31 Marzo 2020

Romanzo Fedez-Codacons: quando l’esposto fa pubblicità

 

Abbiamo cercato di fare luce sulla querelle tra il rapper e l’associazione: che grazie ai suoi esposti molto eccentrici è oggetto di 18 articoli al giorno in media (ma ha un bilancio in rosso per 99 mila euro)

È una lotta a colpi di post ed esposti, di Stories e carte bollate. È la polemica più instagrammata della nostra quarantena, con al centro 4 milioni di euro donati, un’opzione cambiata e un banner contestato. Protagonisti: Fedez e Codacons. E tante, forse troppe parole. Inizia il 9 marzo scorso, quando Chiara Ferragni e Fedez avviano una raccolta collettiva online per l’ospedale San Raffaele di Milano. Nel giro di pochi giorni raccolgono oltre 4 milioni di euro, che permettono la costruzione in soli otto giorni di un nuovo reparto di terapia intensiva.

La raccolta viene fatta tramite GoFundMe, che è una delle piattaforme più usate al mondo, con 50 milioni di donatori e oltre 5 miliardi di euro raccolti negli ultimi anni.

LA PIATTAFORMA «FOR PROFIT»
Ora, Gofundme è una startup americana che vuole applicare alla beneficienza un approccio pragmatico e managerialmente efficace. «Essere “for profit” è necessario per fare innovazione e assumere i migliori ingegneri», ha spiegato orgogliosamente il suo Ceo Rob Solomon. Dal 2017 lo stesso Solomon ha preso una decisione rischiosissima: ha deciso di cancellare la commissione fissa del 5% prevista su ogni donazione. E ha iniziato a fare affidamento su una mancia che gli utenti possono decidere di lasciare al momento del versamento. La strategia ha funzionato. La mancia volontaria è più efficace della commissione fissa e non volontaria.

L’INTERVENTO DELL’ANTITRUST
Unico problema: al momento della donazione, l’utente vedeva preselezionata l’opzione del 10% della somma da dare a Gofundme stessa (ogni 10 euro, un euro in più andava alla piattaforma). Doveva essere lui a disattivare quell’opzione. Il meccanismo del silenzio assenso viene reputato non corretto dall’Antitrust italiano, che il 22 marzo ne impone a GoFundMe l’eliminazione immediata. L’opzione di default deve essere quella di non dare la mancia, non il contrario. L’azienda si adegua, almeno in Italia, fa sapere che solo una parte dei donatori ha lasciato la mancia e che come sempre quelli «pentiti» possono riottenere i soldi indietro. «Basta scrivere al supporto clienti», racconta a Vanity Elisa Liberatori Finocchiaro, Regional manager per il Sud Europa di Gofundme. «Negli Usa la mancia di default è un sistema ampiamente usato e accettato culturalmente, e non abbiamo mai avuto richieste di questo tipo. Ma visto che ci teniamo a collaborare con le autorità dei vari Paesi in cui operiamo, abbiamo accolto subito le richieste dell’Antitrust».

LE BATTAGLIE PIU’ CELEBRI DEL CODACONS
Tutto risolto? Non proprio, visto che due giorni dopo arriva la carica del Codacons. Ora, il Codacons è dal 1986 l’ente di coordinamento delle associazioni dei consumatori in Italia. È famosissimo grazie anche alla sua comunicazione piuttosto aggressiva e alle sue iniziative legate ai casi d’attualità. Iniziative che vanno a colpi di esposti e hanno di solito il collaterale effetto (indesiderato o no) di ottenere visibilità su social media e giornali. Tra le più celebri del passato, quella per chiedere la radiazione del virologo e anti No-vax Roberto Burioni; quella contro Francesco Totti, il cui addio al calcio era «una buona notizia» per aver fatto «da testimonial al gioco d’azzardo»; quella contro la partecipazione di un concorrente al Grande Fratello Vip; quella per far comparire sulle confezioni dei cellulari scritte come quelle sui pacchi di sigarette; quella contro lo stipendio di Ronaldo («Immorale), contro il fumetto Corto Maltese («Istiga a fumare») e contro le «scie chimiche». È l’arte degli esposti, e il Codacons ne è maestro.

LA «STRATEGIA DELLA PUBBLICITÀ»: 132 MILA ARTICOLI SUL CODACONS
La stessa associazione ha spiegato la sua strategia, anzi la sua «trappola»: «Quella di utilizzare pretesti leggeri, originali o provocatori per lanciare temi e battaglie che ci stanno particolarmente a cuore, e che senza un traino bislacco non sarebbero mai ripresi dai mass media». Pubblicità. Funziona: dal 2000 a oggi il Codacons è stato oggetto di qualcosa come 132 mila articoli: in media 18 al giorno, più di Fedez. Dove c’è fama c’è Codacons, e dove ci sono i Ferragnez c’è parecchia fama. L’associazione aveva già messo gli occhi sulla «royal couple» italiana e aveva chiesto per esempio il boicottaggio da parte delle case cinematografiche del documentario Unposted, perché ritraeva una persona che «non è modello virtuoso per i giovani». La richiesta non aveva avuto alcun esito, se non appunto gli articoli di giornale con il solito titolo: «Denuncia del Codacons» (che solitamente si alterna al sempreverde «Esposto del Codacons»).

L’ATTACCO A FEDEZ
Il 24 marzo l’associazione chiede di «vederci chiaro» sulla raccolta fondi, di sapere quanti dei soldi sono stati effettivamente spesi, se il San Raffaele ha anticipato di tasca sua le risorse per il nuovo reparto. Quindi la botta finale: chiede che tutte le raccolte fondi private non siano indipendenti, ma vengano coinvogliate su un conto corrente della Protezione civile. «Sarà poi la Protezione Civile a distribuirgli agli altri ospedali, così siamo sicuri che i soldi vadano a chi di dovere». La misura causerebbe di fatto la fine di tutte le raccolte fondi fatte su piattaforme come Gofundme da parte degli stessi ospedali, pubblici o privati.

COME FUNZIONA GOFUNDME
E, assieme a tutte le accuse, è respinta da Gofundme. Nell’ordine, continua Elisa Liberatori Finocchiaro, «i soldi raccolti da Fedez e dalla Ferragni sono già tutti arrivati al San Raffaele. I nostri sistemi di pagamento sono sicurissimi. Tutte le nostre campagna sono validate e verificate. I soldi dei nostri donatori non passano neanche dal nostro conto corrente: vengono trasferiti direttamente al conto del beneficiario da un’azienda terza e imparziale che fa da elaboratore di pagamento. Il tutto dopo le verifiche sull’identità del beneficiario. Verifiche in cui è impegnato quotidianamente un terzo dei nostri dipendenti».

IL BANNER SUL CORONAVIRUS
Fedez, uno che sulle questioni di beneficenza c’ha sempre tenuto a muoversi in prima persona e piuttosto attentamente, va su tutte le furie. Conferma che quel meccanismo del 10% di default è stato levato grazie all’Antitrust. Di più: ancor prima dell’Antitrust ha chiesto a GoFoundMe di prendere una parte di profitto e di girarla agli ospedali colpiti dall’emergenza. Risultato: la piattaforma ha donato di tasca sua 250 mila euro. Quindi l’affondo: fa notare un banner che campeggia sul sito ufficiale dell’associazione, con la scritta: «A quanti ci hanno chiesto come supportare il Codacons nella battaglia dei cittadini contro il Coronavirus, ecco come fare una donazione all’associazione e risparmiare tasse future». L’accusa è pesante: «Stanno spacciando una campagna di raccolta fondi apparentemente “contro il Coronavirus”, ma le donazioni servono a sostenere solo loro stessi».

IL CODACONS IN ROSSO PER 99 MILA EURO
La stessa associazione che si scaglia contro le raccolte fondi private e «ingannevoli», fa notare qualcuno, è la prima a chiedere soldi tramite il suo sito, riferendosi per di più all’emergenza Coronavirus. Il Codacons al posto di quel banner ne mette un altro, si difende e passa al contrattacco. A Vanity Fair.it il suo presidente Carlo Rienzi risponde che in questi giorni i suoi avvocati stanno lavorando molto di più, che hanno già intrapreso «44 azioni legali tra ricorsi, esposti e cause» riguardanti soltanto l’emergenza Coronavirus. E insomma, spiegano, le carte bollate costano, il lavoro costa, ci sta avviare una campagna di autofinanziamento facendo riferimento all’emergenza. Il Codacons, che è una Onlus, non navigherebbe nell’oro: a quanto risulta a Vanity ha 32 mila iscritti, 170 sedi sul territorio, più di 100 avvocati volontari (che ricevono solo i rimborsi spese) e un passivo di 99 mila euro nell’ultimo bilancio, quello del 2018.

TUTTA PUBBLICITÀ
La pubblicità, per quanto non voluta, non può che fargli bene. Il presidente Rienzi, uno che ha il senso dello spettacolo, continua volentieri la battaglia a colpi di post: chiama Fedez una «specie di cantante», mostra delle foto sue e di Chiara commentandole con toni sprezzanti e si prepara a nuove uscite. «Presto gli faremo uno scherzo», ride al telefono. «Metteremo sul nostro sito la definizione di “pragmatico” presa dal Treccani, invitando Fedez a leggere il dizionario. Perché a differenza di quello che dice lui, noi siamo pragmatici». Non crede del tutto neppure ai 250 mila euro che Fedez ha chiesto a Gofundme e fatto dare agli ospedali. «Bisogna vedere poi, da chi a chi vanno i soldi». E insomma, forse non ha senso continuare con le domande. Il dissing è partito. Raramente si ferma con le controargomentazioni, più spesso col silenzio. Le prime portano solo pubblicità a chi la cerca, il secondo porta ridimensionamento. Che di solito, con la sua poderosa esilità, ci invita a curare l’imprescindibile e a disinteressarci del rumore. Qualunque cosa, in questi giorni, scegliamo esso sia.

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