1 Maggio 2020

Rsa, raddoppiano le inchieste. Più denunce di privati

BRESCIA. L’ indagine si allarga, la mole di dati da analizzare aumenta, ma non ci sono ancora nomi iscritti nel registro degli indagati. Nel frattempo sono più che raddoppiate le inchieste aperte dalla Procura di Brescia su quanto accaduto nelle Rsa di città e provincia e- in generale – sulla gestione dell’ emergenza coronavirus sul territorio. Più di venti i fascicoli aperti. Tra i tanti esposti presentati dal Codacons, a Brescia come nelle altre Procure italiane e che quindi fanno riferimento a presunti errori diffusi in tutto il Paese, stanno aumentando gli esposti di singoli. Denunce di parenti di persone decedute in Case di riposo e che ora chiedono verità. Chiedono di sapere se tutto è stato fatto correttamente, se le morti potevano essere evitate e se gli anziani siano stati protetti adeguatamente. E su questo sta lavorando il pool della Procura coordinato dal procuratore aggiunto Carlo Nocerino e composto dai sostituti Cati Bressanelli, Federica Ceschi e Corinna Carrara. L’ analisi. I magistrati stanno guardando nei dati forniti da Ats di Brescia e Ats della Montagna alle quali fanno riferimento complessivamente 100 Case di riposo. Nel territorio dell’ Ats di Brescia sono presenti 86 Rsa autorizzate, di cui 84 accreditate a contratto. Vale a dire 35 in più della vicina Bergamo, dove la Procura ha ufficializzato il drammatico quadro delle morti nelle Rsa. Dal primo gennaio ad oggi nella provincia orobica sono morti 1.998 ospiti sui 6.100 totali, 1.322 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Le Rsa a Brescia sono molte di più e l’ analisi dei dati è più complessa» fanno sapere gli inquirenti. Di certo c’ è che anche a Brescia il paragone tra inizio 2019 e lo stesso periodo del 2020 dovrebbe far registrare un 30% di morti in più tra le persone ricoverate nelle Case di riposo. Solo a marzo Ats ne ha comunicate più di 500. L’ incognita tamponi. La prima valutazione dei magistrati è relativa a quanti siano ide cessi certificati Covid, a quan ti ospiti cioè delle strutture sono stati effettuati i tamponi. Una minima parte come dimostrano le statistiche del terzo mese dell’ anno: solo 168 nonni venuti a mancare erano risultati positivi al test. Un dato che pone già un primo ostacolo in inchieste che si preannunciano «lunghe e tutt’ altro che semplici». La Procura bresciana è chiamata a ricostruire la catena della gestione delle Rsa dalle direttive regionali alle scelte delle singole direzioni – e il fatto che nessuno potrà dire con certezza che buona parte di queste morti sono collegate al coronavirus – perché i tamponi non sono stati eseguiti – porta i magistrati a valutazioni ancora più rigide per poter sostenere una eventuale accusa in fase processuale. //

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