29 Settembre 2019

Roma: scontrino choc, già riaperto il ristorante chiuso ieri per irregolarità

Ha già riaperto il ristorante chiuso ieri per occupazione di suolo pubblico e multato per l’ anomalia del pagamento di una quota di oltre il 20% applicata al conto e non prevista per legge. Queste le sanzioni al ristorante “L’ Antico Caffè di Marte”, in pieno centro di Roma, zona Ponte Sant’ Angelo, protagonista di una polemica per un conto salatissimo (429 euro di cui 80 di mancia) a due turiste giapponesi lanciata sui social e diventata virale sul web. A mettere i sigilli al ristorante sono stati gli agenti della polizia locale di Roma Capitale che avevano chiuso il locale già 15 giorni prima. Il ristorante aveva riaperto e ieri, dopo l’ ennesimo controllo, è stato nuovamente chiuso, ma altrettanto rapidamente riaperto questa mattina. Le irregolarità Sulla vicenda scontrino, al ristorante è stata elevata una multa di 5mila euro perché nel conto della stangata si aggiungeva “il costo del servizio”, 80 euro di mancia “obbligatoria”. A cui sono state sommate altre irregolarità amministrative. E questa mattina, con la supervisione di due agenti della polizia locale, il titolare ha rimosso i tavolini irregolari e poi ha regolarmente riaperto. La contestazione riguarda proprio l’ inserimento del cosiddetto ‘servizio’ nelle ricevute rilasciate alle due turiste. Per quanto riguarda l’ importo del pranzo, nel menù tutto era indicato correttamente. Analizzata la fattura con il dettaglio delle pietanze ordinate, gli agenti della Polizia locale hanno riscontrato che lo scontrino corrispondeva a quanto effettivamente consumato dalle due turiste, comprese alcune portate di pesce fresco, con il prezzo che varia a seconda del peso. Sulla vicenda è intervenuto l’ avvocato Carlo Scorza, legale dei titolari del ristorante, precisando che “le due turiste giapponesi hanno consumato oltre al primo piatto ‘tonnarelli cacio e pepe’, due grigliate di pesce fresco misto, contorno di grigliata di verdure, oltre bevande e servizio al tavolo e, addirittura, in occasione del pagamento, hanno elargito ai camerieri una mancia di 80 euro”. “Singolare” è stata definita “la circostanza che nessuna contestazione sia sorta al momento del pagamento avvenuto in data 4 settembre 2019 e che, solo a distanza di oltre venti giorni, le due turiste si siano ricordate di contestare il conto”. La reazione di Codacons e Federalberghi “C’ è sempre qualcuno di poco serio, che se ne approfitta, in Italia come altrove in tutte le grandi mete turistiche – commenta il presidente di Federalberghi Lazio Giuseppe Roscioli – e questi episodi danneggiano l’ immagine della città e tutto il settore turistico. Accade anche in strada – prosegue – quando un ambulante vende una bottiglietta d’ acqua chiedendo 5 euro al turista di turno”. Carlo Rienzi, presidente del Codacons, va all’ attacco chiedendo al Comune misure drastiche: “Se saranno accertate scorrettezze e furberie, al locale in questione dovrà essere ritirata definitivamente la licenza, anche come forma deterrente verso comportamenti analoghi, purtroppo ancora molto frequenti a Roma”. Precedenti “salati” Qualche mese fa aveva fatto scandalo lo scontrino da 81 euro per due panini e due cappuccini, prima ancora i 24 euro per due gelati, e si trattava sempre di esercizi in zona San Pietro. Controlli di municipale e carabinieri In realtà non è l’ unica attività sanzionata ieri dalla polizia locale che, insieme ai carabinieri, ha eseguito una serie di controlli nel centro della città. Complessivamente sono state contestate sanzioni amministrative per occupazione abusiva di suolo pubblico per complessivi 2mila e 253 euro, oltre al recupero della tassa di occupazione del suolo pubblico, per 487mila e 600 euro contestati ai responsabili di 4 locali di via della Vite e 7 locali di via e piazza delle Coppelle. Due ristoranti di via della Vite e uno di piazza delle Coppelle già recidivi per l’ occupazione del suolo pubblico rischiano la chiusura del locale. Un bar di piazza di Spagna è stato sanzionato per 1.500 euro per aver tenuto cornetti e ciambelle privi di etichettatura sulla tracciabilità; 30 kg di questi alimenti sono stati sequestrati.

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