21 Febbraio 2015

Roma, un caso di Stato

Roma, un caso di Stato

Il day after del nuovo sacco di Roma, è quello nel quale si contano i danni e dove continua il rimpallo delle responsabilità. Sui primi, se ne fa portavoce il sindaco Marino che ieri ha effettuato in prima persona un sopralluogo a piazza di Spagna: «Molte istituzioni, banche e società mi hanno chiamato da giovedì sera perché vogliono intervenire economicamente per riparare i danni. Io credo però che valga il detto “chi rompe paga”, e quindi la squadra del Feyenoord e l’ Olanda sono responsabili di ciò che è successo in questa città». Il problema è spiegarlo ai diretti interessati visto che il primo cittadino ha poi chiarito che l’ Olanda (al quale il Codacons vuole intentare una causa di 2,8 miliardi) di pagare per i danni provocati alla fontana del Bernini e alle vie limitrofe non ha nessuna intenzio ne. La Figc, invece, non si tira indietro: «Pur non avendo alcuna colpa, il calcio e la Federazione che io rappresento, si sentono in dovere di contribuire a sostenere le spese di riparazione», ha detto ieri il presidente Tavecchio. Danni permanenti «Se mettiamo insieme il danno al monumento del Bernini con quello alle attività della zona che a un certo punto è diventata un’ area di guerriglia urbana, il costo è certamente molto alto – ha continuato il primo cittadino, che poi nel pomeriggio ha incontrato il ministro dell’ Interno, Alfano -. Senza contare, poi il danno di immagine alla città». La protesta divampa anche sul web: oltre a migliaia di cittadini indignati, il Movimento 5 Stelle presenterà all’ Europarlamento un’ in terrogazione e intanto ha lanciato l’ hashag su Twitter #OlandesiPagateIDanni! Alcuni ragazzi dell’ associazione Room237 hanno invece lanciato un hashtag #unarosaperlabarcaccia lasciando un fiore sul bordo della vasca. La difesa E’ toccato invece al questore di Roma, Nicolò D’ Angelo, chiamato in causa da Marino («Si chiedeva quali monumenti sono stati danneggiati? Suggerirei al questore e al prefetto di Roma di andare su Internet e guardare le immagini. Se non hanno Internet possono venire nel mio ufficio. Qualcuno deve dimettersi tra questore, prefetto e ministro Interno, dopo quanto accaduto»), provare a difendere l’ organizzazione che avrebbe dovuto prevenire quanto accaduto: «Sapevamo che partita era a rischio e abbiamo impegnato oltre 1.800 uomini. In sostanza non abbiamo sottovalutato l’ eventuale criticità, dirottando 600 uomini nel centro storico. Alla prima rissa eravamo dietro l’ angolo e siamo intervenuti. Abbiamo arrestato 23 tifosi olandesi e altri 25 li abbiamo portati in questura». Il rischio, secondo il dirigente, era quello d’ innescare «una miccia spaventosa. Abbiamo protetto la piazza e la gente. Ci sono scuole, bimbi dell’ asilo che escono alle 16. Era pericoloso. Io morti non ne faccio, meglio la sporcizia (20 metri cubi di spazzatura ripuliti dall’ Ama, ndc). Inoltre davanti a noi, alle forze di polizia, non si sono verificati danneggiamenti alla Barcaccia (110 sono le scalfiture permanenti alla fontana, ndc). Rifarei la stessa scelta. Abbiamo fatto il nostro dovere». Poi rivela: «Abbiamo monitorato 600 romanisti radunati a piazzale Flaminio e pronti a fare scontro con un eventuale corteo dei tifosi olandesi. Dopo la gara ne abbiamo fermati invece 40 che si erano nascosti a Colle Oppio con i bastoni per vendicarsi. Questa è la ricostruzione storica dei fatti», ha aggiunto il questore. Che tuttavia lascia molto perplessi. La provocazione Mentre il presidente del Coni Malagò chiede «tolleranza zero», il dg del Feyenoord, Gudde, non si aspetta sanzioni: «Ciò che è accaduto a Roma è riprovevole, mi vergogno come olandese. La Uefa però decide su ciò che si verifica nello stadio che è stato lasciato immacolato. Penso invece che la Roma subirà una multa salata per lancio di fumogeni». Oltre ai danni, la beffa.

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