Roma, sei ospedali in campo per fronteggiare l’ emergenza botti
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fonte:
- Il Messaggero
ROMA – Chi non vorrebbe svegliarsi il 1° gennaio senza dover ascoltare in televisione la conta dei rimasti sul campo dei festeggiamenti? Feriti e ustionati da botti e mortaretti. Vittime della disattenzione e dell’ imprudenza, ma anche della stupidità. Il primo caso c’ è già stato. A Giaveno, vicino Torino, l’ altro ieri un sedicenne ha perso due dita per l’ esplosione di un maxibotto artigianale che stava costruendo insieme ad un coetaneo. Lo scorso anno il bilancio fu 382 feriti e un morto, Nicola Sarpa, ucciso ai Quartieri Spagnoli di Napoli da una pallottola vagante. La stessa sorte toccò nel 2008 al piccolo Karim Hamed, che però riuscì a sopravvivere. Gli sforzi delle forze dell’ ordine che alla vigilia di San Silvestro sequestrano tonnellate di materiale pericoloso e si affannano in raccomandazioni per evitare incidenti, pur avendo sortito qualche timido effetto negli ultimi anni, vengono ancora percepiti come monito di Cassandre. Eppure le poche ed intuitive regole che si vanno ripetendo salvano davvero la vita. La lista la conosciamo: non accendere i petardi in casa, ma all’ aperto, non raccogliere quelli inesplosi, non manomettere i fuochi o peggio creare bombe artificiali con polvere residua, non maneggiarli vicino a fiamme libere e sigarette, non orientarli verso persone vicine. A scendere in campo nella lotta questa volta, oltre a carabinieri e Guardia di finanza sono i medici che il giorno dopo la notte brava raccolgono i "frutti" di tanta incoscienza. Le immagini che si presentano ai loro occhi le racconta il dott. Nicola Felici responsabile del centro di microchirurgia ricostruttiva e della mano dell’ Ospedale San Camillo di Roma (il 70% dei feriti è colpito agli arti superiori): "Arrivano tanti ragazzi giovani a cui è saltata una mano. Sono situazioni difficili perché spesso le dita più importanti, pollice e indice con cui si tiene il petardo, sono completamente perse. La vita normale è compromessa". Braccia occhi, volto e qualche volta gli arti inferiori sono i più colpiti dalle esplosioni. Il 7% delle lesioni è grave, il 5% produce amputazioni o perdita della vista. "Nove volte su dieci – prosegue Felici – non posso riattaccare la parte lesionata perché la trovo a brandelli, devo trapiantare dita prelevate dal piede, o danni da esplosione sono più gravi di quelli causati da incidenti sul lavoro". Ma c’ è qualcosa di peggio: i bambini. Spesso sono loro le prime vittime, mai come in questo caso innocenti, di un disastro totalmente evitabile. Non a caso uno dei punti fondamentali del decalogo stilato da San Camillo e 118 è rivolto alla loro salvaguardia: non utilizzare petardi vicino ai più piccoli e assicurarsi che osservino i fuochi artificiali a distanza e da dietro una finestra. "Sono arrivati da me – dice il chirurgo – diversi ragazzini che per emulazione o curiosità avevano seguito i genitori mentre accendevano la miccia di un petardo ed erano stati investiti dall’ esplosione, per non parlare poi di quelli che hanno raccolto da terra nei giorni dopo capodanno botti inesplosi, almeno bisognerebbe proteggere loro". A Roma il 118 nella notte del 31 riceve centinaia di chiamate. La centrale operativa smista le richieste e programma gli interventi. Sta a loro gestire il primo soccorso, quello che può fare la differenza. "Riuscire a intervenire in maniera efficace è fondamentale – spiega Livio De Angelis direttore della sala operativa – il che significa non solo essere tempestivi ma soprattutto trasportare il paziente nel centro competente per il trauma specifico. Negli anni passati si trasferivano i feriti nell’ ospedale più vicino ma si rischiava di non trovare il reparto aperto di notte, il chirurgo magari non era di guardia.. Oggi sappiamo che bypassare il centro non attrezzato significa dare delle chance". Perciò da quest’ anno il sistema è cambiato. Sei ospedali attrezzati Umberto I, Gemelli, Cto, Bel Colle San Camillo e Aurelia Hospital, si sono organizzati per rimanere aperti h 24 in turni di due per volta e far fronte alle emergenze che riguardano la chirurgia degli arti. Lo stesso che si è già fatto per altre patologie come l’ infarto. Si tratta della cosiddetta centralizzazione: sistema di razionalizzazione del soccorso medico in base alle funzioni e alle efficienze degli ospedali sul territorio. Intanto il segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi, chiede "l’ inasprimento delle pene per chi confeziona i fuochi d’ artificio illegali" e invita il Governo a "far partire immediatamente una massiccia campagna pubblicitaria, con spot che mostrino le gravi conseguenze e le menomazioni che derivano dal loro uso". ©; RIPRODUZIONE RISERVATA.
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