26 Aprile 2020

Rsa: 296 decessi per Covid-19 in 53 giorni Nuova indagine, tasso di mortalità al 48%

TRENTO Il dolore dei familiari, i dubbi, tracciano i contorni di una tragedia immensa,di un’ emergenza che ha piegato il mondo e ha colpito duramente gli anziani e soprattutto le Rsa. Ora sarà la magistratura a chiarire, ma dopo lunghi giorni di incertezza e polemiche sul numero di decessi da Covid-19 una nuova indagine condotta dall’ Azienda sanitaria con la stretta collaborazione di Upipa e delle Rsa fotografa in modo più preciso il tasso di mortalità nelle Rsa del Trentino. «C’ era la necessità di avere una verità assoluta – ha commentato Paolo Bordon, direttore dell’ Azienda sanitaria, nel consueto appuntamento con la stampa -. Ogni anno nelle Rsa si registrano 1.500 decessi, abbiamo indagato tutte le cause di morte nelle strutture convenzionate e private». Parliamo di 5.566 posti letto. Analizzando il periodo dal primo marzo al 22 aprile, attraverso i tamponi effettuati e le schede Istat che registrano le cause di morte, l’ Azienda è riuscita a fare chiarezza sui numeri che sono più importanti rispetto a quelli forniti fino ad ora. Sono 605 i morti avvenuti nelle case di riposo e di questi 296 sono riconducibili al Covid-19, ossia il 48% (percentuale inferiore rispetto al 78% evidenziato in una recente indagine dell’ Istituto superiore di sanità). «Molte morti sono avvenute senza tampone ma con sintomi riconducibili a Covid – ha spiegato Bordon – siamo la prima provincia ad avere fatto una ricognizione di questo tipo che ora è stata comunicata all’ Iss». La curva della mortalità registra un balzo a metà marzo, mentre ora i numeri sono in regressione. «Per fare un’ analisi dobbiamo attendere fine anno – aggiunge Bordon – riteniamo che molte persone decedute sarebbero morte nel corso dei mesi». Intanto dopo le polemiche e i dubbi sollevati sulla gestione della pandemia nelle Rsa Upipa ha deciso di affidarsi agli avvocati Adolfo e Andrea de Bertolini per una tutela legale. «Vogliamo che ci affianchino non tanto nei procedimenti penali, ma anche in relazione a dichiarazioni che sono state fatte che ci danneggiano», spiega Francesca Parolari. La presidente di Upipa si riferisce in particolare a un esposto del Codacons in cui si parla di «strage nelle Rsa», stigmatizzando la gestione dell’ emergenza coronavirus. Frasi che fanno male a chi, come Francesca Parolari, all’ inizio della pandemia si è scontrata istituzionalmente con la Provincia imponendo la chiusura delle residenze sanitarie assistenziali quando Piazza Dante voleva lasciare la porta aperta all’ ingresso di un familiare alla volta. «Ci hanno accusato di aver agito con dolo, dobbiamo tutelare Upipa e il sistema delle Rsa – spiega Parolari – per questo abbiamo voluto un supporto legale. È una legittima difesa, poi saranno gli avvocati a valutare se ci sono profili diffamatori nei nostri confronti». Un altro tema spinoso, oltre quello dell’ alto numero di decessi, è quello relativo ai Dpi. I sindacati hanno sollevato dubbi sulle indicazioni date per l’ utilizzo delle mascherine. Gli operatori le avrebbero indossate solo nei casi di contagio conclamato per evitare il panico. «Noi abbiamo sempre seguito la scienza- chiarisce Parolari – le indicazioni del ministero, dell’ organizzazione mondiale della sanità e dell’ Istituto superiore di sanità».
dafne roat

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