17 Luglio 2012

Rottweiler “killer” ed è subito psicosi

Rottweiler “killer” ed è subito psicosi

Una signora ridotta in fin di vita da due cani rottweiler. E a Roma (e non solo) ritorna la psicosi delle “razze pericolose”. Che fare con gli animali il cui stesso corpo è (potenzialmente) un’arma? Alimentate dal fuoco della cronaca, le ricette sono tante e varie. C’è chi, come il Codacons, chiede di “ripristinare l’elenco delle 17 razze più pericolose”, introducendo anche “il patentino obbligatorio per chi ne possiede una”. E chi addirittura, come il deputato Enrico Farinone (Pd) pensa di risolvere il problema alla radice, “vietando l’importazione e l’allevamento di alcune razze”. Partendo dal presupposto alquanto ovvio che “un rottweiler non può essere considerato alla stessa stregua di un barboncino”.
STORIA DI UNA “BLACK LIST” – Il dibattito ferve. E certo in queste ore in molti ricordano con nostalgia i tempi (dal 2006 al 2009) in cui vigeva l’ordinanza emanata dall’allora ministro della Salute Livia Turco. Che aveva come punto forte un elenco di razze canine (tra cui, manco a dirlo, pitbull e rottweiler) considerate pericolose, e dunque meritevoli di particolari “accortezze”. Prima su tutte, l’obbligo di guinzaglio e museruola nei luoghi pubblici. Poi, dal marzo del 2009, la svolta: entra in vigore una nuova ordinanza, firmata dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini, che, pur prevedendo una serie di obblighi per i proprietari, elimina la contestata “black list”. Una scelta che il Codacons oggi definisce “irresponsabile”.
I VETERINARI – Schierati sul fronte opposto molti esperti autorevoli. Come il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani (Fnovi), Gaetano Penocchio, che ricorda: “parlare genericamente di razze pericolose è un errore non solo concettuale ma, come è stato ampiamente dimostrato dai fatti, anche pratico, perché non limita le aggressioni dei cani. Nessun cane è geneticamente pericoloso, mentre i fattori ambientali sono determinanti per stimolarne un’eventuale aggressività”. Penocchio non ha dubbi: “una legislazione specifica per razza genera una falsa e pericolosa convinzione nella gente che alcune razze siano pericolose, per definizione. Ritenendo indenni da atteggiamenti aggressivi tutti gli altri cani. In realtà l’aggressività è un comportamento che può essere manifestato da qualsiasi cane di qualsiasi razza, tipo o incrocio”.
CORSI DI FORMAZIONE PER I PROPRIETARI – Dalla razza il dibattito si sposta sul proprietario. O, meglio, sulla sua formazione. Come ricorda il presidente del Fnovi, “a questa situazione di rischio si era cercato di porre rimedio con saggezza e coraggio con l’Ordinanza del Ministero della Salute che prevedeva la formazione per i proprietari dei cani, in particolare di quelli problematici”. E che è stata eliminata “per un problema giuridico”. “Noi – conclude Penocchio – siamo pronti, e le amministrazioni sono al corrente, per realizzare ovunque corsi di formazione per proprietari ed assistere i cani con problemi di comportamento”.
GLI ANIMALISTI – Una proposta che potrebbe mettere tutti d’accordo. Perché di fatto coincide con l’idea del “patentino obbligatorio” sostenuta anche dal Codacons. “Se accadono queste tragedie – incalza Valentina Coppola, presidente di Earth – è quasi sempre per cattiva gestione degli animali”. E “l’unico modo per evitarle” è organizzare “corsi di corretta gestione e socializzazione dei cani”. Magari da affiancare, come propone l’Enpa, a “una valutazione da parte di un veterinario comportamentalista in merito all’eventuale pericolosità di un animale e la pianificazione di possibili interventi educativi sul cane”. “Gli animali – prosegue l’Enpa – non sono oggetti, ma esseri senzienti; quindi devono essere gestiti in modo accorto e responsabile”. Cosa che, stando alle prime indiscrezioni di queste ore, il proprietario dei due rottweiler “killer” della Giustiniana non avrebbe fatto. Come riferisce l’Enpa, infatti, “sembrerebbe che l’uomo sia partito lasciando i suoi due animali nel giardino della propria abitazione”. Una situazione di “omessa custodia”. Ben che vada, un “gesto sconsiderato”.  
di Ambra Murè

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