Roma: prima condanna per produttore di sigarette
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fonte:
- MDC - Help consumatori
Per la prima volta in Italia, e forse in Europa, un produttore di sigarette è stato condannato a risarcire i familiari di un fumatore morto. 200.000 euro: questa la cifra che l`Ente tabacchi italiani (Eti) dovrà versare ai familiari di M. S, morto nel 1991, per le omissione legate alla mancata informazione ai consumatori dei pericoli derivanti dal fumo. La sentenza è stata emessa dalla prima sezione civile della corte d`appello di Roma. L?Eti farà ricorso in Cassazione.
Il farmacologo Silvio Garattini commenta la sentenza che obbliga a risarcire la famiglia di un fumatore: ?Le scritte non bastano, serve un foglietto illustrativo, come per i farmaci, dentro il pacchetto di sigarette per spiegare tutti i pericoli. E` assolutamente necessaria più informazione e le vie sono tante ma vale la pena di sostenerle tutte. Dobbiamo fare i conti con 80 mila morti l`anno sono una cifra spaventosa?.
MDC
Piena soddisfazione dal Movimento Difesa del Cittadino che però tramite il Presidente Antonio Longo frena i facili entusiasmi:?I consumatori non si aspettino facili risarcimenti; intanto bisogna attendere la sentenza della Cassazione. Inoltre andrà provata caso per caso la correlazione diretta tra il fumo e il danno subito, cosa non facile e in tanti casi controversa. Comunque questa sentenza rappresenta un passaggio fondamentale che potrà diventare un punto di riferimento per le future cause“.
CODACONS
Il Codacons apprende “con soddisfazione“ della sentenza della Corte d`Appello di Roma che ha condannato l`Eti a risarcire con 200.000 euro i familiari di un fumatore morto a causa delle sigarette. “Si tratta di una lunga battaglia intrapresa anche dal Codacons fa sapere l`Avv. Carlo Rienzi e vinta grazie anche al contributo che l`associazione ha apportato alla causa. Adesso oltre 150 vertenze del Codacons per danni da fumo, in attesa di partire in Italia e negli Usa potranno avere un esito felice. Purtroppo siamo ancora distanti dalle condanne americane, anche perché in Italia manca il danno punitivo, e 200.000 euro non possono certo compensare la perdita di una vita umana. Ora ci aspettiamo che il Parlamento – conclude Carlo Rienzi – introduca anche in Italia la class action all`americana, così da arrivare a risarcimenti ben più sostanziosi?.
ADUSBEF
Per Elio Lannutti, presidente dell`Adusbef “é una sentenza che farà giurisprudenza, anche se si attende il verdetto della cassazione“. “I danni da fumo sono equiparabili ad una guerra, con costi enormi ogni anno per il servizio sanitario nazionale e la collettività. Senza voler fare una caccia alle streghe – aggiunge Lannutti – adesso si dovranno aprire vertenze per fare affermare il concetto di tutela delal salute, che è sancito dalla costituzione“.
FEDECONSUMATORI
Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori parla di “riconoscimento nei confronti di un comportamento sbagliato, come la vendita, senza le dovute avvertenze, di prodotti nocivi per il consumatore. Abbiamo concordato grandi battaglie contro il fumo – aggiunge Trefiletti – e adesso saremo a disposizione di tutti i cittadini che vogliano intraprendere un`azione legale per i danni da fumo subiti“.
ACU
A seguito della notizia,l?ACU (Associazione Consumatori Utenti) ha sottolineato che essa ha già in corso altri giudizi analoghi sia contro l?ex ETI che contro produttori esteri come la Philip Morris.
In particolare ? si legge in una nota dell?associazione – è in corso di svolgimento un giudizio, introdotto nel 2001, che vedrà celebrata la prossima udienza presso la 2^ sezione civile del Tribunale di Roma, il prossimo 14 giugno 2005. In questa causa promossa da sei consumatori italiani, assistiti dall?ACU viene chiesto un risarcimento pari a 50 milioni di euro per un decesso e varie patologie.
Le accuse dell?ACU riguardano non solo la mancanza di informazione sul rischio fumo, ma anche una informazione mendace e in violazione di legge (il DM 31 luglio 1990), sull?indicazione della reale presenza di nicotina e catrame, che viene dichiarata dai produttori in misura di gran lunga inferiore a quella accertata attraverso gli studi eseguiti dalla facoltà di Chimica organica dell?Università della Calabria cui l?ACU si è rivolta.
Infine ? sottolinea l?associazione – si chiede la condanna dei produttori di sigarette anche in ragione del “fattore dipendenza“ cagionato non solo dalla nicotina o dal tabacco ma anche da elementi estranei volontariamente introdotti dai produttori per ingenerare un meccanismo di consumo dal quale è difficile uscire.
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