18 Agosto 2011

ROMA – Il calendario degli “accorpamenti” e dei giorni non più “pontificabili”, cioè trasformati in occasione di ponte, è ancora in alto mare

ROMA – Il calendario degli «accorpamenti» e dei giorni non più «pontificabili», cioè trasformati in occasione di ponte, è ancora in alto mare
 

ROMA – Il calendario degli «accorpamenti» e dei giorni non più «pontificabili», cioè trasformati in occasione di ponte, è ancora in alto mare. Niente di definito, se ne parlerà nei dettagli in un successivo decreto attuativo della manovra. Nei giorni scorsi il governo non ha chiuso a possibili modifiche. Ma la prospettiva che festività civili infrasettimanali come 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno vengano sacrificate in nome di produttività e competitività del Paese scandalizza chi crede nel valore di queste ricorrenze. I partigiani si sentono scippati, i lavoratori paventano la perdita di una data intoccabile, la Curia napoletana è in allarme per lo slittamento di San Gennaro. E tanti Comuni si ribellano all’ idea di dover rinunciare al rispettivo patrono. Non basta. Indipendentemente dal significato della festa soppressa, gli operatori turistici criticano la norma del provvedimento di Ferragosto. Che determinerebbe una perdita di clienti e fatturato. Sarebbero a rischio, in particolare, le tre date nazionali laiche, non incluse nel Concordato dunque suscettibili di essere spostate al venerdì, lunedì o addirittura a domenica. «Misura di scarsissima efficacia, poco corrispondente a equità e ragionevolezza, doti necessarie quando si richiedono sforzi», protesta l’ Anpi, l’ associazione nazionale dei partigiani: «Spariranno giorni di notevolissima valenza politica e sociale, auspichiamo un ripensamento». La Curia e, secondo indiscrezioni, il cardinale Crescenzio Sepe, si schierano in difesa di San Gennaro. In un comunicato la diocesi partenopea esprime l’ augurio che «alla fine prevalga il buon senso». Il patrono non può essere festeggiato in data diversa dal 19 settembre, argomentano, perché in quel giorno avvenne il miracolo, la liquefazione del sangue, «non determinato dalla volontà dell’ uomo». Dunque, giù le mani da una ricorrenza che possiede tutte le caratteristiche di religiosità. Obiezione condivisa da Stefano Caldoro, governatore della Campania: «Siamo dalla parte del cardinale e della Curia. Spero che ci sia un’ analisi più attenta». Anche gli atei dell’ unione Uaar insieme con gli Agnostici razionalisti si ritengono penalizzati perché verrebbero tagliate tre date in cui tutti si riconoscono a prescindere dalla religione. Quindi verrebbe privilegiata solo una «parte della società, quella di confessione cattolica». «Tentativo di umiliare le feste laiche e civili», così giudicano la norma della manovra il portavoce di Articolo 21 Giuseppe Giulietti e il senatore del Pd Vincenzo Vita: «C’ è voglia di regolare i conti con la Costituzione, lo Statuto dei Lavoratori e la memoria storica», sostengono i due esponenti dell’ opposizione alludendo alle tre eventuali abolizioni più temute (la Liberazione, il 1 maggio e il compleanno della Repubblica). Nemmeno i consumatori dell’ associazione Codacons sono soddisfatti. Denunciano addirittura il pericolo di ripercussioni sulle bollette di luce e gas: «Decisione inaccettabile perché nei festivi le tariffe sono più basse. Danni per cittadini e aziende». Muro compatto di no nel settore del turismo. Secondo Tour operator, Assoturismo, Federturismo e Confesercenti la soppressione dei ponti primaverili equivale a una stangata, perdita stimata intorno ai 6 miliardi di fatturato. Un allarme generale che però appare prematuro. In realtà il governo non ha ancora deciso quante, quali e in che modo le date care a molti italiani verrebbero cancellate. La manovra deve superare l’ esame del Parlamento e dovrà essere seguita da decreti attuativi. Chissà alla fine cosa rimarrà.

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