Rosatellum, la Consulta valuta quattro “conflitti”
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fonte:
- Gazzetta del Sud
Sandra Fischetti ROMA Mentre la politica si divide sulle modifiche ai collegi elettorali, per il Rosatellum sta per arrivare il primo banco di prova. La settimana prossima, esattamente il 12, la legge elettorale finirà sotto esame della Corte Costituzionale. A differenza di quanto accaduto prima con il Porcellum e poi con l’ Italicum, stavolta non sono stati Cassazione e giudici di merito a investire la Consulta. Ma il Codacons, alcuni parlamentari e i capigruppo dei Cinquestelle a Camera e Senato. E in discussione non c’ è il contenuto delle nuove regole, ma il modo in cui sono state approvate, con il ricorso alla fiducia da parte del governo. Una procedura che, comprimendo il dibattito parlamentare, avrebbe violato le prerogative costituzionali di deputati e senatori e dell’ intero corpo elettorale. È questo il tema comune ai quattro conflitti di attribuzioni tra poteri dello Stato, che sono sul tavolo della Consulta: due sulla nuova legge, due sull’ Italicum. Quello del Codacons contro il governo, quelli dei parlamentari contro le Camere. Il 12 i giudici costituzionali dovranno stabilire se i quattro ricorsi sono ammissibili. E cioè se chi li ha presentati rappresenta effettivamente un potere dello Stato e se esiste realmente la materia del conflitto. E, intanto, Pd e Forza Italia ridisegnano la mappa dei collegi elettorali contenuta nel decreto del governo che chiude l’ iter parlamentare del «Rosatellum» e le commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato danno parere positivo. Scatenando la polemica. L’ accordo raggiunto ieri a tarda notte tra i due partiti è una «forzatura», tuonano gli esponenti di “Liberi e Uguali”. È «una riedizione elettorale del Nazareno», osserva il M5S che sceglie al Senato di non votare. «Ognuno dei nuovi collegi», commenta la presidente dei senatori di Sinistra Italiana, Loredana De Petris, «ha un nome e un cognome» e lo «strappo» è considerato «scandaloso» dal deputato Alfredo D’ Attorre. La modifica più «eclatante» è la riscrittura dei collegi della circoscrizione della Camera Toscana che consente il passaggio del comune di Rignano, quello di appartenenza del segretario Pd Renzi, al collegio di Firenze. Mentre la commissione Istat lo aveva collocato in quello di Empoli-Livorno.
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