«Rsa, sospetto Covid per 40% dei morti»
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fonte:
- L`Eco di Bergamo
Il caso
I risultati del report dell’istituto superiore di sanità al termine di un’indagine in 1.018 case di riposo italiane
Bergamo in testa per tasso di mortalità: 18%.
Imminente l’apertura di un filone nell’ indagine sull’ospedale di Alzano
Il 40,2% dei deceduti nelle Rsa italiane dall’inizio di febbraio era positivo al Covid-19 o aveva sintomi compatibili con la malattia. È il risultato del report dell’ Istituto superiore di sanità reso noto ieri. Secondo il rapporto, il tasso di mortalità fra gli ospiti, considerando i decessi di persone risultate positive o con sintomi simil-influenzali, è del 3,3%, ma sale fino al 6,7% in Lombardia: Bergamo è la provincia più colpita, con una mortalità che supera il 18% (23,05%, secondo i sindacati bergamaschi che hanno raccolto dati in 53 delle 65 strutture della nostra provincia). La percentuale più alta di vittime, circa il 36% del totale, si è avuta nel periodo tra il 16 e il 31 marzo. I decessi, ha spiegato Graziano Onder, uno dei curatori del report, corrispondono a circa il 7% del numero complessivo degli anziani residenti nelle Rsa, calcolato in oltre 80.000. «Delle 1.018 strutture che hanno risposto – si legge nel documento -, 842 (82,7%) hanno riportato la mancanza di dispositivi di protezione individuale, mentre 203 (19,9%) hanno riportato una scarsità di informazioni ricevute circa le procedure da svolgere per contenere l’ infezione. Inoltre, 105 (10,3%) strutture segnalano una mancanza di farmaci, 335 (32,9%)l’ assenza di personale sanitario e 111 (10,9%) difficoltà nel trasferire i residenti affetti da Covid-19 in strutture ospedaliere. Infine – conclude il rapporto -, 260 strutture (25,5%) dichiarano di avere difficoltà nell’ isolamento dei residenti affetti da Covid-19, e 143 hanno indicato l’ impossibilità nel far eseguire i tamponi». Intanto a Bergamo l’ apertura di un filone sulle Rsa appare sempre più imminente. Sulle vicenda delle morti nelle case di riposo della Bergamasca sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri del Nas di Brescia, che fino a ieri – a quanto risulta al nostro giornale – non avevano ancora ricevuto una delega dalla Procura di Bergamo. Che ha sì, aperto un fascicolo per epidemia colposa a carico di ignoti, ma che per ora sta compiendo indagini su quanto accadde il 23 febbraio, giorno in cui il Covid-19 fu scoperto in Bergamasca, all’ ospedale di Alzano. Anche nelle ultime ore è stato sentito dagli inquirenti personale sanitario del presidio ospedaliero, chiamato a raccontare che cosa avvenne quella domenica e se tutti i protocolli furono rispettati. Per quanto concerne le Rsa, invece, i carabinieri del Nas stanno compiendo ispezioni per creare una lista di strutture da sottoporre eventualmente alla Procura. Vengono depennate le case di riposo dove non si sono registrate morti da sospetto Covid, dove sono risultati spazi separati e dove il personale ha sempre indossato i dispositivi di protezione. Ma, anche se non ci fosse alcuna posizione meritevole di approfondimento, il filone sarà quasi certamente aperto. Perché negli uffici della Procura sul tema Rsa stanno piovendo esposti. Compreso quello di Codacons, depositato nei giorni scorsi, stilato sulla base di informazioni giornalistiche e nel quale c’ è una lista di nove Rsa bergamasche. Infine, ieri il segretario generale provinciale della Cgil Gianni Peracchi ha chiesto che si faccia chiarezza su «dati non sempre accessibili, pressioni per non chiudere a visite di parenti ed esterni ad alcune Rsa» e «sui silenzi protratti troppo a lungo sulle vicenda del pronto soccorso di Alzano».
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