Rsa, sono partite le verifiche del Nas
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fonte:
- l`Adige
ieri a cadine, modello “virtuoso”: nessun contagio tra ospiti e personale
Perché in alcune Rsa si contano decine di vittime e, in altre, il Coronavirus non è riuscito a varcare le porte della struttura? A questa domanda stanno provando a rispondere anche i carabinieri del Nas di Trento che, già da settimane, stanno monitorando quanto accade nelle case di riposo trentine. Per farlo ieri hanno iniziato ad esaminare le strutture più “virtuose”, ovvero quelle in cui non si contano casi di contagio, anche per capire se qui siano state messe in atto misure diverse o più stringenti. Come è successo alla Rsa Casa Famiglia di Cadine, dove non si contano persone positive al Covid 19 né tra gli ospiti né tra il personale. Ieri da qui sono partite le verifiche condotte dai carabinieri che si occupano di tutela della salute. Al vaglio documentazione, applicazione delle misure di sicurezza per prevenire possibili cosa di contagio, compreso l’ uso dei dispositivi di protezione. Ma anche analisi dell’ organizzazione messa in campo, data di chiusura della struttura all’ esterno, verifica dei canali di aprovvigionamento dei dispositivi di protezione e formazione del personale. Una verifica che ha confermato le buone pratiche messe in atto dalla struttura. Come riportato dall’ Adige, in aprile, i carabinieri del Nas avevano fotografato la situazione nelle residenze per anziani e case di cura e avevano trasmesso la relazione alle procure di Trento e di Rovereto. Nelle conclusioni il Nas segnalava «l’ elevata mortalità certamente condizionata dalle pregresse condizioni dei pazienti colpiti da Covid 19, sicuramente sofferenti di altre importanti patologie e comunque verosimilmente tutti non autosufficienti». Inoltre i carabinieri rilevavano «apprezzabile carenza di idonei Dpi, inadeguatezza che, a fattor comune, si è rilevata in tutti i settori, pubblici e privati, presenti sul territorio nazionale». Nel frattempo, però, gli anziani in casa di riposo hanno continuato a morire: oggi si contano circa 150 vittime e, alle richieste della politica di fare luce su quanto accaduto nelle Rsa, si sono aggiunti gli esposti. Prima quelli presentati su base nazionale dal Codacons; poi un esposto voluto dai parenti di un ospite della casa di riposo di Pergine morto per Covid 19. Il 9 aprile il Codacons ha inviato una prima denuncia, per la verità molto generica, chiedendo di accertare «eventuali e presunte carenze ed omissioni da parte degli enti locali e delle strutture sanitarie nella cura dei soggetti affetti da Covid 19». Una settimana dopo il Codacons in un secondo esposto rilanciava chiedendo di indagare su contagi e decessi registrati presso la Rsa Ledro e Apsp Santo Spirito di Pergine. Seguiva un appello del Codacons alla procura in cui si chiedeva di sequestrare le salme di tutti i pazienti deceduti nelle Rsa della regione per eseguire autopsia. Un’ ulteriore segnalazione inviata alla procura dal Codacons è relativa a possibili illeciti nella vendita di dispositivi di protezione individuale. Il procuratore Sandro Raimondi ha aperto due distinti procedimenti penali a modello 45, cioè notizie non costituenti reato. Questo consente ai magistrati, (i fascicoli sono stati assegnati al pm Marco Gallina), di fare indagini conoscitive, già affidate al Nas. Infine nei giorni scorsi è stato consegnato al Nas un altro esposto che chiama in causa la gestione dell’ emergenza coronavirus nella struttura di via Pive a Pergine: a presentarlo gli avvocati Fabrizio Miracolo e Roberto Cappa, del Foro di Benevento ma con studio a Viareggio. I due legali, incaricati da un parente di una persona morta in via Pive per Covid, chiedono che si indaghi sul decesso.
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