cnr. Ecco dove sono quelli “a rischio”
Roma, 17 agosto 2018 – “Considerando i soli ponti in calcestruzzo armato con più di 50 anni di vita ci sono almeno 10mila ponti teoricamente ‘a fine vita’ dei quali sarebbe essenziale fare un controllo approfondito, valutarne lo stato, per poi decidere se procedere a manutenzione straordinaria o a demolizione e ricostruzione”. Non fa sconti Antonio Occhiuzzi, direttore dell’ istituto di tecnologia delle Costruzioni del Cnr. «Il problema – sottolinea – è enorme. Manca una regia di ampio respiro. Non esiste una lista unica delle infrastrutture a rischio. La manutenzione e il controllo della stabilità dei ponti è affidata alla concessionaria o all’ amministrazione titolare della strada, e ognuno fa come ritiene più opportuno, viste le risorse disponibili. A questo punto è indispensabile un piano Marshall da decine di milioni di euro che coinvolga le migliori competenze scientifiche; e ritardarne l’ avvio non fa che aumentare i costi». Ponte Morandi Genova, ancora 10-20 dispersi. “Poco probabile trovare superstiti” Gronda di Genova, quando spendere è un risparmio – di Antonio Troise Allarme Cnr: “Diecimila ponti ‘scaduti’ in Italia” Codacons ha stilato una lista di ponti e viadotti che sono notoriamente a rischio e ha diffidato i prefetti affinché dispongano un blocco del traffico pesante, ma è chiaro che si naviga a vista. In Calabria è clamoroso il caso del ponte Cannavino/ponte di Celico, sulla statale 107 tra Paola e Crotone, che visibilmente ha un avvallamento al centro, è periodicamente oggetto di lavori ma che l’ Anas giura essere perfettamente sicuro. In Basilicata sul raccordo autostradale Potenza-Sicignano sono partiti i lavori sul viadotto Carpineto I, un’ altra delle opere di Morandi, del quale quattro anni fa una perizia chiesta dall’ Anas segnalò il degrado. L’ esercito degli sfollati: “Abbiamo perso tutto” In Lombardia all’ ordine del giorno i casi dei ponti 10, 12 e 14 e dello svicolo 26 della superstrada Milano Meda, dei quali una perizia aveva chiesto la chiusura entro fine agosto 2018, ma che la provincia ritiene «monitorati e sotto controllo» in attesa dei lavori finanziati dalla Regione che dovrebbero partire nel 2019. E poi sotto osservazione ci sono il viadotto dei Lavatoi a Como (aperto con limitazioni) e il cavalcavia Isella a Lecco. Partiti i lavori al malmesso ponte della statale 42 del Tonale all’ altezza di Ponte di Legno (Brescia). Tra Emila Romagna, Lombardia e Veneto ci sono quatto ponti sul Po sui quali i lavori sono in corso o stanno per partire. Sono il ponte sul Po a Colorno (Parma) chiuso dal settembre scorso per il quale si punta a una riapertura a maggio 2019; il Ponte ‘Giuseppe Verdi’ lungo la strada provinciale n 10 nei comuni di Zibello nel Parmense e di San Daniele Po nel Cremonese: i lavori dovrebbero iniziare a fine 2018 e terminare a giugno 2019. A giugno sono invece iniziati i lavori sul ponte tra Viadana e Borretto tra le province di Ferrara e Rovigo e all’ altezza di Occhiobello c’ è il ponte sul Po chiuso a maggio e che riaprirà a ottobre. In Toscana sono osservati speciali i ponti Vespucci (i lavori inizieranno a settembre) e il San Niccolò a Firenze, a Pontedera il ponte sulla superstrada che collega via dei Panieracci con via del Podere. Nel Lazio il ponte della Magliana e il ponte sulla via Braccianese Claudia a Civitavecchia. In Campania a Salerno il viadotto Gatto, a Napoli il ponte di Carmiano, mentre ad Ariano Irpino l’ Anas ha chiuso a luglio il viadotto Manna. Sulla A6 tra Piemonte e Liguria la concessionaria autostradale ha lavori in corso su ben otto ponti: Stura di Demonte, presso il raccordo di Fossano; Ferrania, tra gli svincoli di Altare e Millesimo; Chiaggi, tra gli svincoli di Millesimo e Ceva; Prione, tra gli svincoli di Niella Tanaro e Ceva ; Rio Valletta tra gli svincoli di Altare e Savona; Lazzaro tra gli svincoli di Altare e Savona; Case Svizzere, tra gli svincoli di Altare e Savona. In Sicilia chiusi il ponte sul fiume Gornaluga sulla SP 74 e il ‘viadotto Morandi’ ad Agrigento. Occhi puntati sul ponte sul Simeto della Catania-Palermo e molti altri. Perché i malati sono diecimila, una enormità.

Gente, 17/08/2018 07:07
LA GENTE DOMANDA GENTE RISPONDE
Risponde EUGENIO PARATI dir. dip. Malattie cerebrovascolari Istituto Besta, Milano UNO SHAMPOO DAL PARRUCCHIERE PUÒ CAUSARE UN ICTUS? Una donna di 47 anni accusa un salone di bellezza di averle provocato infermità. È possibile? Esiste una alterazione della conformazione dei vasi arteriosi carotidei e vertebrali che può portare a ictus. Gli strati che formano queste arterie che portano sangue al cervello possono separarsi, dissecarsi, rendendo difficoltoso il flusso di sangue verso l’ organo; da qui la possibilità di ictus. Questa dissecazione può avvenire per piccoli traumi delle arterie, e sono stati descritti casi nei golfisti, il quali giocando devono compiere una torsione del collo, negli imbianchini, e nelle stesse casalinghe. Sono noti anche casi definiti “da salone di bellezza”. Il movimento scatenante è la flessione all’ indietro del capo nel momento in cui si lavano i capelli: dipende dall’ angolo di torsione del collo anche se nessuna colpa può essere imputata a chi ha fatto lo shampoo. (Nella foto, Adele Burns, la donna al centro del caso, e il marito). Lo strano disegno rossastro sulla schiena di quest’ uomo è una nuova forma di tatuaggio? Ma no. È il segno tipico che un fulmine lascia sul corpo delle persone che colpisce (e che sopravvivono). Lo choc elettrico sui capillari è noto come Figura di Lichtenberg. Risponde CARLO RIENZI presidente Codacons CHI SARÀ COLPITO DALLA RIVOLUZIONE GIALLO-VERDE DELLE PENSIONI? Il governo si dice pronto a tagliare le pensioni più alte per aumentare “le minime”. Si sa già a chi verrà ridotto l’ assegno? Nel governo Conte sembrano aver individuato la strada per procedere al taglio delle pensioni cosiddette “d’ oro”, quelle oltre i 4 mila euro netti al mese: una sforbiciata tra il 10 e il 20 per cento a partire da gennaio 2019, con l’ obiettivo di recuperare 500 milioni da destinare alle pensioni minime. Tutto ruota intorno al disegno di legge depositato alla Camera a firma dei due capigruppo della maggioranza, Francesco D’ Uva e Riccardo Moli-nari (rispettivamente Cinque Stelle e Lega). Il disegno di legge dovrebbe essere esaminato già a settembre e i pensionati coinvolti sarebbero circa 158 mila anche se qualcuno sostiene che il numero possa essere superiore. Dovrebbero scamparla le categorie che vanno in pensione in età avanzata come magistrati, professori universitari, notai. I più colpiti? Più si è anticipata l’ età dell’ uscita dal lavoro, più si è penalizzati. Rischiano quindi le donne e i militari, ma anche medici, prefetti, diplomatici, quadri dell’ industria e, come al solito, i professionisti. Comunque per avere un quadro più chiaro bisognerà aspettare. Solo una cosa è certa: è in arrivo una grande battaglia. Risponde IGNAZIO GATTUCCIO andrologo, Centro Andros, Palermo ALLORA ADESSO È CERTO CHE PER LA FERTILITÀ MASCHILE SONO MEGLIO I BOXER DEGLI SLIP? Secondo un nuovo studio, gli indumenti intimi indossati dagli uomini hanno una correlazione sulla concentrazione di spermatozoi. Cosa rende meno fertili? La scienza negli ultimi anni ha accertato una tendenza alla diminuzione della concentrazione di spermatozoi nel liquido seminale: se fino a una quindicina di anni fa un ventenne con 15 milioni di spermatozoi per millilitro era considerato “a rischio”, oggi questo dato è ritenuto nei limiti. Gli studi, quindi, sono sempre più mirati a questo tipo di investigazione e anche quanto pubblicato ora su Human Reproduction dai ricercatori della Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston (Stati Uniti) rientra in questo ambito. Secondo lo studio, gli uomini che indossano generalmente slip hanno una concetrazione di spermatozoi inferiore rispetto a coloro i quali preferiscono i boxer: questo perché lo slip contribuisce a un aumento della temperatura dei testicoli. La correlazione tra temperatura e “produzione” è nota da tempo, così come è noto che la temperatura rappresenta un fattore di rischio importante. I colleghi statunitensi hanno comunque confermato anche il legame tra produzione di spermatozoi e l’ ormone follicolo-stimolante Fsh: i ricercatori hanno registrato livelli più alti tra coloro che indossano slip. Sarei però cauto nelle generalizzazioni, anche perché la ricerca è stata effettuata tra i maschi di coppie infertili senza un campione di maschi “senza problemi”. Resta quindi sempre valida la regola del buon senso: usare un intimo contenitivo e non compressivo; le fibre elastiche più aderenti, che contribuiscono all’ aumento della temperatura dei testicoli, vanno usate per ridurre i rischi di eventi traumatici, quelli assai più pericolosi, nelle attività sportive. Risponde ROBERTA ROSSI presidente Federazione italiana di sessuologia scientifica CHI ANDRÀ ALLA CASA CHIUSA DELLE BAMBOLE HA DISTURBI PSICOSESSUALI? Aprirà a settembre a Torino il primo bordello italiano con partner gonfiabili. I clienti faranno sesso con manichini. Si tratta di persone con deviazioni o turbe particolari? Nei Paesi del Nord Europa il mercato delle bambole in silicone è abbastanza diffuso: esiste un mercato molto importante e ci sono investimenti sostanziosi sulla tecnologia perché questi oggetti siano sempre più vicini alla realtà. L’ apertura di una casa di tolleranza con bambole al silicone, annunciata a Torino, non è quindi una novità: ne sono state aperte diverse e con destini alterni. Da un punto di vista strettamente scientifico, questi luoghi possono essere molto utili per le persone che soffrono di importanti problemi psicologici, che hanno difficoltà nel rapportarsi con un’ altra persona e che per questo spesso rinunciano alla propria sessualità. Diverso invece il caso in cui sia una coppia a voler provare l’ esperienza. L’ importante è arrivare a questa scelta per decisione comune, per gioco. Più difficile, invece, è prendere in considerazione i casi patologici, per esempio di chi potrebbe avvicinarsi a questi luoghi per la volontà di non aver alcun rapporto dal punto di vista umano: si tratta di problematiche difficili da analizzare da un punto di vista generale, vanno interpretate caso per caso. Certamente, parlando per linee generali, per gli uomini che, in presenza di problemi pregressi importanti, si rivolgono a una prostituta con l’ idea di svilire la donna, si può ipotizzare che compiano questa scelta con l’ idea che utilizzare un manichino possa svilire ancor di più la donna senza però rendersi conto che accade esattamente il contrario: a essere svilita è la propria mascolinità. Comunque sia, è tutto da vedere il successo che, dopo la curiosità iniziale, potrà avere o meno il centro che si apre a Torino. Risponde MARIO MALINCONICO direttore di ricerca Consiglio nazionale delle ricerche, Pozzuoli (Napoli) ABBIAMO SCOPERTO LA MANIERA PER ELIMINARE LA PLASTICA DOPO AVERLA USATA? I ricercatori statunitensi hanno sviluppato una molecola che, trascorso un periodo di tempo, può distruggersi al sole. È la fine dell’ inquinamento? Una plastica capace di autodistruggeri è il filo conduttore di numerose ricerche in ambito chimico. L’ ipotesi, studiata anche in Italia e qui al Cnr, è quella di riuscire a “mettere” all’ interno delle molecole una sorta di orologio che, scattata l’ ora X, sia in grado di distruggerle. È quello che sarebbero stati in grado di fare i ricecatori dell’ Illinois. Secondo quanto riportato, gli scienziati statunitensi avrebbero trovato il modo di creare una nuova molecola di forma circolare e non lineare come quelle “tradizionali”. Nel punto in cui questa molecola si unisce formando la circonferenza, i chimici hanno inserito un additivo che, sottoposto a raggi ultravioletti, rompe questo legame rendendo così la molecola più instabile e quindi più facilmente aggredibile da microorganismi. Si tratta comunque di uno studio: ora bisogna passare alla pratica, cioè bisogna verificare quanto queste plastiche siano impiegabili dall’ industria. Un oggetto, come per esempio una grondaia, resta stabile per l’ intero tempo di vita per il quale è stato programmato? È una possibilità indubbiamente interessante, considerando soprattutto gli 8 milioni di tonnellate di palstica che ogni anno finiscono negli oceani, e rende ancor più importante la necessità di progettare gli oggetti non solo in funzione del loro utilizzo ma anche in funzione del disassemblaggio. (Nella foto, un campione della nuova plastica).
carlo rienzi

Il Quotidiano della Calabria, 17/08/2018 05:40
«Viadotti a rischio Stop ai tir»
CATANZARO – Bloccare per 30 giorni il transito di mezzi pesanti sui viadotti a rischio della Calabria per provvedere ad effettuare verifiche congiunte di sicurezza da parte di Genio militare e gestori delle arterie. E’ quanto chiede il Codacons. «All’ indoma ni della tragedia accaduta a Genova – è scritto in una nota – il Codacons concentra la sua attenzione sullo stato delle infrastrutture sul territorio, e con riferimento alla Calabria indica una seria di manufatti che necessiterebbero di verifiche e indagine per accertarne il livello di sicurezza: quattro Viadotti Fiume Mesima A2 tra Rosarno e Mileto (pericolanti e sotto sequestro), variante 106 tratto A, ponte Morandi a Catanzaro, viadotto Cannavino a Celico, ponte Petrace tra statale 18 tra Gioia Tauro e Palmi. L’ associazione chiede il blocco dei mezzi pesanti su que Il ponte Bisantis di Catanzaro ste infrastrutture così da dare modo ai tecnici di provvedere alle necessarie verifiche sullo stato e la sicurezza della struttura. E con l’ impiego del genio militare, non di privati, per realizzare a stretto giro le verifiche necessarie insieme ai gestori, così da minimizzare l’ impatto sul traffico». «In questo senso il Codacons – prosegue la nota – ha deciso di diffidare i prefetti. A loro, chiamati in causa quali responsabili diretti della sicurezza pubblica, l’ asso ciazione chiede di disporre un blocco ‘temporaneo’ per alleggerire il traffico sui viadotti a rischio: una necessità che s’ impone alla luce dei fatti per dar modo di svolgere un’ attenta opera di monitoraggio e valutazione del rischio, con disagi minimi per l’ eco nomia e il commercio (vista la possibilità per gli autotrasportatori di individuare percorsi alternativi, come accade normalmente allorché i sindaci vietano il passaggio dei Tir nel loro Comune)».

Gazzetta del Sud (ed. Catanzaro), 17/08/2018 05:39
prevenzione
I numeri dell’ emergenza
Stando ai dati forniti dal Codacons sulla base delle indagini effettuate dal Miur, in Calabria su 1909 istituti solo 832 edifici sono in possesso del certificato di collaudo statico e solamente 382 hanno ottenuto il certificato di agibilità. Praticamente l’ 85% delle scuole calabresi potrebbe non essere agibile. Nella provincia di Catanzaro su oltre 500 scuole 466 non avrebbero la progettazione antisismica, in regola risulterebbero invece solo 50 istituti. Nel capoluogo calabrese infine nessuna scuola sarebbe stata costruita con le più recenti norme antisismiche.

Gazzetta del Sud (ed. Catanzaro), 17/08/2018 05:39
l’ associazione propone di rinviare l’ inizio delle lezioni
Scuole a rischio, il Codacons chiede verifiche negli istituti
l’ avvocato francesco di lieto lancia l’ allarme: «in città nessuno ha fornito i certificati di agibilità»
Anno nuovo problemi vecchi. Tra poche settimane riaprono le scuole e con la prima campanella puntualmente si ripresentano i problemi legati alle strutture scolastiche del capoluogo. Nella città, stando ai dati diffusi dal Ministero per la pubblica istruzione nel 2017, nessun istituto è stato progettato o realizzato con le più recenti norme antisismiche. Il che, naturalmente, non vuol dire che siano insicuri o che non siano stati sottoposti negli anni ad adeguamenti sismici. Il dato però deve far riflettere, basti pensare che in provincia su 500 scuole solo 40 hanno una progettazione antisismica. Ma a sollevare dubbi sulla sicurezza delle scuole catanzaresi è l’ associazione Codacons guidata dall’ avvocato Francesco Di Lieto. «Da anni – ci spiega – chiediamo agli enti proprietari delle scuole, sia Comune che Provincia, di fornirci i certificati di agibilità degli istituti. Le nostre richieste però vengono puntualmente disattese. Iniziamo a temere che proprio non vi siano questi documenti». Anche per questo l’ associazione che tutela i consumatori ha deciso di rivolgersi al prefetto per chiedere di differire l’ inizio delle attività didattiche fino a quando non siano state effettuate, in ogni edificio scolastico tutte le verifiche tecniche atte a certificare la possibilità o meno che l’ immobile possa essere utilizzabile sul fronte della vulnerabilità sismica. Una vera e propria emergenza, secondo il Codacons, che riguarda non solo il capoluogo ma tutte le altre città della regione. «Per questo motivo abbiamo chiesto di ottenere la documentazione necessaria a comprendere quanto siano sicuri gli studenti in Calabria, un territorio ad alto rischio sismico. Chiediamo all’ Ufficio scolastico regionale, nonché ai Comuni ed alle Province calabresi – afferma ancora Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons – di rendere pubblici gli obbligatori certificati di rispondenza alla normativa antisismica. Dalle verifiche effettuate dal Codacons, la situazione è allarmante. Attualmente, infatti, risultano censiti 2.408 edifici scolastici, ma soltanto di 1909 si hanno a disposizione i dati. Solo 832 edifici sono in possesso del certificato di collaudo statico e solamente 382 hanno ottenuto il certificato di agibilità. Praticamente l’ 85% delle scuole calabresi potrebbe non essere agibile. Alla luce di questi dati – afferma Di Lieto – riteniamo sia il caso di disporre un censimento dell’ edilizia scolastica per quanto attiene sicurezza ed agibilità degli edifici ed intervenire immediatamente, prima che sia troppo tardi. Abbiamo il diritto di sapere se gli edifici in cui, per legge, siamo obbligati a mandare i nostri figli, siano a norma – prosegue Di Lieto – e, quindi, se lo Stato rispetta le norme vigenti. Da anni assistiamo a stucchevoli deroghe sulla pelle di bambini ed insegnanti. È arrivato il momento di dire basta».

Gazzetta del Sud (ed. Cosenza), 17/08/2018 05:37
Focus
Il Codacons si rivolge ai prefetti per posticipare l’ inizio delle attività didattiche fino a quando non saranno state effettuate, in ogni edificio scolastico calabrese, tutte le verifiche tecniche atte a certificare la possibilità o meno che l’ immobile possa essere utilizzabile sul fronte della vulnerabilità sismica. «Da anni ripetiamo», afferma Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons, «inascoltati, che si tratta di una vera e propria emergenza: 9 scuole su 10 non sarebbero agibili. Per questo motivo abbiamo chiesto di ottenere la documentazione necessaria a comprendere quanto siano sicuri gli studenti in Calabria, un territorio ad alto rischio sismico. Chiediamo all’ Ufficio scolastico regionale, nonché ai Comuni ed alle Province calabresi di rendere pubblici gli obbligatori certificati di rispondenza alla normativa antisismica. La fotografia dell’ edilizia scolastica calabrese è sconfortante. Se una scuola non è in possesso del certificato di agibilità, vuol dire che a tutti gli effetti di legge non è agibile, pertanto andrebbe chiusa per tutelare alunni, insegnanti e personale scolastico».

Cronache di Salerno, 17/08/2018 05:31
vallo di diano / la denuncia di roberto de luca
:Caduta di massi sulla Sp 72 scatta un Sos del Codacons
VALLO DI DIANO – Nuova caduta massi sulla Strada Provinciale 72 nel tratto tra il Comune di Sassano con Monte San Giacomo. La segnalazione arriva dal Coda cons Vallo di Diano. «Pur consapevoli – dichiara il responsabile Codacons Roberto De Luca – degli sforzi compiuti dalla Provincia di Salerno e dagli stessi Enti comunali, i cui territori sono attraversati dalla Sp 72, per la messa in sicurezza della stessa, ci corre l’ obbligo di segnalare un episodio di caduta massi, documentato da foto scattate da alcuni cittadini residenti. Durante la caduta dei massi, purtroppo, l’ auto di un abitante di Monte San Giacomo è stata anche colpita e danneggiata. Ci è stato riferito – continua De Luca – che nell’ auto viaggiava, nel seg giolino sul sedile posteriore, una bambina di un anno. Fortunatamente, le conseguenze sono state solo dei graffi alla carrozzeria e un comprensibile spavento. L’ allarmante comunicazione – concludono dal Codacons – vuole innanzitutto rendere edotti gli Enti preposti alla sicurezza del cittadino dell’ episodio». Vincenzo D’ Amico.

Corriere del Mezzogiorno (ed. Bari), 17/08/2018 05:01
il codacons
«Controllare il viadotto di Trani»
All’ indomani della tragedia di Genova, il Codacons concentra la sua attenzione sullo stato delle infrastrutture sul territorio. Con riferimento alla Puglia indica il viadotto di Trani della Statale 16 bis come uno dei manufatti che necessita «di verifiche e indagine per accertarne il livello di sicurezza». Il Codacons chiede «il blocco dei mezzi pesanti su questo cavalcavia/viadotto per 30 giorni, così da dare modo ai tecnici di provvedere» ai controlli. Chiede anche «l’ impiego del genio militare, non di privati, per realizzare a stretto giro le verifiche necessarie insieme ai gestori, così da minimizzare l’ impatto sul traffico». Il Codacons ha deciso di diffidare il prefetto della provincia Barletta Andria Trani. A lui, chiamato in causa quale responsabile diretto della sicurezza pubblica, l’ associazione chiede di disporre un blocco «temporaneo» per alleggerire il traffico sul viadotto. Secondo il codacons i disagi per la circolazione sarebbero «minimi», vista la possibilità di utilizzare percorsi alternativi.

Corriere del Mezzogiorno, 17/08/2018 05:00
«Castellammare, il viadotto vibra» FI: Anas non chiarisce se c’ è rischio
denunce degli automobilisti sulla statale 145, spunta una foto inquietante su facebooklavori previsti a settembre. ma i sindaci della penisola: «vogliamo subito la verità»
NAPOLI La preoccupazione è dilagata in fretta sui social network, trasformandosi ben presto in un vero e proprio allarme. Dopo la tragedia di Genova, è forte l’ apprensione per il viadotto San Marco (sula SS145) che congiunge l’ uscita del casello autostradale di Castellammare di Stabia al primo dei tre tunnel verso la Penisola sorrentina. Moltissimi automobilisti affidano a Facebook i loro sospetti sulla tenuta della struttura. Ma c’ è anche chi non esista a testimoniare di persona la propria diffidenza. È il caso della psicologa Alfonsina Longobardi di Sant’ Antonio Abate. «Negli ultimi tempi – rivela la professionista – evito sempre di percorrere quel tratto di strada. Quando transiti sul ponte avverti forti vibrazioni, certamente non è piacevole. Per rientrare a casa da Napoli, preferisco uscire a Castellammare centro e fare un giro più lungo». A far salire la paura è soprattutto l’ incertezza, come precisa il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli. «Se non ci sono pericoli – afferma l’ esponente ambientalista – devono essere date rassicurazioni in modo chiaro ai cittadini, se invece non è così si intervenga subito». E sempre dal consiglio regionale della Campania si leva la voce di Flora Beneduce, consigliere di Forza Italia. «Ho chiesto più riprese all’ Anas (il tratto in questione rientra appunto nella competenza di quest’ ultima, ndr ) di chiarire il livello di rischio del viadotto San Marco. Non ho mai ricevuto alcuna risposta puntuale, ma solo generiche assicurazioni». In realtà, la posizione nel merito della società dice e non dice. Ecco la nota diffusa ieri pomeriggio. «Sul viadotto San Marco, situato sulla SS 145 Sorrentina, Anas ha eseguito, già lo scorso anno, una prima parte di lavori di manutenzione straordinaria consistenti nella sostituzione di un appoggio. Per il proseguo delle attività, i lavori sono stati già appaltati da Anas e sono pronti ad essere avviati, compatibilmente con le esigenze di viabilità connesse all’ ordine pubblico per l’ accesso alla Costiera, in particolare durante il periodo estivo. La sorveglianza della infrastruttura comunque, come di consueto, è garantita attraverso il servizio del personale su strada». Il Codacons (consumatori) ha già chiesto il blocco dei mezzi pesanti su tutti i cavalcavia campani ritenuti a rischio, compreso il San Marco, per 30 giorni, così da dare modo ai tecnici di provvedere alle necessarie verifiche sullo stato e la sicurezza della struttura. E ha deciso di diffidare i prefetti di Avellino, Salerno e Napoli, chiamati in causa quali responsabili diretti della sicurezza pubblica. I nuovi lavori ai quali si fa riferimento nella nota dell’ Anas sono stati oggetto di discussione durante una riunione dei sindaci della Penisola sorrentina effettuata il 9 luglio scorso. «In quella sede – ricorda il primo cittadino di Sorrento Giuseppe Cuomo – chiedemmo che iniziassero subito dopo il Natale. Ma ci fu spiegato che sarebbe stato meglio anticipare la parziale chiusura. Così accettammo la data dell’ 11 settembre. Ora, non vedo motivo per diffondere allarmi ingiustificati. Ma se realmente ci fosse un pericolo imminente sarei il primo a chiedere l’ inizio immediato degli interventi». Il sindaco di Castellammare Gaetano Cimmino ha annunciato un’ iniziativa: «Domattina (oggi, ndr ) firmeremo una nuova istanza che invieremo ad Anas per chiedere ulteriori delucidazioni in merito alle opere da effettuare e al tratto interessato. La tragedia di Genova ci chiama ad atti di responsabilità, prontezza e verifiche attente». Una verifica della staticità del viadotto San Marco è stata chiesta anche dalla portavoce alla Camera del M5s Carmen Di Lauro.
gimmo cuomo

Corriere della Sera (ed. Roma), 17/08/2018 04:59
le polemiche
L’ ansia al viadotto Magliana «Subito esami e stop mezzi»
interrogazioni a salvini. pd: raggi venga in aula. ma è in vacanza
«Due milioni per la manutenzione straordinaria del viadotto della Magliana», dice il Campidoglio con specifica sull’ opera, «da non confondere con il ponte Morandi romano» gemello di quello andato giù a Genova. Fatto sta che sul viadotto in questione si scatena la battaglia politica, con il Comune che dà traccia degli interventi praticati per la messa in sicurezza della struttura («ad aprile manutenute le passerelle interne all’ impalcatura in acciaio e le ciclabili») e fa leva sulla relazione del professor Franco Braga – ordinario di Costruzioni alla Sapienza – nella quale si dice che la struttura «non ha problemi di integrità, spalle e pile non sono instabili» con certificato di «transitabilità» allegato. Ma con le opposizioni che, da una parte, invocano un consiglio straordinario per avere chiarezza sugli interventi dall’ amministrazione grillina e dall’ altra cavalcano le interrogazioni parlamentari presentate per avere riposte sia dal Ministro dell’ Interno, Matteo Salvini, sia dal titolare di Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli. Con richiesta in allegato: la chiusura (almeno temporanea) del ponte, oppure, come chiede il Codacons, lo stop al transito dei mezzi pesanti. Due eventualità che il Campidoglio respinge con fermezza. «Bisogna occuparsi di sicurezza prima che accadano tragedie come quella di Genova – la nota del Pd Roma -. Raggi e Salvini rispondano sulla sicurezza carrabile del ponte della Magliana, sul quale autorevoli esperti sollevano dubbi. Il silenzio del sindaco è inaccettabile». Ma Raggi è in vacanza (Corsica, pare) e non risponde, la replica è affidata all’ assessora ai Lavori pubblici Margherita Gatta che, in un post su Facebook, di «manutenzione che fa parte della normale gestione di una amministrazione accorta e responsabile». Abbastanza, insomma, per amplificare l’ effetto della polemica. «Il ponte venga ispezionato, e per farlo occorre chiuderlo», ha detto il senatore FI Francesco Giro. «Chiediamo le necessarie verifiche sul viadotto, Raggi farà bene a non sminuire la portata di questo problema», le parole del deputato FdI, Federico Mollicone. «Il Campidoglio non si limiti a fornire l’ elenco della spesa, si ricordi che il ponte della Magliana andrebbe chiuso subito, perché non è mai stato collaudato e da tempo è a rischio crollo», il commento del dem Stefano Pedica.
andrea arzilli

La Stampa (ed. Savona), 17/08/2018 04:43
il codacons chiede il blocco del traffico pesante per 30 giorni
Psicosi viadotti: su To-Sv e A10 i sindaci chiedono più controlli
Anche i viadotti della Torino-Savona tornano ad essere osservati speciali. Il tragico crollo di ponte Morandi a Genova ha riacceso la discussione sulle condizioni di numerosi dei viadotti dell’ A6, già negli ultimi anni al centro di non poche polemiche da parte degli utenti (sui social network, ma non solo), ma anche di lavori da parte della società di gestione. Tra le infrastrutture che hanno fatto maggiormente discutere vi è sicuramente quella del viadotto «Bormida di Mallare», tra Altare e Ferrania, nella primavera 2016 al centro di molte polemiche viste le condizioni del rivestimento esterno di alcuni piloni. La società di gestione, ribadendo la sicurezza della stabilità delle strutture, aveva provveduto nel settembre dello stesso anno a lavori di ripristino del rivestimento. Ma l’ attenzione, anche da parte degli amministratori locali, resta alta. «L’ ultimo contatto con la società di gestione, in relazione al viadotto, è stata nello scorso giugno – spiega il vicesindaco di Cairo, Roberto Speranza -. Ci è stata comunque confermata la sicurezza statica». Nel dicembre 2016 a finire sotto accusa era stato invece il viadotto Castellaro, all’ altezza di Altare in direzione sud: la società di gestione aveva dato il via nel settembre 2017 a lavori di rinforzo delle parti strutturali e miglioramento sismico. Lavori, questi, simili a quelli eseguiti, sempre nel 2017, sui viadotti Chiaggi (tra Millesimo e Ceva), Stura di Demonte (Fossano) e Prione (tra Niella Tanaro e Ceva, direzione sud), seguiti poi nel corso del 2018 da altri su gran parte della tratta piemontese. Su questo è intervenuto anche il Codacons che chiede un blocco di 30 giorni del traffico pesante per fare i controlli sui viadotti a rischio. Infine, le segnalazioni (tornate a rimbalzare con insistenza anche negli ultimi giorni) sulla situazione del viadotto Lodo, in direzione nord all’ altezza di Cadibona: anche in questo caso, la società di gestione ha escluso criticità di carattere statico. «Quest’ opera, al pari di tutte le altre, viene sottoposta con cadenza trimestrale a verifiche e controlli. – si legge in una nota -. La mancanza dei copriferri è accentuata dagli interventi per il disgaggio dei calcestruzzi superficiali che, in caso di caduta, avrebbero potuto costituire potenziale pericolo per coloro che transitano sulla strada vicinale in località Pian dei Carpi. Per tali ripristini, la Società ha fatto predisporre uno specifico progetto i cui lavori, che ammontano a circa 1 milione di euro, verranno posti in gara entro l’ estate». Nel giugno dello scorso anno, lavori di manutenzione hanno riguardato anche i viadotti Rio Valletta, Lazzaro e Case Svizzere, in corrispondenza con l’ interconnessione con l’ autostrada A10 a Savona. Intanto, sempre per quel che riguarda l’ A10, a Varazze a far discutere è ora il viadotto in direzione Genova che sovrasta il torrente Teiro e la cittadina. Il sindaco Alessandro Bozzano ha confermato che solleciterà nuovi controlli. l.ma. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
l.ma.

La Repubblica (ed. Milano), 17/08/2018 04:42
l’ economia
Rischio aumenti per i trasporti tra il porto ligure e le imprese lombarde
Una tragedia che rischia di mettere in ginocchio anche l’ economia. Perché mentre il conteggio delle vittime e dei danni provocati dal crollo del ponte Morandi non è definitivo, e da Palazzo Marino viene offerto aiuto per gli sfollati, anche in Lombardia si cerca di fare la quadra. E capire se la tragedia avrà ripercussioni anche sull’ economia regionale e milanese. Che sulle merci in arrivo dalla Liguria conta molto. E ancora di più, conta su quelle che fa arrivare lì: un quinto di quelle che circolano tra Genova e La Spezia, secondo i calcoli della Camera di commercio di Milano e Monza, arriva dalla Lombardia. I dubbi degli imprenditori « Ci saranno sicuramente dei costi per l’ economia, a partire dal settore logistico, con impatto a ricaduta anche sugli altri comparti. Cambiando i percorsi cambieranno i chilometri e probabilmente ci saranno più code – dice allora Betty Schiavone, che guida l’ Alsea, l’ associazione degli autotrasportatori – . Essendo agosto, oggi il traffico merci è molto ridotto e quindi abbiamo qualche settimana di tempo. Anche se ci vorranno diversi mesi per una soluzione effettiva e i disagi saranno molto estesi». Il timore è che le merci – che dai container dal porto di Genova partono verso la Lombardia e il resto d’ Italia – avranno più difficoltà ad arrivare. «La tragedia di Genova ci ha colpiti profondamente e ci addolorano le gravi perdite prima di tutto umane – aggiunge Marco Dettori, numero uno di Assimprendil – . L’ indebolimento del nodo di Genova per Milano rappresenta un problema per le imprese e una perdita di competitività, con ricadute su tutti i settori». Gli aiuti da Milano Sia Palazzo Marino sia la Regione si sono fatte avanti per aiutare Genova e la Liguria. Da martedì il Pirellone ha fornito alla Liguria le sue squadre Usar, specializzate in soccorso e ricerca delle vittime seppellite: lavorano da quattro giorni, e proseguiranno fino a domani. Allo stesso modo, Palazzo Marino ha inviato sul posto un contingente di 14 agenti e un ufficiale della Polizia locale. Il Comune ha dato disponibilità all’ amministrazione genovese per accogliere parte delle oltre 300 famiglie che, al momento, sono state sfollate, poiché residenti nelle abitazioni vicine ai piloni pericolanti del ponte Morandi. Le polemiche Intanto, però, non si placano le polemiche. Con il consigliere regionale leghista Andrea Monti che chiede a M5s « un cambio di rotta su Pedemontana: il no provoca morti». Obiettivo, fermare le proteste dei grillini nei confronti della bretella brianzola. Sul fronte opposto, invece, il Codacons ieri ha annunciato di avere chiesto il blocco dei mezzi pesanti per 30 giorni e l’ avvio delle verifiche su alcuni tratti viari in Lombardia. – al.cor. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

La Repubblica (ed. Napoli), 17/08/2018 04:42
il punto
Da Benevento a Salerno psicosi viadotti in Campania
allerta di mastella per il san nicola: “si valuta lo stop per i mezzi pesanti” allarme sindaci per ponte gatto e sopraelevata di castellammare: “subito verifiche”
Chi li attraversava tutti i giorni, ora cambia strada, a costo di complicarsi la vita. Ponti e viadotti: è nata una fobia ma la cosa più logica è informarsi e comunque il cittadino non è in grado di valutare da solo tecnicamente un’ infrastruttura, tocca rimettersi al giudizio dei tecnici. Quattro sono i viadotti che attirano l’ attenzione in Campania dopo il disastro di Genova: il San Nicola di Benevento, il San Marco di Castellammare di Stabia, il Gatto di Salerno e il Manna di Ariano Irpino. Innanzitutto quello che porta la firma dello stesso progettista del ponte dell’ autostrada genovese crollato alla vigilia di Ferragosto. Il “Morandi” campano è il ponte San Nicola di Benevento, uno dei sei realizzati tra Italia e Africa dall’ ingegnere romano che aveva inventato il cemento armato precompresso. Il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, ha lanciato l’ allarme chiedendo una commissione tecnica per verificare lo stato del ponte che risale al 1955, anche se i lavori più recenti risalgono a due anni fa, dopo l’ alluvione del 2015. Mastella vorrebbe intercludere il ponte San Nicola al traffico: «Insieme al comandante della polizia municipale – dice – stiamo valutando la chiusura al traffico dei mezzi pesanti. Questo per un giusto dovere istituzionale e per il massimo di garanzia dei cittadini beneventani e non». La commissione dovrebbe insediarsi a giorni: «Ho sentito oggi Filippo De Rossi, rettore dell’ Università degli Studi del Sannio – scrive il sindaco di Benevento sul suo profilo Facebook – Maurizio Perlingieri, dirigente del Comune di Benevento, e Edoardo Cosenza, docente della Federico II di Napoli, per avviare una commissione che valuti lo stato del ponte San Nicola». Il secondo grande accusato dopo il crollo di Genova è il viadotto San Marco sulla SS 145 Sorrentina. A darne l’ allarme la deputata 5 Stelle Teresa Manzo e il consigliere campano di Forza Italia Flora Beneduce dà l’ allarme rischio ma l’ Anas in una nota rassicura: “È stata già eseguita lo scorso anno una prima parte di lavori di manutenzione straordinaria consistenti nella sostituzione di un appoggio, su quel viadotto. Per il prosieguo delle attività i lavori sono stati già appaltati da Anas e sono pronti ad essere avviati, compatibilmente con le esigenze di viabilità connesse all’ ordine pubblico per l’ accesso alla Costiera, in particolare durante il periodo estivo. La sorveglianza dell’ infrastruttura comunque è come di consueto garantita attraverso il servizio del personale su strada”. I lavori di manutenzione partiranno l’ 11 settembre. Quanto al viadotto salernitano “Gatto” già da maggio sono in corso verifiche statiche e funzionali. A renderlo noto è il Comune di Salerno che “per quanto di sua competenza svolge una costante opera di monitoraggio”. L’ amministrazione ha affidato alla società Istemi il compito di verificare le condizioni del viadotto “che le sta espletando continua il Comune minuziosamente attraverso prove di carico, rilievi, droni e ogni utile ausilio tecnologico” e a breve arriverà anche una relazione finale. Intanto il Codacons ha chiesto il blocco dei mezzi pesanti su tutti i viadotti a rischio per 30 giorni, così da dare modo ai tecnici di provvedere alle necessarie verifiche sullo stato e la sicurezza delle infrastrutture. L’ associazione dei consumatori ha anche proposto l’ impiego “del genio militare e non di privati per realizzare le verifiche necessarie insieme ai gestori, così da minimizzare l’ impatto sul traffico”. La prossima mossa per il Codacons sarà diffidare i prefetti delle zone con cavalcavia o viadotti a rischio. Secondo l’ associazione, come responsabili diretti della sicurezza pubblica, gli stessi prefetti dovrebbero disporre un blocco temporaneo per alleggerire il traffico. Nell’ elenco del Codacons ci sono anche il ponte alla foce del Sele SP 175 e il Ponte di Carmiano tra Santa Maria la Carità e Gragnano. © RIPRODUZIONE RISERVATA Infrastrutture a rischio In alto il viadotto San Marco sulla statale 145 Sorrentina che collega il casello autostradale di Castellammare con la penisola sorrentina. Sotto il ponte di San Nicola a Benevento. Allarme dei sindaci per le infrastrutture a rischio.
stella cervasio

La Repubblica (ed. Bologna), 17/08/2018 04:41
il dossier
Quei ponti vecchi e malati che attraversano il Po
A Colorno (Parma) la situazione più critica Circolazione interrotta a Pontelagoscuro Gli interventi a Modena Acciaccati, fessurati, sgretolati, i ponti d’ Emilia soffrono più della schiena di un facchino. Da sempre mediatori tra una sponda e l’ altra, minacciano ogni giorno di interrompere bruscamente e tragicamente le comunicazioni. In qualche caso ciò è già avvenuto come a Colorno, nel parmense, tanto che il grande fiume creatore della valle Padana, è diventato un confine invalicabile incarnando il paradosso di un mondo globalizzato dove risulta problematico passare dall’ Emilia alla Lombardia. Dal settembre scorso, il ponte che collega Colorno, meta turistica per la splendida reggia, con Casalmaggiore, comune rivierasco di sponda cremonese, è chiuso creando enormi problemi non solo ai numerosi pendolari tra le due sponde, ma altresì alle merci che ora sono costrette a scegliere l’ autostrada A21 oppure sconfinare in territorio mantovano scavalcando il Po a Viadana. Il ponte più vicino, quello di Ragazzola, sempre nel parmense, è anch’ esso quasi fuori uso al punto da costringere il traffico a senso unico alternato. Parte dei pendolari ha scelto il treno, ma la linea non è certo di quelle ottimali per frequenza e comodità. Perdipiù, dal cantiere del ponte, coevo di quello di Genova crollato martedì, non giungono notizie rassicuranti: riaprirà, salvo contrattempi, nel maggio del prossimo anno e i tecnici delle due Province hanno già fatto sapere che la ristrutturazione servirà a ridare solo una decina di anni di vita aggiuntiva a questo vecchio manufatto ormai compromesso da cui passano ogni giorno, tra auto e camion, 14 mila veicoli. Il Governo ha stanziato 6 milioni, così come per Ragazzola, ma ancora si deve cominciare a lavorare visto che si è appena concluso il bando per la ristrutturazione. Riaprirà a ottobre, invece, l’ altro grande malato di Pontelagoscuro, collegamento essenziale sul Po tra le province di Ferrara e Rovigo. La struttura, datata 1949, sta per essere rimessa in piedi dopo quattro mesi di lavoro e si appresta a sopportare il suo carico di 30 mila veicoli al giorno. Le grandi cure per i vecchi ponti, ancorché tardive, non scongiurano gli spettri del passato dove tragedie come quella di Genova sono state per fortuna solo lambite. A Piacenza, si è riunito il comitato operativo per la viabilità correndo al capezzale delle campate che scavalcano il Po una delle quali, il 30 aprile del 2009, crollò in seguito alla piena e fece precipitare quattro auto tra le acque. Intanto il Codacons diffida i prefetti di Parma e Reggio invitandoli a effettuare verifiche. E mentre a Bologna è ancora aperta la ferita inferta al viadotto del raccordo per Casalecchio a Borgo Panigale, ovunque in regione è scattato il controllo dei cavalcavia dove sono avvenuti distacchi di parte del calcestruzzo. In particolare sono state condotte verifiche su quelli di Modena e su quelli della Ferrara- mare, in questi giorni molto frequentata, oggetto di polemiche feroci tra la Provincia e alcuni esponenti leghisti. © RIPRODUZIONE RISERVATA A sinistra, Pontelagoscuro dove sono i corso lavori che dovrebbero terminare entro il mese di ottobre (foto de La Nuova Ferrara) I rischi Il ponte chiuso dal settembre scorso a Colorno (Parma)
valerio varesi

La Repubblica (ed. Firenze), 17/08/2018 04:41
il caso
Sotto il Vespucci un buco di 4 metri
a maggio i tre esperti dell’ università che lo hanno esaminato hanno detto: ” va chiuso”. ma a giugno il comune ha fatto nuove prove e ora chiede di rivedere la relazione. e a settembre partono i lavori da 1,5 milioni
«Il ponte Vespucci va chiuso» ritengono i tre docenti dell’ Università di Firenze che da anni monitorano il letto dell’ Arno e per primi nel 2015 scoprirono l’ erosione del pilone che guarda la riva sinistra. In una relazione datata maggio 2018, fin qui tenuta riservata, i tre – gli ingegneri Enio Paris ( idraulico), Salvatore Giacomo Morano ( strutturista) e Giovanni Vannucchi (geotecnico) – hanno scritto al Comune che il ponte, tornato sotto i riflettori perché progettato da Riccardo Morandi, lo stesso ingegnere del viadotto crollato a Genova, continua ad avere un buco sotto la pila sinistra di circa 4 metri di diametro, uno ” scalzamento” tale da renderne possibile un collasso: « Non è un ponte sicuro, abbiamo suggerito di tenerlo chiuso», rivela ieri Paris. Ma Palazzo Vecchio non è dello stesso avviso: le prove di carico e le rilevazioni sul pilone problematico effettuate anche negli ultimi due mesi, fanno ritenere ai tecnici di Dario Nardella che non ci siano rischi imminenti e che si possa attendere l’ inizio dei mega lavori di consolidamento da 1,5 milioni di euro fissati per settembre: « Le prove di carico ci hanno rassicurato, anche quelle dinamiche. E ulteriori rilevazioni batimetriche e sonar effettuate sulla pila a giugno ci hanno spinto a inviare loro una lettera per chiedere un’ integrazione della relazione sulla base degli ultimi monitoraggi » spiegano dal Comune. Il braccio di ferro balza però alla luce del sole. È una scoperta inattesa e per certi versi sorprendente: era noto che il Vespucci fosse un “osservato speciale”. Quel che non si sapeva era che tre esperti ne ritengono necessaria la chiusura: «Il ponte è secondo noi completamente scarico, per noi potrebbe collassare. Anche piccoli eventi sismici non apprezzabili incidono, poi ci sono le vibrazioni. La situazione è critica » spiega Paris. Qual è il problema? Realizzato tra il 1955 e il 1957 su progetto di Morandi, il Vespucci non è più un ponte ” sano”. In pratica il pilone in riva sinistra del ponte appoggia su un basamento di cemento armato che a sua volta si regge su circa 100 pali conficcati nel letto del fiume per 15 metri. In un punto i pali sono scoperti, ” scalzati”, non c’ è più terra intorno: «C’ è un buco di 4 metri», rivela Paris. E gli stessi pali sono ammalorati. Tutto dovuto al fatto che la corrente del fiume giunge sul pilone ” in diagonale”, non frontalmente, e questo ha provocato lo spostamento della terra intorno ai pali. Perché? La pre- esistente Pescaia di Santa Rosa ma anche la briglia delle Cascine e il ribassamento del letto del fiume a Ponte Vecchio, fatti dopo l’ alluvione del 1966, hanno creato una corrente imprevista in fase di progettazione, che ha scavato la terra. In 60 anni il Vespucci si è ammalato. Palazzo Vecchio rivendica che il ponte ha riavuto il collaudo statico. Restano le limitazioni di traffico ai mezzi sopra le 20 tonnellate e a settembre via ai lavori: molti pali andranno sostituiti e verrà riportata la ghiaia dove non c’ è più. Solo a tratti durante i lavori – la prima fase ora, la seconda in primavera – il ponte resterà chiuso. Sull’ altro ponte fiorentino progettato da Morandi, San Niccolò, Palazzo Vecchio annuncia lavori sui giunti. Intanto il Codacons diffida i prefetti di Firenze e Pisa chiedendo la chiusura per 30 giorni ai mezzi pesanti del Vespucci e di un viadotto a Pontedera: «Verifichi il Genio militare. E chiunque segnali casi a rischio». © RIPRODUZIONE RISERVATA Il punto a rischio A destra e in alto il pilone incriminato del ponte Vespucci. Sopra lo studio che indica il forte dislivello di terreno nel fondo dell’ Arno causato dal gioco delle correnti.
ernesto ferrara

Il Messaggero, 17/08/2018 04:36
Da Acilia alla Garbatella ponti sorvegliati speciali
la mappa delle opere sotto monitoraggio il comune: pronti 2 milioni per la magliana interrogazione sul viadotto della via del mare chiuso da giorni al passaggio dei mezzi pesanti
LO SCENARIO È stato chiuso qualche settimana fa, ma ora, alla luce del crollo del Morandi a Genova, il transennamento parziale (metà carreggiata) con contemporaneo divieto di transito ai mezzi pesanti sul ponte della via del Mare che collega l’ Ostiense con viale dei Romagnoli, ad Acilia, si addensano nuove ombre. Tanto che ieri la consigliera municipale Mariacristina Masi, presidente del gruppo FdI, si è affrettata a presentare un’ interrogazione scritta alla presidente del X Municipio Giuliana Di Pillo per chiedere lumi e una riunione urgente della commissione Lavori pubblici. GLI STANZIAMENTI Intanto, il Campidoglio fa sapere di avere messo a bilancio, nel 2018, due milioni di euro per interventi di manutenzione straordinaria sul Ponte del viadotto della Magliana, oggi «sorvegliato speciale», altri 5 per la progettazione e manutenzione straordinaria dei 400 ponti di Roma Capitale e 90 nel bilancio 2018-2020 per le opere di manutenzione, oltre a 10 per il monitoraggio e la sorveglianza, a cui è dedicata una speciale Unità organizzativa tecnica. Ma i numeri, oltre a sancire la necessità effettiva di continui lavori di conservazione e consolidazione, non bastano a sopire i timori sulle condizioni di infrastrutture dove transitano ogni giorno milioni di cittadini. Così ieri l’ assessore ai Lavori Pubblici Margherita Gatta è intervenuta anche con un post su Facebook per ribadire l’ attività costante del Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana (Simu) «a salvaguardia» della rete di ponti, strade e gallerie. L’ allerta ponti non riguarda solo Acilia («quel cavalcavia – dice Masi – è fondamentale per la viabilità del quadrante appesantita con il bel tempo anche dal turismo diretto sul litorale e non è chiaro il motivo per cui siano stati presi i provvedimenti, né se e quali lavori siano previsti»): dalla Via del Mare alla Pontina, dai ponti sulla Portuense fino alla Tangenziale, le segnalazioni ai vigili del fuoco per la caduta di calcinacci e i segnali d’ allarme si susseguono. A dicembre, in un convegno venne ipotizzato il «rischio crollo» per il Ponte della Magliana. Dopo i sopralluoghi con i tecnici comunali e i Vigili del fuoco sotto la supervisione della Prefettura, il Comune commissionò uno studio al professore Franco Braga de La Sapienza per verificarne le condizioni. «Le verifiche – spiega Antonio D’ Andrea, preside della Facoltà di Ingegneria – hanno permesso di escludere il rischio di crolli, evidenziando alcune necessità di manutenzione». «CHIUDERE AL TRAFFICO» Ma le opposizioni incalzano: il deputato FdI Federico Mollicone annuncia un’ interrogazione al ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Il Pd sollecita «un consiglio comunale straordinario per fare piena luce sulle reali condizioni di tutte le arterie, ponti e sopraelevate», prendendone in considerazione, se necessario, «la chiusura o l’ abbattimento». Il Codacons ha chiesto, ieri, lo stop al passaggio dei mezzi pesanti sul viadotto della Magliana. Ma a destare preoccupazione è anche Ponte Marconi sul Tevere. Qui più volte i pompieri sono intervenuti per una fessurazione il cui dilatamento è monitorato h24 da alcune placche. «A gennaio abbiamo presentato un’ interrogazione alla sindaca Virginia Raggi – dice Andrea Di Priamo, capogruppo FdI in aula Giulio Cesare – senza avere risposte». A oggi interventi di manutenzione sono in corso sul Ponte Principe Amedeo di Savoia, su Ponte Pasa e nella galleria Giovanni XXIII. Rischia di essere demolito il cavalcafferovia di via Giulio Ruocco che passa sulla Roma-Lido, alla Garbatella, lesionato dal sisma in Centro Italia del 2016. Alessia Marani © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Il Messaggero (ed. Abruzzo), 17/08/2018 04:36
l’ allarme dopo genova
«Se fossero pericolose avremmo già chiuso le autostrade»
`il vicepresidente del concessionario strada dei parchi rassicura su a24 e a25 `«se non si sbloccano i fondi per i nuovi lavori, la concessione torni allo stato»
IL QUADRO L’ AQUILA «Se fossero pericolose, non sarebbero aperte. C’ è in gioco la responsabilità del concessionario e del governo che vigila. C’ è un costante monitoraggio, anche straordinario, vista la sismicità dell’ area, in particolare su tutti i viadotti». Dopo il crollo del ponte Morandi di Genova, il vicepresidente del concessionario Strada dei Parchi Mauro Fabris rassicura gli abruzzesi circa la stabilità dei viadotti delle autostrade A24 e A25. «Siamo una realtà tra le poche in Italia che hanno realizzato il piano intervento di messa in sicurezza al 104 per cento rispetto a quanto previsto dal contratto con lo Stato: parliamo di 700 milioni spesi dal 2009 ad oggi – aggiunge – Non siamo preoccupati per il presente, ma per il futuro: se non saranno sbloccati i fondi per i nuovi interventi da fare valuteremo l’ opportunità di restituire la concessione al Governo». A inizio luglio intanto si sono conclusi i primi interventi urgenti di antiscalinamento per evitare lo scivolamento dei viadotti dalle pile per una spesa complessiva di 170 milioni. Tuttavia, i cantieri si sono fermati in attesa che il Governo sblocchi i 250 milioni stanziati dalla legge 123/2017 per gli ulteriori interventi di adeguamento sismico Misu. La Legge di stabilità ha anticipato infatti solo 58 milioni dei 250 per completare l’ antiscalinamento. Sulle condizioni del viadotto di Pietrasecca, a Carsoli, infine Fabris sottolinea: «L’ antiscalinamento è stato fatto, ma restano da fare gli interventi Misu che andranno eseguiti anche sui viadotti di Sant’ Onofrio, dello svincolo di Tornimparte, di Popoli e dello svincolo tra Bussi e Popoli». Intanto il sindaco dell’ Aquila Pierluigi Biondi con una lettera indirizzata a Strada dei parchi ha chiesto una relazione sulle manutenzioni preventive e programmate delle infrastrutture autostradali, dell’ attività di diagnostica, di viadotti, ponti e gallerie nel tratto di A24 ricadente nel territorio comunale, «dove l’ elevata sismicità del territorio e i drammatici fatti del 2009 hanno segnato profondamente una comunità che ancora oggi sconta un sentimento di profondo turbamento rispetto a disastri come quello del capoluogo ligure». «Il compito di un amministratore – aggiunge Biondi – è quello di garantire la tranquillità e l’ incolumità dei suoi concittadini. Ho chiesto che la documentazione sia fornita in tempi brevi». A chiedere lo sblocco delle somme per gli interventi di messa in sicurezza delle autostrade anche la deputata Stefania Pezzopane: «I ministri vanno in televisione e sui social per fare una ridicola caccia alle streghe. Ci dicano cosa faranno per la messa in sicurezza antisismica e per la verifica delle nostre strade ed autostrade. Nella passata legislatura ho presentato emendamenti per mettere in sicurezza l’ A24 e l’ A25, consentendo al concessionario di utilizzare a questo scopo i canoni previsti. Ora vanno utilizzati i fondi». Per il presidente regionale di Legambiente Giuseppe Di Marco, «la più grande opera pubblica di sicurezza e occupazionale resta la manutenzione». Tra le emergenze Legambiente segnala lo stato dei viadotti autostradali Teramo-Roma e Pescara-Roma e ricorda «il crollo del ponte sulla statale 16 all’ altezza della foce del Sangro, collassato all’ improvviso, i due ponti nel tratto Atessa-Lanciano, per tenuta dei pilastri, e i ponti chiusi che collegano l’ area industriale della Val di Sangro con la Campania per problemi di stabilità». Il Codacons intanto «diffida i prefetti di Pescara e L’ Aquila e chiede il blocco dei mezzi pesanti per 30 giorni». Marianna Galeota © RIPRODUZIONE RISERVATA.
marianna galeota

La Sicilia (ed. Caltanissetta), 17/08/2018 04:32
la psicosi crolli: segnalazione del codacons per la strada statale 626
«Un ponte da monitorare anche nei pressi di Capodarso»
Dopo il crollo del ponte Morandi a Genova, è nuovamente psicosi cedimenti anche nel Nisseno. In provincia si tratta, infatti, di un ritorno alla paura, dopo il crollo, avvenuto il 28 maggio del 2009, del viadotto Geremia II, in territorio di Butera, lungo la statale 626 Caltanissetta-Gela, arteria riaperta alla circolazione 31 luglio 2012.Nella giornata di ieri il Codacons ha diramato un elenco di viadotti, cavalcavia e ponti «sui quali è opportuno svolgere ispezioni e verifiche». E tra le strutture indicate c’ è anche un altro ponte sulla strada statale 626 Caltanissetta-Gela, a 100 metri dal bivio per Capodarso. La 626 è una delle strade attualmente più trafficate, anche dai mezzi pesanti, che collega la città all’ autostrada Palermo-Catania e alla statale 640 che smaltisce quasi tutto il traffico in arrivo o diretto alla provincia di Agrigento, dopo la chiusura, ormai da due anni, del viadotto San Giuliano. Anche in questa struttura – che negli ultimi tempi veniva percorsa a senso unico alternato – sono in corso accertamenti e verifiche sulla stabilità.Intanto il parlamentare di Forza all’ Assemblea regionale siciliana Michele Mancuso, con una nota dice: «Niente populismo niente chiacchiere. Servono certezze e il Governo regionale, il Parlamento tutto devono dare il primo esempio con la concretezza dell’ azione», sollecitando un aumento degli investimenti nelle infrastrutture viarie dove finora si è speso pochissimo e male. «Le infrastrutture – ha aggiunto Mancuso – non sono più solo speranza di sviluppo, sono anche certezza di futuro. Dobbiamo fare il possibile per essere attuali e soprattutto efficienti. La Sicilia merita attenzione più che mai. Il nostro prossimo nemico si chiama cemento. Quanto resisterà? Saremo capaci di dare ai nostri i giovani strade certe? Il Governo regionale, quello nazionale, la politica tutta non può permettersi incertezze. Gli investimenti in infrastrutture sono sempre pochi se pensiamo a quello che c’ è da fare».

L’Unione Sarda, 17/08/2018 04:20
Il “Selva” di Alghero, cineteatro di Morandi dal destino incerto
Per molti è solo un rudere che già da tempo avrebbe potuto lasciare spazio a un centro commerciale in centro città, ma il vecchio cinema Selva di Alghero è ancora in piedi solo perché ci ha messo lo zampino Riccardo Morandi, uno dei maestri dell’ ingegneria moderna italiana degli anni ’30, oggi nell’ occhio del ciclone per il crollo del viadotto di Genova. Tra le sue grandi opere, compare anche il progetto della balconata del cineteatro algherese, 1200 posti a sedere, di proprietà dei Selva, famiglia molto nota di imprenditori. La tesi, che ha frenato per anni la vendita dell’ immobile ai privati, prende spunto da un articolo pubblicato sulla rivista “L’ industria italiana del cemento” del dicembre 1940, dal titolo “Su un tipo di balconata per sale di spettacoli”. Il testo, firmato dallo stesso Morandi, cita il cinema Selva di Alghero come esempio di balconata a torsione compensata, un sistema inventato da lui per rendere più solido il loggione delle sale teatrali. «Mio nonno lo aveva cercato a Roma, chiedendo un suo consulto – conferma Raniero Selva, assessore all’ Ambiente – perché non voleva che il loggione superiore si reggesse sulle classiche colonne. Ma la realizzazione del progetto alla fine era stata affidata all’ ingegnere Fausto Cella». Nel 1999 partì una campagna di sensibilizzazione promossa dagli ambientalisti per salvare dalle ruspe il Nuovo Cinema Paradiso di Alghero, così era stato ribattezzato per l’ occasione il “Selva” progettato da Morandi. Wwf, Italia Nostra e Codacons Sardegna, avevano sollecitato l’ intervento del ministero per i Beni e le attività culturali e della Sovrintendenza ai beni architettonici. Gli ecologisti chiedevano che venisse sottoposto a vincolo monumentale ai sensi della legge 1089/1939 (tutela delle cose d’ interesse artistico o storico) perché, sostenevano, era stato disegnato proprio da Riccardo Morandi, il famoso ingegnere romano scomparso nel 1989. Alcuni docenti di Storia dell’ arte si erano uniti alla causa, certi che il vecchio stabile potesse rappresentare un aspetto significativo della storia architettonica e urbanistica contemporanea di Alghero e, pertanto, andasse salvato. La famiglia Selva, invece, quasi meravigliata da tutta quella mobilitazione, ha sempre sostenuto che l’ edificio era stato ideato e costruito dall’ ingegnere Fausto Cella, pronta a dimostrarlo con i documenti originali. In realtà il progetto di Morandi, avveniristico e geniale, non fu possibile realizzarlo alla lettera, proprio perché troppo avanti nei tempi rispetto a tecnologie e materiali allora reperibili in Sardegna. Non si trovava un metallo con quella durezza e quelle caratteristiche necessari a reggere l’ intera struttura. Il caso approdò persino all’ attenzione del Comitato nazionale beni culturali che, alla fine, non riconobbe l’ interesse culturale di quel cinema ancora oggi chiuso al pubblico.
caterina fiori

La Gazzetta del Mezzogiorno (ed. Basilicata), 17/08/2018 03:51
Stop ai mezzi pesanti sui viadotti a rischio
l’ appello del codacons. spilotro (unibas) e il caso «carpineto»
Bloccare il transito dei mezzi pesanti sul raccordo Potenza-Sicignano e sul ponte di San Nicola, a Palazzo San Gervasio. Lo ha chiesto il Codacons che ha diffidato il prefetto di Potenza, quale responsabile diretto della sicurezza pubblica, al quale è stato richiesto di disporre un blocco temporaneo per alleggerire il traffico sui viadotti a rischio. A qualche giorno dalla tragedia di Genova, dunque, anche in Basilicata tiene banco il tema dello stato delle infrastrutture sul territorio. Per l’ associazione dei consumatori, in particolare, in Basilicata sarebbero a rischio, necessitando di verifiche e indagine per accertarne il livello di sicurezza, il viadotto «Carpineto I» sul raccordo autostradale Potenza-Sicignano, il ponte San Nicola di Palazzo San Gervasio e il viadotto «Platano», del pari posto sul raccordo Sicignano-Potenza. Il tema, dunque, è tornato prepotentemente d’ attualità dopo l’ im mane tragedia che ha colpito il capoluogo ligure, tanto da determinare non solo una serie di prese di posizione, ma anche interventi e segnalazioni sui social. Così, oltre alle infrastrutture segnalate dal Codacons, su Facebook qualcuno ha ricordato che anche un viadotto della Potenza-Melfi e uno dei ponti di Matera città verserebbero in condizioni non proprio ottimali. A queste segnalazioni, poi, si aggiunge anche la situazione relativa al viadotto Molina, sulla Basentana, in merito al quale Anas ha confermato che la situazione sarebbe sotto controllo. Qualche anno fa, crollò il viadotto Calciano II sulla Basentana, cui seguì il crollo del ponte sulla Pisticci-Craco. Oggi la situazione più seria sembrerebbe essere quella del viadotto Carpineto: non a caso, in una nota stampa, il direttore dell’ Istituto di Tecnologia delle Costruzioni del Consiglio nazionale delle ricerche Cnr-Itc, Antonio Occhiuzzi, ha ricordato che quel ponte ha le stesse caratteristiche del Morandi, vale a dire «gli stralli in calcestruzzo armato precompresso, realizzati anche per altri viadotti analoghi, come in Basilicata ad esempio, che hanno mostrato una durabilità relativamen te ridotta. La statica di un ponte di questo tipo dipende fondamentalmente dal comportamento e dallo stato di salute degli stralli». Che fare, dunque? Abbattere o intervenire? «In moltissimi casi – ha aggiunto Occhiuzzi i costi per la manutenzione straordinaria a questi ponti superano quelli associabili alla demolizione e ricostruzione». Sul tema, Giuseppe Spilotro, docente di Geotecnica in quiescenza dell’ Unibasilicata, ha spiegato: «L’ argomento è complesso, ampio e insidioso: abbiamo un ponte sulla Potenza-Sicignano, il Carpineto, che è dello stesso tipo di quello crollato a Genova, sul quale per le fondazioni lavorai nel 1972. Credo che la tipologia chieda un monitoraggio attento delle condizioni delle parti delle strutture in cemento armato precompresso. L’ Anas pare che lo abbia in osservazione da due anni, avendo rilevato dei danni, ma, per il resto, che io sappia, ci sono per lo più problemi legati al dissesto idrogeologico». Per Spilotro ci vorrebbe un archivio delle criticità, ma «le Province sono stracariche di lavoro e, aggiungerei, non esiste più l’ occhio del cantoniere che oltre alla manutenzione conosceva e vedeva giornalmente l’ evoluzione delle situazioni potenzialmente critiche».

La Gazzetta del Mezzogiorno (ed. Nord Barese), 17/08/2018 03:51
richiesta al prefetto
Il Codacons: controlli da effettuare anche sulle strade della Bat
All’ indomani della tragedia accaduta a Genova il Codacons concentra la sua attenzione sullo stato delle infrastrutture sul territorio, e con riferimento alla Regione Puglia indica il viadotto di Trani della Statale 16 bis come uno dei manufatti che necessita «di verifiche e indagine per accertarne il livello di sicurezza». L’ Associazione chiede in una nota «il blocco dei mezzi pesanti su questo cavalcavia/viadotto per 30 giorni, così da dare modo ai tecnici di provvedere alle necessarie verifiche sullo stato e la sicurezza della struttura». Chiede anche “l’ impiego del genio militare, non di privati, per realizzare a stretto giro le verifiche necessarie insieme ai gestori, così da minimizzare l’ impatto sul traffico». «In questo senso – conclude la nota – il Codacons ha deciso di diffidare il prefetto di Barletta -Andria -Trani. A lui, chiamato in causa quale responsabile diretto della sicurezza pubblica, l’ Associazione chiede di disporre un blocco “temporaneo” per alleggerire il traffico sui viadotti a rischio: una necessità che s’ impone alla luce dei fatti per dar modo di svolgere un’ attenta opera di monitoraggio e valutazione del rischio, con disagi minimi per l’ economia e il commercio (vista la possibilità per gli autotrasportatori di individuare percorsi alternativi, come accade normalmente allorché i sindaci vietano il passaggio dei Tir nel loro Comune)». Chiarezza chiede anche Raimondo Lima, capogruppo consiliare di Fratelli d’ Italia Trani: «Sulla pubblica sicurezza non si scherza».

Quotidiano di Puglia, 17/08/2018 03:46
l’ ance
Codacons: necessario avviare verifiche sul viadotto di Trani
l’ associazione chiede il blocco dei tir per 30 giorni su quel tratto
Ponti da paura, anche la Puglia non è esente da rischi. Motivo per cui il Codacons chiede il «blocco dei mezzi pesanti sui viadotti a rischio per 30 giorni, così da dare modo ai tecnici di provvedere alle necessarie verifiche sullo stato e la sicurezza delle infrastrutture». All’ indomani della tragedia accaduta a Genova l’ associazione concentra la sua attenzione sullo stato delle infrastrutture sul territorio, e con riferimento alla Puglia indica un manufatto – la Statale 16 bis, viadotto Trani – che necessiterebbe di verifiche e indagine per accertarne il livello di sicurezza». Oltre a chiedere «il blocco dei mezzi pesanti su questo cavalcavia/viadotto per 30 giorni, così da dare modo ai tecnici di provvedere alle necessarie verifiche sullo stato e la sicurezza della struttura», il Codacons chiede anche «l’ impiego del genio militare per realizzare a stretto giro le verifiche necessarie insieme ai gestori, così da minimizzare l’ impatto sul traffico». Non solo. Parta anche una diffida al prefetto di Barletta-Andria-Trani. «A lui, chiamato in causa quale responsabile diretto della sicurezza pubblica chiediamo – aggiunge il Codacons – di disporre un blocco temporaneo per alleggerire il traffico sui viadotti a rischio: una necessità che s’ impone alla luce dei fatti, affinché si svolga un’ attenta opera di monitoraggio e valutazione del rischio, con disagi minimi per l’ economia e il commercio, vista la possibilità per gli autotrasportatori di individuare percorsi alternativi». Intanto, per segnalare situazioni di ponti e viadotti a rischio, l’ associazione mette il suo staff legale a disposizione dei cittadini ([email protected] e, a partire dal 20 agosto, anche il numero verde 800.582493». Sul crollo del ponte di Genova interviene pure il vice presidente di Ance Brindisi, Paolo Perrino, che sottolinea: «Il nostro è un Paese che ormai vive sull’ onda dei problemi, i piccoli e grandi problemi, le piccole e grandi tragedie diventano solo occasione per incanalare emotività collettive non sane ed attribuire colpe. In questo contesto, l’ individuazione sommaria della colpa, giusta o sbagliata, genera consenso. Quando accade una tragedia come quella di Genova, le responsabilità ci sono e c’ è la Magistratura che indagherà per attribuirle». E a proposito della polemica con la Società Autostrade, Perrino sottolinea come «anche la revoca delle concessioni cui sta pensando il Governo è una scelta strategica, che forse andrebbe meditata e non fatta sull’ onda emotiva del momento. Almeno andrebbero appurati i fatti. Si tratta di un principio di analisi che non tiene conto della realtà italiana. Occorre dire che tra le società concessionarie e gli enti proprietari di infrastrutture, Società Autostrade è tra quelle che spende di più in manutenzioni. Società Autostrade è comunque tra i pochi enti in Italia ad avere un registro completo del proprio patrimonio infrastrutturale. Negli enti periferici la situazione è assai più drammatica. La maggior parte degli enti locali, Comuni, Province non hanno nemmeno contezza delle proprie opere. Ma censirle è un lavoro immane». Per Perrino la ricetta è «investire in ricerca e in nuove opere per essere sempre all’ avanguardia nelle tecniche e nei materiali da impiegarsi». E conclude «i politici diano gli indirizzi politici nell’ immediato e a lungo termine, che si occupino di reperire i fondi necessari, che non facciano i giudici sommari sui media». M.C.M.

Gazzetta di Reggio, 17/08/2018 03:31
l’ organizzazione diffida il prefetto
Codacons: chiudete il ponte di Boretto Manghi: ormai è sicuro
lavori di manutenzione da un anno con un investimento di 2 milioni
Dopo il disastro di Genova il Codacons nazionale sollecita il blocco dei mezzi pesanti per un mese su molti ponti, anche per quello sul Po tra Boretto e Viadana – il quale «necessiterebbe di verifiche e indagine per accertarne il livello di sicurezza» – diffidando il prefetto di Reggio Emilia e chiedendo di «disporre uno stop “temporaneo” per alleggerire il traffico sui viadotti a rischio». Ma il presidente della Provincia di Reggio Giammaria Manghi rimarca che «sta per concludersi un intervento da oltre 2 milioni di euro che, a partire dallo scorso anno, ha interessato il ponte tra Boretto e Viadana. L’ investimento, reso possibile anche grazie al contributo delle Regioni Emilia-Romagna e Lombardia, ha comportato il rifacimento del piano viabile e, soprattutto, la sostituzione di 16 dei 58 giunti». /PAGine 2 e 3.

Gazzetta di Reggio, 17/08/2018 03:31
«Chiudete il ponte Boretto-Viadana» Il Codacons diffida il prefetto di Reggio
il presidente della provincia: «da un anno in corso i lavori da due milioni per la messa in sicurezza del manufatto»
REGGIO EMILIA Il Codacons, dopo il disastro di Genova, chiede il blocco dei mezzi pesanti per 30 giorni su molti ponti in Italia, anche per quello sul Po tra Boretto e Viadana – che «necessiterebbe di verifiche e indagine per accertarne il livello di sicurezza» – diffidando il prefetto di Reggio Emilia e chiedendo di «disporre uno stop “temporaneo” per alleggerire il traffico sui viadotti a rischio».Ma è proprio il ponte Boretto-Viadana quello su cui, negli ultimi anni, si è investito di più. «Sta per concludersi – rimarca il presidente della Provincia di Reggio, Giammaria Manghi – un significativo intervento da oltre 2 milioni di euro che, a partire dallo scorso anno, ha interessato il ponte tra Boretto e Viadana. L’ investimento, reso possibile anche grazie al contributo delle Regioni Emilia-Romagna e Lombardia, ha comportato il rifacimento del piano viabile e, soprattutto, la sostituzione di 16 dei 58 giunti, completando il lavoro già svolto nel tratto mantovano, nonché la realizzazione di una sorta di cuscino intorno alle fondazioni, con un primo strato di sacchi di sabbia e un secondo di massi ciclopici, delle pile centrali in alveo 5, 6 e 7 (la 8 e la 9 erano già state rinforzate nel 2006). Su queste tre pile, è stata anche realizzata una incamiciatura in acciaio dei pali di fondazione, proposta come opera gratuita di miglioria da parte della ditta che si è aggiudicata i lavori: in queste settimane stiamo quindi procedendo all’ affidamento di tali lavori, attraverso una variante all’ appalto iniziale, anche per le altre due pile in alveo, la 8 e la 9, lavori che dovrebbero iniziare nelle prossime settimane, ovviamente se il livello del Po lo permetterà. A cantiere ultimato, sarà quindi affidato un ulteriore incarico di collaudo che prevede una prova di carico in tre diversi punti delle travate, nonché la strumentazione del manufatto con sensori sia per verificare eventuali deformazioni anomale, sia per controllare le pile in fase di piena».Sul grande fiumeSempre sul Po, tra Reggio e Mantova, sta per partire un altro importante cantiere: «Ammontano a circa 3,8 milioni, stanziati dal Mit attraverso l’ ultima legge di bilancio del Governo Gentiloni, i lavori che saranno realizzati a breve sull’ altro manufatto che assicura i collegamenti tra Reggio e Mantova, il ponte tra Guastalla e Dosolo. Tali risorse, richieste e programmate insieme alla Provincia di Mantova, permetteranno un importante intervento di manutenzione straordinaria a partire dal ripristino del cemento armato». «La Provincia di Reggio Emilia – continua Manghi – si è fatta carico di progettare l’ opera e fungere da stazione appaltante e prevediamo di affidare i lavori di progettazione entro settembre per poter aggiudicare le opere la prossima primavera».provvedimentiLa Provincia – rimarca Manghi – ha sempre cercato di dedicare la massima attenzione alle condizioni dei circa 1.000 chilometri della propria rete stradale e allo stato dei 630 tra ponti e viadotti che, da sola o insieme ad altri enti, è chiamata a gestire. E ha cercato di farlo «anche in questi ultimi anni, come noto caratterizzati da un significativo calo di risorse che solo nell’ ultimo quinquennio hanno comportato per il bilancio di Palazzo Allende 112,9 milioni in meno». La Provincia ha cercato di sopperire in ogni modo a questo calo di risorse: dall’ alienazione di parte del proprio patrimonio immobiliare a una attenta gestione, fino alla decisione di non rispettare il Patto di stabilità per sbloccare la messa in sicurezza del ponte tra Boretto e Viadana e l’ adeguamento antisismico del liceo Chierici. Grazie a queste operazioni e al sostegno della Regione e, nell’ ultimo periodo, anche del Governo, la Provincia di Reggio Emilia è riuscita a realizzare e a programmare una serie di importanti interventi di manutenzione su ponti e viadotti.IN MONTAGNAProprio giovedì scorso – fa sapere la Provincia – sono state invece aperte le buste della gara d’ appalto, mediante avviso per manifestazione di interesse, dei lavori di messa in sicurezza del ponte della Sp 108 sul rio Sologno a Villa Minozzo, attualmente transitabile a senso unico alternato solo per i mezzi leggeri. L’ importo dei lavori è di 800.000 euro, metà della Provincia e metà della Regione: l’ assegnazione dell’ opera è prevista a fine mese in modo che i lavori, una volta espletate le procedure burocratiche, possano iniziare entro fine settembre. I tempi di realizzazione previsti sono 120 giorni dalla consegna dei lavori.Sono in corso, inoltre, le procedure di gara per altri interventi di manutenzione straordinaria (200.000 euro) di un tratto, comprensivo di viadotti, della Sp 486R Fondovalle Secchia, tra Lugo e Cerredolo. Con ulteriori 370.000 euro si interverrà su due ponti della Sp 62R Cispadana a Guastalla e tre ponti delle Sp 7 e 98 a Carpineti con sostituzione dei guard-rail e, sui manufatti in montagna, con opere di rinforzo di muratura e travi. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

La Nazione (ed. Pisa), 17/08/2018 03:23
Oltre 400 ponti e viadotti da curare Ma la Provincia non ha i soldi
ecco la mappa. il codacons: «viadotto di pontedera pericoloso»
di GABRIELE MASIERO SONO più di 400 i ponti di proprietà della Provincia di Pisa, l’ ente territoriale che più di ogni altro ha il compito di effettuarne la manutenzione e di tenere sotto controllo lo stato di salute di queste infrastrutture. In questi ultimi due anni alcuni di questi pèonti e viadotti sono diventati «osservati speciali» e destinatari di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Le risorse a disposizione della Provincia, dopo la riforma Delrio, sono esigue. Basti pensare che per mantenere in efficienza gli 800 km di strade provinciali servirebbero almeno dieci milioni di euro l’ anno di manutenzioni ordinarie, mentre l’ ente riformato ne può utilizzare circa tre. Ma quel che è peggio è la mancanza di manutenzioni nel tempo che fa salire la spese di quelle straordinarie a cifre esorbitanti. I 3 milioni a disposizione e il pasticcio istituzionale post riforma non regalano sonni tranquilli ad automobilisti e autotrasportatori. PER PROVARE a fare un quadro più esausitivo della situazione la Provincia ha siglato, nel novembre dell’ anno scorso, un’ intesa con l’ Università (dipartimento di ingegneria) per predisporre una ricognizione capace di classificare l’ indice di rischio degli oltre 400 ponti e viadotti del territorio e l’ ateneo è al lavoro da mesi. Poi si dovrà capire come finanziare gli interventi che servono per la messa in sicurezza delle infrastrutture più a rischio. Intanto, si è fatto quel che si poteva: il ponte dell’ Arnino, a Marina di Pisa, è stato rimesso a posto perché presentava problemi di staticità. Altrettanto è stato fatto a Cascine di Buti e sulla Statale 13 della Valdicecina. A Ripafratta, invece, dove il ponte è ancora in attesa di trovare una sua paternità, e dove tre rumeni sono morti volando nel Serchio dopo avere sfondato il parapetto con la loro auto, si aspetta ancora di capire come intervenire e chi deve pagare. Intanto, si è ristretto la carreggiata con alcuni new jersey per evitare il transito dei veicoli vicini al parapetto corroso dalla ruggine e tutt’ altro che sicuro. Sono in fase di ultimazione anche i lavori del ponte di Pontasserchio, mentre a Pisa il Comune ha appena avviato una ricognizione tecnica sullo stato di salute di ponti e viadotti cittadini. A Vecchiano ci sono 4 ponti sul Serchio, poi c’ è il ponte di Migliarino di proprietà di Anas, come il vecchio ponte autostradale di Ripafratta (attualmente chiuso), oltre a sei cavalcavia autostradali, altrettanti sottovia autostradali e due sottoferrovia. Più o meno la stessa situazione che riguarda anche i territori dei comuni di Pisa, San Giuliano, Cascina e Vicopisano. Sostanzialmente nessun problema, invece, a Calci dove ci sono solo piccoli ponti a campata unica e costantemente monitorati e, fa sapere l’ ufficio di protezione civile calcesano, comunque «su tutte le strade comunali è stato imposto il limite di peso e il transito dei veicoli con una stazza superiore a 7,5 tonnellate devono chiedere una specifica autorizzazione». IL CROLLO del Ponte Morandi (l’ ingegnere romano ha anche fatto parte dal 1965 al 1974 della commssione per il consolidamento della Torre pendente) ha riacceso i riflettori sulla situazione locale. E il Codacons ha immediatamente segnalato una forte criticità a Pontedera, sul viadotto della superstrada Firenze-Pisa-Livorno che collega via dei Panieracci a via del Podere, nella frazione di Gello e inviando, si legge in una nota dell’ associazione dei consumatori, «una diffida al prefetto, chiamato in causa quale responsabile diretto della sicurezza pubblica» e chiedendo, «di disporre un blocco “temporaneo” per alleggerire il traffico sui viadotti a rischio: una necessità che s’ impone alla luce dei fatti per dar modo di svolgere un’ attenta opera di monitoraggio e valutazione del rischio, con disagi minimi per l’ economia e il commercio (vista la possibilità per gli autotrasportatori di individuare percorsi alternativi)». La richiesta di stop è di 30 giorni, conclude il Codacons, «per dare modo ai tecnici di provvedere alle necessarie verifiche sullo stato e la sicurezza della struttura, impiegando il genio militare per realizzare a stretto giro le verifiche necessarie insieme ai gestori, così da minimizzare l’ impatto sul traffico».
gabriele masiero

Il Resto del Carlino, 17/08/2018 03:21
Alessandro Farruggia ROMA «CONSIDERANDO i soli ponti in calcestruzzo armato con più di 50 anni …
Alessandro Farruggia ROMA «CONSIDERANDO i soli ponti in calcestruzzo armato con più di 50 anni di vita ci sono almeno 10mila ponti teoricamente ‘a fine vita’ dei quali sarebbe essenziale fare un controllo approfondito, valutarne lo stato, per poi decidere se procedere a manutenzione straordinaria o a demolizione e ricostruzione». Non fa sconti Antonio Occhiuzzi, direttore dell’ istituto di tecnologia delle Costruzioni del Cnr. «Il problema – sottolinea – è enorme. Manca una regia di ampio respiro. Non esiste una lista unica delle infrastrutture a rischio. La manutenzione e il controllo della stabilità dei ponti è affidata alla concessionaria o all’ amministrazione titolare della strada, e ognuno fa come ritiene più opportuno, viste le risorse disponibili. A questo punto è indispensabile un piano Marshall da decine di milioni di euro che coinvolga le migliori competenze scientifiche; e ritardarne l’ avvio non fa che aumentare i costi». Codacons ha stilato una lista di ponti e viadotti che sono notoriamente a rischio e ha diffidato i prefetti affinché dispongano un blocco del traffico pesante, ma è chiaro che si naviga a vista. In Calabria è clamoroso il caso del ponte Cannavino/ponte di Celico, sulla statale 107 tra Paola e Crotone, che visibilmente ha un avvallamento al centro, è periodicamente oggetto di lavori ma che l’ Anas giura essere perfettamente sicuro. In Basilicata sul raccordo autostradale Potenza-Sicignano sono partiti i lavori sul viadotto Carpineto I, un’ altra delle opere di Morandi, del quale quattro anni fa una perizia chiesta dall’ Anas segnalò il degrado. In Lombardia all’ ordine del giorno i casi dei ponti 10, 12 e 14 e dello svicolo 26 della superstrada Milano Meda, dei quali una perizia aveva chiesto la chiusura entro fine agosto 2018, ma che la provincia ritiene «monitorati e sotto controllo» in attesa dei lavori finanziati dalla Regione che dovrebbero partire nel 2019. E poi sotto osservazione ci sono il viadotto dei Lavatoi a Como (aperto con limitazioni) e il cavalcavia Isella a Lecco. Partiti i lavori al malmesso ponte della statale 42 del Tonale all’ altezza di Ponte di Legno (Brescia). Tra Emila Romagna, Lombardia e Veneto ci sono quatto ponti sul Po sui quali i lavori sono in corso o stanno per partire. Sono il ponte sul Po a Colorno (Parma) chiuso dal settembre scorso per il quale si punta a una riapertura a maggio 2019; il Ponte ‘Giuseppe Verdi’ lungo la strada provinciale n 10 nei comuni di Zibello nel Parmense e di San Daniele Po nel Cremonese: i lavori dovrebbero iniziare a fine 2018 e terminare a giugno 2019. A giugno sono invece iniziati i lavori sul ponte tra Viadana e Borretto tra le province di Ferrara e Rovigo e all’ altezza di Occhiobello c’ è il ponte sul Po chiuso a maggio e che riaprirà a ottobre. In Toscana sono osservati speciali i ponti Vespucci (i lavori inizieranno a settembre) e il San Niccolò a Firenze, a Pontedera il ponte sulla superstrada che collega via dei Panieracci con via del Podere. Nel Lazio il ponte della Magliana e il ponte sulla via Braccianese Claudia a Civitavecchia. In Campania a Salerno il viadotto Gatto, a Napoli il ponte di Carmiano, mentre ad Ariano Irpino l’ Anas ha chiuso a luglio il viadotto Manna. Sulla A6 tra Piemonte e Liguria la concessionaria autostradale ha lavori in corso su ben otto ponti: Stura di Demonte, presso il raccordo di Fossano; Ferrania, tra gli svincoli di Altare e Millesimo; Chiaggi, tra gli svincoli di Millesimo e Ceva; Prione, tra gli svincoli di Niella Tanaro e Ceva ; Rio Valletta tra gli svincoli di Altare e Savona; Lazzaro tra gli svincoli di Altare e Savona; Case Svizzere, tra gli svincoli di Altare e Savona. In Sicilia chiusi il ponte sul fiume Gornaluga sulla SP 74 e il ‘viadotto Morandi’ ad Agrigento. Occhi puntati sul ponte sul Simeto della Catania-Palermo e molti altri. Perché i malati sono diecimila, una enormità. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
alessandro farruggia

La Nazione, 17/08/2018 03:16
Alessandro Farruggia ROMA «CONSIDERANDO i soli ponti in calcestruzzo armato con più di 50 anni …
Alessandro Farruggia ROMA «CONSIDERANDO i soli ponti in calcestruzzo armato con più di 50 anni di vita ci sono almeno 10mila ponti teoricamente ‘a fine vita’ dei quali sarebbe essenziale fare un controllo approfondito, valutarne lo stato, per poi decidere se procedere a manutenzione straordinaria o a demolizione e ricostruzione». Non fa sconti Antonio Occhiuzzi, direttore dell’ istituto di tecnologia delle Costruzioni del Cnr. «Il problema – sottolinea – è enorme. Manca una regia di ampio respiro. Non esiste una lista unica delle infrastrutture a rischio. La manutenzione e il controllo della stabilità dei ponti è affidata alla concessionaria o all’ amministrazione titolare della strada, e ognuno fa come ritiene più opportuno, viste le risorse disponibili. A questo punto è indispensabile un piano Marshall da decine di milioni di euro che coinvolga le migliori competenze scientifiche; e ritardarne l’ avvio non fa che aumentare i costi». Codacons ha stilato una lista di ponti e viadotti che sono notoriamente a rischio e ha diffidato i prefetti affinché dispongano un blocco del traffico pesante, ma è chiaro che si naviga a vista. In Calabria è clamoroso il caso del ponte Cannavino/ponte di Celico, sulla statale 107 tra Paola e Crotone, che visibilmente ha un avvallamento al centro, è periodicamente oggetto di lavori ma che l’ Anas giura essere perfettamente sicuro. In Basilicata sul raccordo autostradale Potenza-Sicignano sono partiti i lavori sul viadotto Carpineto I, un’ altra delle opere di Morandi, del quale quattro anni fa una perizia chiesta dall’ Anas segnalò il degrado. In Lombardia all’ ordine del giorno i casi dei ponti 10, 12 e 14 e dello svicolo 26 della superstrada Milano Meda, dei quali una perizia aveva chiesto la chiusura entro fine agosto 2018, ma che la provincia ritiene «monitorati e sotto controllo» in attesa dei lavori finanziati dalla Regione che dovrebbero partire nel 2019. E poi sotto osservazione ci sono il viadotto dei Lavatoi a Como (aperto con limitazioni) e il cavalcavia Isella a Lecco. Partiti i lavori al malmesso ponte della statale 42 del Tonale all’ altezza di Ponte di Legno (Brescia). Tra Emila Romagna, Lombardia e Veneto ci sono quatto ponti sul Po sui quali i lavori sono in corso o stanno per partire. Sono il ponte sul Po a Colorno (Parma) chiuso dal settembre scorso per il quale si punta a una riapertura a maggio 2019; il Ponte ‘Giuseppe Verdi’ lungo la strada provinciale n 10 nei comuni di Zibello nel Parmense e di San Daniele Po nel Cremonese: i lavori dovrebbero iniziare a fine 2018 e terminare a giugno 2019. A giugno sono invece iniziati i lavori sul ponte tra Viadana e Borretto tra le province di Ferrara e Rovigo e all’ altezza di Occhiobello c’ è il ponte sul Po chiuso a maggio e che riaprirà a ottobre. In Toscana sono osservati speciali i ponti Vespucci (i lavori inizieranno a settembre) e il San Niccolò a Firenze, a Pontedera il ponte sulla superstrada che collega via dei Panieracci con via del Podere. Nel Lazio il ponte della Magliana e il ponte sulla via Braccianese Claudia a Civitavecchia. In Campania a Salerno il viadotto Gatto, a Napoli il ponte di Carmiano, mentre ad Ariano Irpino l’ Anas ha chiuso a luglio il viadotto Manna. Sulla A6 tra Piemonte e Liguria la concessionaria autostradale ha lavori in corso su ben otto ponti: Stura di Demonte, presso il raccordo di Fossano; Ferrania, tra gli svincoli di Altare e Millesimo; Chiaggi, tra gli svincoli di Millesimo e Ceva; Prione, tra gli svincoli di Niella Tanaro e Ceva ; Rio Valletta tra gli svincoli di Altare e Savona; Lazzaro tra gli svincoli di Altare e Savona; Case Svizzere, tra gli svincoli di Altare e Savona. In Sicilia chiusi il ponte sul fiume Gornaluga sulla SP 74 e il ‘viadotto Morandi’ ad Agrigento. Occhi puntati sul ponte sul Simeto della Catania-Palermo e molti altri. Perché i malati sono diecimila, una enormità. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
alessandro farruggia

Il Giorno, 17/08/2018 03:11
Alessandro Farruggia ROMA «CONSIDERANDO i soli ponti in calcestruzzo armato con più di 50 anni …
Alessandro Farruggia ROMA «CONSIDERANDO i soli ponti in calcestruzzo armato con più di 50 anni di vita ci sono almeno 10mila ponti teoricamente ‘a fine vita’ dei quali sarebbe essenziale fare un controllo approfondito, valutarne lo stato, per poi decidere se procedere a manutenzione straordinaria o a demolizione e ricostruzione». Non fa sconti Antonio Occhiuzzi, direttore dell’ istituto di tecnologia delle Costruzioni del Cnr. «Il problema – sottolinea – è enorme. Manca una regia di ampio respiro. Non esiste una lista unica delle infrastrutture a rischio. La manutenzione e il controllo della stabilità dei ponti è affidata alla concessionaria o all’ amministrazione titolare della strada, e ognuno fa come ritiene più opportuno, viste le risorse disponibili. A questo punto è indispensabile un piano Marshall da decine di milioni di euro che coinvolga le migliori competenze scientifiche; e ritardarne l’ avvio non fa che aumentare i costi». Codacons ha stilato una lista di ponti e viadotti che sono notoriamente a rischio e ha diffidato i prefetti affinché dispongano un blocco del traffico pesante, ma è chiaro che si naviga a vista. In Calabria è clamoroso il caso del ponte Cannavino/ponte di Celico, sulla statale 107 tra Paola e Crotone, che visibilmente ha un avvallamento al centro, è periodicamente oggetto di lavori ma che l’ Anas giura essere perfettamente sicuro. In Basilicata sul raccordo autostradale Potenza-Sicignano sono partiti i lavori sul viadotto Carpineto I, un’ altra delle opere di Morandi, del quale quattro anni fa una perizia chiesta dall’ Anas segnalò il degrado. In Lombardia all’ ordine del giorno i casi dei ponti 10, 12 e 14 e dello svicolo 26 della superstrada Milano Meda, dei quali una perizia aveva chiesto la chiusura entro fine agosto 2018, ma che la provincia ritiene «monitorati e sotto controllo» in attesa dei lavori finanziati dalla Regione che dovrebbero partire nel 2019. E poi sotto osservazione ci sono il viadotto dei Lavatoi a Como (aperto con limitazioni) e il cavalcavia Isella a Lecco. Partiti i lavori al malmesso ponte della statale 42 del Tonale all’ altezza di Ponte di Legno (Brescia). Tra Emila Romagna, Lombardia e Veneto ci sono quatto ponti sul Po sui quali i lavori sono in corso o stanno per partire. Sono il ponte sul Po a Colorno (Parma) chiuso dal settembre scorso per il quale si punta a una riapertura a maggio 2019; il Ponte ‘Giuseppe Verdi’ lungo la strada provinciale n 10 nei comuni di Zibello nel Parmense e di San Daniele Po nel Cremonese: i lavori dovrebbero iniziare a fine 2018 e terminare a giugno 2019. A giugno sono invece iniziati i lavori sul ponte tra Viadana e Borretto tra le province di Ferrara e Rovigo e all’ altezza di Occhiobello c’ è il ponte sul Po chiuso a maggio e che riaprirà a ottobre. In Toscana sono osservati speciali i ponti Vespucci (i lavori inizieranno a settembre) e il San Niccolò a Firenze, a Pontedera il ponte sulla superstrada che collega via dei Panieracci con via del Podere. Nel Lazio il ponte della Magliana e il ponte sulla via Braccianese Claudia a Civitavecchia. In Campania a Salerno il viadotto Gatto, a Napoli il ponte di Carmiano, mentre ad Ariano Irpino l’ Anas ha chiuso a luglio il viadotto Manna. Sulla A6 tra Piemonte e Liguria la concessionaria autostradale ha lavori in corso su ben otto ponti: Stura di Demonte, presso il raccordo di Fossano; Ferrania, tra gli svincoli di Altare e Millesimo; Chiaggi, tra gli svincoli di Millesimo e Ceva; Prione, tra gli svincoli di Niella Tanaro e Ceva ; Rio Valletta tra gli svincoli di Altare e Savona; Lazzaro tra gli svincoli di Altare e Savona; Case Svizzere, tra gli svincoli di Altare e Savona. In Sicilia chiusi il ponte sul fiume Gornaluga sulla SP 74 e il ‘viadotto Morandi’ ad Agrigento. Occhi puntati sul ponte sul Simeto della Catania-Palermo e molti altri. Perché i malati sono diecimila, una enormità. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
alessandro farruggia

Il Resto del Carlino (ed. Rovigo), 17/08/2018 02:49
METEO
Il Ferragosto ha portato con sé quest’ anno una stangata ai danni dei consumatori, chiamati a pagare il 7% in più rispetto allo scorso anno per le proprie vacanze estive: 47 euro in più a persona per la classica settimana di villeggiatura al mare. A dirlo il Codacons in una nota.

Il Resto del Carlino (ed. Reggio Emilia), 17/08/2018 02:48
Manghi fa il punto della situazione «Gestiamo mille chilometri di strade e 630 ponti Ma servono più risorse per le Province» E Codacons diffida il prefetto per i mezzi pesanti
DOPO il crollo del viadotto Morandi a Genova, il Codacons ha chiesto il blocco dei mezzi pesanti per 30 giorni su molti ponti in Italia, tra cui anche il ponte Viadana-Boretto. «In questo senso il Codacons – che ha diffuso una nota – ha deciso di diffidare i prefetti di Reggio Emilia e Parma». Intanto la provincia, per bocca del presidente Giammaria Manghi, manda una nota dove si fa il punto della situazione. Mille chilometri di strade e 630 tra ponti e viadotti, questo il malloppo gestito dalla Provincia. Che in 5 anni con la spending review e i tagli ha rinunciato a 112,9 milioni. La scelta di non rispettare il Patto di stabilità è servita per la messa in sicurezza del ponte tra Boretto e Viadana e l’ adeguamento antisismico del liceo Chierici.«Sta per concludersi un significativo intervento da oltre 2 milioni di euro – spiega Manghi – che, a partire dallo scorso anno, ha interessato il ponte tra Boretto e Viadana. L’ investimento ha comportato il rifacimento del piano viabile e, soprattutto, la sostituzione di 16 dei 58 giunti, nonché la realizzazione di una sorta di cuscino intorno alle fondazioni delle pile centrali in alveo 5, 6 e 7. A cantiere ultimato, sarà quindi affidato un ulteriore incarico di collaudo che prevede una prova di carico in tre diversi punti delle travate, nonché la strumentazione del manufatto con sensori sia per vericare eventuali deformazioni anomale, sia per controllare le pile in fase di piena». «Giovedì scorso – continua – sono state invece aperte le buste della gara d’ appalto dei lavori di messa in sicurezza del ponte della Sp 108 sul rio Sologno a Villa Minozzo. L’ importo dei lavori è di circa 800.000 euro. Sono in corso, inoltre, le procedure di gara per altri interventi di manutenzione straordinaria (200.000 euro) di un tratto, comprensivo di viadotti, della Sp 486R Fondovalle Secchia, tra Lugo e Cerredolo».

Libero, 17/08/2018 02:45
la mappa della paura stilata dal cnr
In Lombardia ci sono nove ponti a rischio crollo
GIUSEPPE SPATOLA La tragedia del Ponte Morandi a Genova ha risvegliato la paura in Lombardia, dove i ponti che il Cnr – il Consiglio Nazionale delle Ricerche – ha valutato come “a rischio” sono almeno una decina. Un elenco che corre da nord a sud per tutta la regione senza risparmiare le grandi vie di comunicazione né i passaggi obbligati sui grandi fiumi della regione. Tra questi il semaforo giallo è stato dato al Viadotto dei Lavatoi a Como, al cavalcavia di Isella a Civate, chiuso al transito ormai dal novembre 2016. Non solo. Risalendo per la Vallecamonica è ancora “attenzionato” anche il viadotto sulla statale 42 del Tonale all’ altezza di Ponte di Legno (Brescia). Ma il Cnr ha messo nel mirino anche due ponti sulla sulla Superstrada Milano-Meda, in Brianza, a Cesano Maderno e Bovisio Masciago. Stessa condizione che si registra nella bassa padana, soprattutto al confine con l’ Emilia Romagna. Qui sono quattro i ponti che sono monitorati a livello nazionaziole: dal ponte sul Po Viadana-Borretto a quelli di Colorno-Casalmaggiore e Ragazzola – San Daniele per finire su quello della Becca nel basso pavese alla confluenza tra Po e Ticino. Intanto, mentre Anas e istituzioni proseguiranno con le indagini di stabilità previste e pianificate dopo il crollo del viadotto di Annone nel 2016, il Codacons ieri ha chiesto il blocco dei mezzi pesanti sui cavalcavia e i viadotti “a rischio” per 30 giorni, così da dare modo ai tecnici del genio militare di «provvedere alle necessarie verifiche sullo stato e la sicurezza della struttura». Da qui la decisione di diffidare i prefetti di Lecco, Como, Milano, Monza e Brianza a ignorare la richiesta e disporre un blocco “temporaneo” per alleggerire il traffico sui viadotti a rischio. Già prima del disastro di Genova la situazione sulla superstrada Milano-Meda, riguardo lo stato dei ponti che l’ attraversano, è entrata nel mirino dell’ opinione pubblica. Al centro le condizioni di sicurezza proprio dei ponti definiti a rischio. Una situazione conosciuta dalla provincia di Monza, guidata da Roberto Invernizzi che ha spiegato che c’ è l’ intenzione di «mantenere aperta la superstrada che unisce Milano con la Brianza dove ogni giorno transitano 100mila auto». Tutto mentre esiste una relazione dell’ agosto 2017 firmata dall’ ingegnere Giuseppe Giunta, tecnico incaricato dalla Provincia di Monza e della Brianza di verificare le condizioni dei cavalcavia aveva decretato la necessità di bloccarli al traffico a fine agosto. In questo senso il consigliere regionale Andrea Monti ha affondato il colpo. «Si parla – ha spiegato – senza mezzi termini di alcuni ponti della superstrada Milano-Meda che sarebbero a forte rischio. La situazione è certo critica, ma negli ultimi mesi in Regione abbiamo lavorato per trovare risorse extra da destinare a questa importante arteria, anche lavorando in maniera trasversale tra le forze politiche, grazie soprattutto alla sensibilità mostrata dal nuovo Assessore Claudia Terzi, pronta a mettere tutte le risorse possibili per finanziare i lavori necessari». Un appello a cui la Provincia ha risposto ricordando come proprio sul tratto della Milano-Meda «sono state fatte in questi giorni ispezioni visive sia allo svincolo di Meda (km 142+974) sia sul ponte 14 all’ altezza di via San Benedetto a Cesano Maderno (Km 140+228)». Intanto dalla Regione arriveranno tre milioni e 250mila euro per riqualificare la strada provinciale ex SS35 dei Giovi-Milano-Meda. «Nel dettaglio – ha spiega Claudia Terzi – un milione e 450mila euro sono destinati a interventi per il consolidamento di 4 ponti, mentre un milione e 800mila euro a lavori di riqualificazione e messa in sicurezza, compresi gli interventi su ulteriori ponti, che saranno individuati dall’ ente gestore e proprietario della strada, ossia la Provincia di Monza, nell’ ambito di un programma di riqualificazione da definirsi di intesa con Regione Lombardia, e da realizzarsi anche per lotti successivi». Come dire che i ponti a rischio in Lombardia ci sono ma niente allarmisimi. Intanto, mentre la Regione ha stanziato i fondi a nord, a sud della Lombardia il governo ha messo una pezza sui viadotti che attraversano il Po. La cifra è quella indicata già in passato, 35 milioni di euro per i ponti che scavalcano il Grande Fiume. riproduzione riservata.

Il Mattino (ed. Salerno), 17/08/2018 02:39
Viadotto Gatto, ok il primo check up Napoli: ora monitoraggio permanente
«Risultati soddisfacenti». Queste le prime, parziali, conclusioni che Istemi trae dalle analisi effettuate sul viadotto Gatto, rese note nel tardo pomeriggio di ieri. Il Comune di Salerno è infatti andato in pressing sulla società specializzata di Mercato San Severino, incaricata nel maggio scorso di effettuare le verifiche strutturali e statiche sul viadotto Gatto, per la consegna delle risultanze degli approfondimenti tecnici che dovranno chiarire in maniera definitiva e complessiva quali saranno gli interventi da programmare e realizzare sulla strada sopraelevata per garantirne sicurezza e stabilità. L’ INCONTRO Ieri pomeriggio, la comandante della Polizia Municipale Elvira Cantarella ha incontrato i tecnici della Istemi per fare il punto sui controlli e capire quali siano i tempi per la consegna della relazione tecnica che dovrebbe accertare lo stato dell’ arte e tracciare la linea per gli interventi che interesseranno il viadotto. Nella giornata di ieri sono arrivati i primi riscontri delle verifiche eseguite sul viadotto Gatto nell’ ambito del programma di monitoraggio inziato a maggio. Secondo quanto riferito dall’ assessore alla mobilità e urbanistica Mimmo De Maio, sono state eseguite indagini sulla prima serie di piloni che hanno dato esito «positivo e soddisfacente riguardo alla tenuta statica e funzionale dell’ infrastruttura». Il Comune ha anche fatto sapere che l’ attività proseguirà su tutto il viadotto anche mediante prove di carico, utilizzo di droni e baybridge per concludersi entro la fine del mese di settembre quando sarà consegnata la relazione finale. «Il Comune di Salerno – dichiara il sindaco Vincenzo Napoli – è attento per quanto di competenza alla verifica dell’ efficienza e funzionalità di tutte le infrastrutture presenti in città. Abbiamo più volte, ad esempio, sollecitato gli importanti lavori attualmente in corso a cura dell’ Anas sulla Tangenziale di Salerno». LE VERIFICHE Ma le rassicurazioni non bastano, l’ amministrazione è pronta a rilanciare avviando un monitoraggio permanente dell’ opera, come annunciato dal primo cittadino. «Abbiamo accolto con soddisfazione questi primi risultati riguardo al viadotto Gatto e, d’ intesa con l’ assessore Mimmo De Maio e la giunta siamo al lavoro per predisporre un nuovo bando di gara che permetta di assegnare un incarico di monitoraggio permanente per garantirne la fruizione in totale sicurezza e serenità – rivela Napoli – Nello stesso tempo verificheremo ogni utile dispositivo di mobilità ove si ritenesse necessario per migliorare la fruizione del viadotto ed intensificheremo l’ attività istituzionale per il completamento del tunnel autostradale Porta Ovest, opera strategica per la città ed il sistema portuale». LA RICHIESTA Intanto il Codacons accende nuovamente i riflettori sull’ ormai annosa questione del viadotto includendolo in un elenco di opere campane per cui chiedono verifiche immediate. L’ associazione dei consumatori caldeggia, inoltre, il blocco dei mezzi pesanti sul viadotto per un periodo di trenta giorni per chiudere celermente gli accertamenti necessari e l’ impiego del genio militare – non di privati – per realizzare a stretto giro le verifiche necessarie insieme ai gestori. Richieste giunte sul tavolo del prefetto di Salerno Francesco Russo, in quanto responsabile diretto della sicurezza sul territorio. Tra le infrastrutture per cui il Codacons chiede approfondimento figurano anche il ponte alla foce del fiume Sele SP 175 ed il viadotto Vietri. «Per il viadotto Gatto – conclude il Codacons – conviene ricordare le nostre denunce grazie alle quali è emerso come da quando è stato costruito, 40 anni fa, il viadotto non sia stato mai revisionato, come emerge dalla dichiarazione resa dall’ ingegner Micillo del Comune di Salerno. Proprio sulla base di questi fatti la Procura ha aperto un procedimento e sequestrato i verbali della commissione trasparenza del Comune di Salerno, dove l’ ingegnere ha reso queste dichiarazioni». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
carmen incisivo

Il Manifesto, 17/08/2018 00:45
inversione di marcia
L’ Anas si riprende 6mila chilometri, stop al «Federalismo stradale»
ADRIANA POLLICE II L’ Anas (da gennaio 2018 sotto il controllo delle Ferrovie dello stato) è l’ ente che sta gestendo l’ inversione di marcia delle politiche in tema di infrastrutture stradali. Con l’ avvio della riforma nel 2001, infatti, circa la metà della rete Anas è stata trasferita alle regioni e poi alle province. Erano gli anni del «Federalismo stradale» ma, dopo circa un decennio, sono stati gli stessi enti locali a chiedere allo stato di riprendersi le infrastrutture. La frammentazione è stata un fallimento. Dal 2006 al 2010 sono state ridimensionate le risorse dallo stato alle regioni per la riclassificazione della rete. Un atto che ha peggiorato le difficoltà economiche degli enti locali. Particolarmente difficile, poi, la situazione delle province: «Gestiamo 130mila chilometri di strade e almeno 30mila tra ponti, viadotti e gallerie – ha spiegato il presidente dell’ Unione province italiane, Achille Variati-. Coni tagli della manovra economica 2015 è diventato impossibile fare la manutenzione. I controlli avvengono solo a vista». Oltre 5mila chilometri sono chiusi per frane, smottamenti o perché insicuri. «Abbiamo chiesto un incontro al ministro Toninelli – conclude – per ribadire l’ urgenza di un fondo nazionale dedicato alle provinciali». Il Mit ha sviluppato il piano Rientro Strade per far indirizzare 6.250 chilometri di assi viari di 11 regioni verso la gestione Anas. L’ iter è iniziato ad agosto 2017. Lo scopo è «recuperare il deficit manutentivo accumulato». Il primo atto c’ è stato proprio a inizio mese in Liguria, con il passaggio di circa 280 chilometri all’ Anas. Per il periodo 2016-2020, su 23 miliardi di finanziamenti, quasi 11 miliardi sono destinati a manutenzione, adeguamento e messa in sicurezza. Un capitolo che include però molte voci: verifica del corpo stradale, cura delle opere d’ arte, guard-rail, segnaletica, illuminazione, impianti tecnologici fino al piano tappa buche. Capitolo a parte per il monitoraggio di ponti e viadotti: sono previsti circa 350 milioni l’ anno e, con la rimodulazione del fondo Infrastrutture, dovrebbero poi arrivare ulte riori 200 milioni l’ anno. Particolamente attenzionati i ponti Morandi Akragas I e II, ad Agrigento: il più piccolo, il II, ha una viabilità limitata in attesa di lavori; I è chiuso e si sta valutando con il sindaco se abbatterlo e potenziale la viabilità alternativa. Tema verifiche: in corso un piano di monitoraggio elettronico degli oltre 13mila ponti, viadotti e cavalcavia Anas. Chiusa la fase di sperimentazione, devono partire i bandi. Si tratta di sensori che captano le anomalie accanto ad applicazioni per catalogare i parametri necessari a capire lo stato e il comportamento delle opere. «In Italia i ponti scaduti e da revisionare sono circa 10mila spiega Antonio Occhiuzzi, del Cnr -. Gli elementi principali alla base del rischio crollo sono i volumi di traffico e l’ età dei manufatti». Il Codacons chiede «ai prefetti che dispongano il blocco dei mezzi pesanti sui viadotti a rischio per provvedere alle verifiche con il genio militare».

ilcentro.it, 17/08/2018 00:37
Il Codacons: ecco i ponti a rischio
PESCARA . Una diffida ai prefetti dell’ Aquila e di Pescara affinché dispongano il blocco, per 30 giorni, dei mezzi pesanti sui cavalcavia e sui viadotti di A24 e A25, in attesa di verifiche da parte del genio militare sullo stato di sicurezza delle due autostrade. È l’ iniziativa del Codacons, dopo la tragedia accaduta a Genova. Anche in Abruzzo, secondo il Codacons, esistono una serie di manufatti «che necessiterebbero di verifiche», e in particolare, «i viadotti A24-A25 di Popoli, gli svincoli di Bussi e Tornimparte, e il tratto di A25 che collega Pratola Peligna a Cocullo». Ai prefetti, chiamati in causa quali responsabili diretti della sicurezza pubblica, l’ associazione chiede di disporre «un blocco temporaneo per alleggerire il traffico sui viadotti a rischio: una necessità che s’ impone alla luce dei fatti per dar modo di svolgere un’ attenta opera di monitoraggio e valutazione del rischio, con disagi minimi per l’ economia e il commercio, vista la possibilità per gli autotrasportatori di individuare percorsi alternativi». Il Codacons mette il suo staff legale a disposizione dei cittadini abruzzesi che vogliano segnalare situazioni di ponti e viadotti a rischio. Per contattare l’ Associazione basta scrivere all’ indirizzo [email protected], o – dal 20/8 – contattare il numero verde 800.582493 . Anche la Fita Cna, l’ associazione delle imprese di autotrasporto, chiede «un piano straordinario per verificare lo stato di sicurezza delle strade abruzzesi, particolarmente problematiche sia per i mezzi pesanti che per le auto. La richiesta», spiega in una nota il presidente regionale, Gianluca Carota , «muove dalla particolarità del nostro sistema viario, caratterizzato da complessa struttura orografica della regione, ma anche segnato dai danni provocati dai terremoti e dalle precipitazioni straordinarie degli anni passati. Ponti, viadotti e gallerie, sono gli elementi distintivi che caratterizzano i tre tratti autostradali che attraversano la nostra regione: sia A24 e A25 in direzione di Roma, sia A14 Adriatica, che proprio nel pezzo abruzzese si caratterizza come forse il più pericoloso dell’ intero percorso che va dalla Puglia all’ Emilia. Si tratta di percorsi già di per sé pericolosi, in ragione della loro conformazione, ma che una carenza di manutenzione può far diventare micidiali». Una richiesta, che si estende anche al sistema delle statali e delle strade ad alta densità di traffico». (c.s.)

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