10 Luglio 2014

Roma invasa dai rifiuti, la scure sui vertici Ama, in bilico il dg Fisco

Roma invasa dai rifiuti, la scure sui vertici Ama, in bilico il dg Fisco

“Credo che sia venuto il momento di far saltare qualche testa”. Sei mesi dopo l’ arrivo del nuovo presidente e ad di Ama, Daniele Fortini, con una riorganizzazione aziendale che procede a rilento, la città sporca e le quotidiane polemiche sulla gestione della spazzatura a Roma, Ignazio Marino spara a zero contro la municipalizzata. Preannuncia cambiamenti, scosse più o meno forti all’ interno di Ama che non dovrebbero però toccare Fortini, bensì la prima linea dirigenziale sotto di lui. A cominciare dal direttore generale Giovanni Fiscon. In azienda dal 1987, nominato per la prima volta dg nel 1999, Fiscon potrebbe essere sostituito in tempi brevi e pagare per tutti per un’ emergenza che va avanti da anni e che negli ultimi sei mesi (dalla foto dei maiali che si aggiravano tra la spazzatura a Boccea, sotto Natale) non ha dato un giorno di tregua. Al suo posto il sindaco avrebbe già pronto il sostituto: il nome che circola con insistenza è quello di Maurizio Pucci, attuale vicecapo di gabinetto del primo cittadino, uomo di fiducia di Marino (ha coordinato la campagna elettorale della sua lista civica). A lui il sindaco, negli ultimi mesi ha affidato i dossier più delicati, dalla beatificazione dei due Papi a fine aprile al concerto dei Rolling Stones di due settimane fa. Tra l’ altro Pucci, di Ama è ufficialmente un dirigente, seppure in aspettativa da almeno un decennio. Ora potrebbe essere chiamato a riorganizzare una macchina che non funziona e che, oltre a creare disagi ai cittadini, sta erodendo il consenso dei romani nei confronti Marino. “Sono molto stanco e arrabbiato della situazione rifiuti – ha confessato ieri il sindaco – è vero che abbiamo chiuso la discarica di Malagrotta ma adesso l’ Ama deve funzionare meglio: sto stressando la macchina, almeno due anni ci vogliono”. Mentre è appena partita la differenziata in altri due municipi (il IV e il XII), il resto della capitale convive con una raccolta della spazzatura a dir poco problematica, con cassonetti svuotati a metà e per giorni traboccanti di sacchetti. Insieme all’ annoso problema degli impianti di trattamento, è questo il problema principale a cui il sindaco vuole mettere mano facendo “saltare qualche testa”. “Decisioni drastiche”, le definisce perché ormai la situazione è diventata “inaccettabile e intollerabile”. Marino lo dice provando anche a chiudere la polemica con il giornalista Bruno Vespa e con l’ architetto Massimiliano Fuksas dopo le posizioni molto critiche sul tema prese dai due nei giorni scorsi: “Sono ricchi e importanti intellettuali che giustamente devono esprimere e il fatto che lo facciano ci onora perché vuol dire che anche loro sono preoccupati come noi”. E mentre in Campidoglio, l’ opposizione ha annunciato una mozione di sfiducia verso l’ assessore Estella Marino, il Codacons ha presentato un esposto in procura “chiedendo di indagare sull’ emergenza in città e sulle assenze dal lavoro da parte dei dipendenti Ama”. Perché è sull’ assenteismo denunciato dal Campidoglio che si gioca l’ altra battaglia. L’ azienda lo attesta a gennaio scorso al 19,1% “ferie escluse” ma lo segnala in calo negli ultimi mesi, con il 16,1 registrato lo scorso maggio. Domani è previsto l’ incontro con i sindacati che, però, ancora non hanno potuto visionare da vicino i dati sostenuti da sindaco e municipalizzata. Per Alessandro Bonfigli, segretario Fit Cisl Lazio (il sindacato più rappresentativo in Ama), “quello delle assenze dei lavoratori è un problema ma non il problema dei rifiuti di Roma. Più volte abbiamo chiesto i dati analitici delle assenze, zona per zona, ma mai fino ad ora ci sono stati forniti”. Una questione denunciata anche dal segretario della Funzione pubblica della Cgil, Natale di Cola, che si rivolge a Marino: “Se lui è stanco e arrabbiato, noi siamo delusi e furiosi: da anni ripetiamo invano che era necessaria una rivoluzione organizzativa, furiosi perché questa grave situazione non si risolve puntando il dito contro i lavoratori. Lo scaricabarile non serve”.

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