19 Febbraio 2016

ROMA, PROCURA INDAGA SU CADUTA SINDACO MARINO

    ROMA, PROCURA INDAGA SU CADUTA SINDACO MARINO

    SUL TAVOLO DEL PROCURATORE ANCHE UN ESPOSTO DEL CODACONS. ECCO COSA DENUNCIAVA L’ASSOCIAZIONE

    La Procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo, al momento senza ipotesi di reato e contro ignoti, per fare luce sullo scioglimento del Consiglio comunale di Roma che portò alla caduta del Sindaco Ignazio Marino.
    Sul tavolo del pm Roberto Felici che coordina gli accertamenti, anche l’esposto presentato lo scorso novembre dal Codacons, in cui si chiedeva proprio di indagare sui fatti che portarono Marino a decadere dalla sua carica, alla luce di possibili fattispecie penalmente rilevanti.
    Scriveva il Codacons nell’esposto:
    “al di là di quelle che possano apparentemente sembrare scelte di natura esclusivamente politica, non può non sollevarsi più di un dubbio in merito alla correttezza e legittimità e trasparenza delle modalità e alla tempistica con cui si è pervenuti alla decadenza del sindaco Ignazio Marino, di tutta la giunta e del consiglio, modalità che, qualora se ne riscontrasse l’illegittimità e una rilevanza penale, oltre a poter rappresentare un chiaro attacco alla democraticità –  di fatto si è impedito ad Ignazio Marino e alle forze politiche di fare un dibattito trasparente con una lesione a tutta la cittadinanza romana che ha votato e legittimamente eletto il suo sindaco – ben potrebbero configurare oltre ad una evidente violazione degli articoli 52 e 53 del Decreto Legislativo 18 Agosto 2000, N. 267 e del Decreto Legislativo 29 ottobre 1999, n. 419, anche possibili fattispecie penalmente rilevanti quali il reato di cui all’art. 610 c.p.  e all’art. 338 c.p.  che potrebbe essere stato commesso non solo a danno dell’ex sindaco Ignazio Marino ma paradossalmente anche a danno dei 26 consiglieri che si sarebbero dimessi in blocco formalizzando le dimissioni innanzi ad un notaio”.
    Ora la Procura, nell’ambito del fascicolo aperto, dovrà verificare anche le ipotesi sollevate dal Codacons, alla luce dei reati ipotizzati dall’associazione come Violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario (art. 338 c.p.) e Violenza Privata (art. 610 c.p.).

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