22 Aprile 2020

Rsa, nelle carte non solo numeri ma la storia di 40 giorni da incubo

I dossier si impilano quotidianamente l’ uno sull’ altro, sulle scrivanie dei pm incaricati di fare chiarezza in questa delicatissima indagine (sono in tre, il pool coordinato dal procuratore aggiunto Carlo Nocerino). L’ intestazione contiene i nomi di ogni singola Rsa bresciana. A consegnarli nelle mani della magistratura sono i carabinieri del Nas, incaricati di condurre una serie di ispezioni – di carattere amministrativo – per capire, per prima cosa, l’ incidenza delle morti degli anziani sul totale degli ospiti e il range temporale in cui si sono registrate. No, che non erano solo numeri. Ma è da quelli, e dagli istituti evidentemente più colpiti, che chi indaga deve partire al fine di ricostruire eventuali contesti in cui qualcosa proprio non ha funzionato per il verso giusto. Quindi, se qualcuno ne deve rispondere. Primo passo, far confluire le decine di informative sottoscritte dal Nas in un unico fascicolo: un contenitore riepilogativo della situazione che conceda ai magistrati una visione d’ insieme e dunque di procedere con un’ indagine organica. Allo stato le inchieste aperte sono una decina: derivano dagli esposti del Codacons (destinati per competenza a Milano e Roma) ma anche di famigliari di defunti che hanno fatto ricorso alla procura di propria iniziativa. Ci sono i numeri, certo. Ma al vaglio dei pm ci sono anche le modalità con le quali le Rsa hanno gestito l’ emergenza. Non a caso è stata chiesta anche ai responsabili delle strutture una sorta di relazione sotto questo profilo. E non si esclude, anzi, nei carteggi entrino pure scambi di messaggi e corrispondenza con autorità sanitarie o la regione, per esempio. Ora per denunciare la difficoltà del momento e la carenza di linee guida così come di dispositivi di protezione, ora per chiedere (a volte disperatamente) di eseguire un tampone su determinati anziani piuttosto che sul personale. Altro aspetto dirimente sarà capire proprio in che condizioni abbiano lavorato gli operatori socio assistenziali, quanto fossero protetti e perché: lo spiegheranno loro stessi agli inquirenti. Nella «strage» silenziosa dei nostri nonni (solo in marzo 659 defunti in più nelle Rsa rispetto al 2019) ci sono casi davvero allarmanti. Iseo, Coccaglio, Verolanuova, Barbariga, Quinzano, per citarne alcune. E Pisogne, ad esempio: alla fondazione Santa Maria della Neve sono morti 25 anziani (su quasi cento): soltanto due ufficiali Covid. Ma da un confronto con chi lì dentro ci lavora, e quindi sulla base dei sintomi – respiratori – riscontrati, i decessi da coronavirus potrebbero essere addirittura oltre il 60% di quelli registrati. Almeno 14 persone. Nonostante la chiusura di centri diurni e visite. Fare luce sulle morti «ombra» sarà l’ aspetto più complicato.

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