1 Marzo 2003

Roma, la città dove il gas costa il triplo che a Londra




«Mi piacerebbe sapere se davvero Roma ha il triste primato di avere la bolletta del gas più cara d?Italia», chiede Marcello al Corriere on line . Altre domande sullo stesso tema toccano il problema dell?Iva sul gas e Fiorenza, che è arrivata a Roma dal Sud, vorrebbe sapere se c?è un modo di dribblare queste tasse sul gas, magari mettendo in casa due distinti contatori. Le domande sono tutte di attualità, soprattutto con i venti di guerra che per prima cosa soffiano sul caro petrolio e sul gas. Purtroppo è vero: l?Italia è il paese europeo in cui il gas domestico costa di più e a Roma il gas per uso promiscuo (cucina, acqua calda e riscaldamento autonomo) costa quasi il triplo che a Londra dove l?Iva incide solo per il 5 per cento. I dati arrivano da una indagine di Altroconsumo su 9 paesi della UE. Inoltre, tra le 9 città italiane (Bari, Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Trento), Roma a parità di consumi per uso promiscuo costa il 42 per cento in più. Perché? Il costo medio di un metro cubo di gas -? dice Emanuele Picari della Unione Consumatori – è in media oggi di 0,59 centesimi di euro. Se guardiamo alla composizione del prezzo scopriamo che il 45,8% è costituito dalle varie tasse; il 36,9% è fatto dal costo della materia prima e del trasporto mentre il 17,3% è costituito dalla remunerazione delle aziende e dei costi di distribuzione. Le maggiori tariffe romane possono dipendere dalla struttura dei costi o da una serie di inefficienze che generano questi aumenti.
Veniamo alla questione dell?imposizione fiscale che incide per il 20% sull?uso promiscuo del gas. L?Intesa dei consumatori raccoglie firme per un disegno di legge di iniziativa popolare per la riduzione dell?Iva. Chi vuole aggiungere il proprio nome può farlo mettendosi in contatto con una di queste associazioni: Adusbef, Codacons, Federconsumatori, Adoc nelle sedi locali. In attesa, ci sarebbe una via provvisoria consigliabile solo per chi vive da Roma in giù, dove il gas da riscaldamento è la formula più comune di energia usata: chiedere due contatori ed avere due bollette distinte, uno per il gas da cucina e scaldabagno tassati solo per il 10% e uno per il gas da riscaldamento sul quale grava l?Iva del 20 per cento. «È ovvio – dice Picari – che questa soluzione è valida solo nel Centro-Sud dove i mesi di grande freddo sono pochi, ma è assurdo che vi sia una diversa applicazione fiscale solo in base al tipo di consumo».

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