13 Dicembre 2017

Rosatellum, ricorsi respinti. Vitalizi, accuse al Pd

ROMA. La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili i conflitti di attribuzione sollevati sul Rosatellum e sull’ Italicum, in relazione alla procedura di approvazione di entrambe le leggi elettorali, avvenuta con voto di fiducia. A sollevare tre conflitti alla Consulta erano stati alcuni parlamentari, tra cui esponenti del M5s. Un quarto ricorso, anche questo inammissibile, era stato proposto dal Codacons. Due dei conflitti erano tutti concentrati sulle votazioni di fiducia sull’ Italicum, il terzo, sottoscritto dai presidenti dei gruppi parlamentari M5s di Camera e Senato, invece puntava il dito anche contro il Rosatellum. LITE SUI VITALIZI. Si rincorrono le accuse tra Cinquestelle e Pd dopo che la commissione Bilancio della Camera ha giudicato inammissibile la proposta, a firma Pd-M5s, per l’ abolizione definitiva dei vitalizi. Dai grillini, un anatema contro il “Pd e i vecchi partiti” che avrebbero impedito l’ eliminazione del privilegio, e una promessa: «Li aboliremo noi quando andremo al governo». Luigi Di Maio vuole che il Parlamento lavori anche a Natale per mettere la parola fine sull’ odiata prerogativa della “casta” e, già che ci siamo, anche alle aperture indiscriminate dei negozi nei giorni festivi. Nella polemica si inserisce il centrodestra di Salvini e Meloni. Il segretario della Lega accusa Renzi di aver prodotto un’ altra bufala, promettendo l’ abolizione. Mentre la presidente di Fratelli d’ Italia la risolve con una battuta: «Anche quest’ anno i vitalizi si tagliano l’ anno prossimo». Dura la replica di Matteo Richetti: «A differenza dei grillini, ho proposto e fatto approvare la legge alla Camera. Ho provato, pur sapendo che il rischio inammissibilità era alto perché già formulato al Senato, a inserire la legge nella manovra di Bilancio. E la Camera, non il Pd, l’ ha dichiarato inammissibile» NEL CENTROSINISTRA. Mentre Ap ancora non trova la quadra sulla separazione consensuale, il progetto “coalizione” sulla carta è definito. Una lista “centrista” in coalizione con il Pd formata da componenti e personalità d’ area. Dentro ci sarebbero Centro democratico di Lorenzo Dellai e poi Casini con D’ Alia e Gianluca Galletti, Giuseppe De Mita, esponenti dell’ associazionismo, da Sant’ Egidio alle Acli. Resta incerto Tabacci. E poi il gruppo di Ap che guarda ai dem, capeggiato dalla Lorenzin. L’ ufficializzazione nei prossimi giorni, non appena saranno chiuse le questioni interne ad Ap. Verso il Pd, con Lorenzin, ci sarebbero già Cicchitto, alcuni esponenti campani, i senatori Antonio Gentile e Giuseppe Castiglione. «Entro Natale sarà tutto pronto», dicono dal Pd. C’ è chi stima che la formazione centrista possa raggiungere il 2,5%. Non ci crede Pino Pisicchio che pure dovrebbe far parte dell’ operazione. Servirebbe una leadership capace di attrarre consensi. Come quella di Paolo Gentiloni, azzarda qualcuno dal Transatlantico. NEL CENTRODESTRA. «Solo la metà dei parlamentari di Forza Italia sarà ricandidata». Le parole di Silvio Berlusconi mandano in fibrillazione il partito, in particolare chi teme di non essere ricandidato. Forte dei sondaggi che danno Fi al 17%, due punti sopra la Lega, il Cav rilancia la rivoluzione azzurra auspicando il ricambio generazionale della sua creatura politica. L’ ex premier ostenta ottimismo e conferma la composizione del suo governo in caso di vittoria del centrodestra, insistendo sul fatto che anche qui ci saranno pochi politici: «Sarà un governo di 20 persone, 12 saranno tecnici e soltanto 8 saranno politici». Il Cav non teme Salvini che rivendica la leadership della coalizione e ribadisce: chi prende più voti vince. Intanto strizza l’ occhio alla “quarta gamba”, i centristi di nuova nascita.

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