23 Settembre 2014

ROMA: CODACONS PROTESTA CONTRO CHIUSURA ANTICIPATA DEL COLOSSEO NELLA “GIORNATA EUROPEA DEL PATRIMONIO”

    ROMA: CODACONS PROTESTA CONTRO CHIUSURA ANTICIPATA DEL COLOSSEO NELLA “GIORNATA EUROPEA DEL PATRIMONIO”

    SABATO SCORSO CANCELLI CHIUSI ALLE ORE 22:50 E NON A MEZZANOTTE COME PUBBLICIZZATO

    Il Codacons, dopo aver ricevuto numerose segnalazioni di protesta da parte dei cittadini, ha inviato un esposto all’Antitrust e alla Procura di Roma chiedendo di accertare i fatti denunciati e la sussistenza della fattispecie di pubblicità ingannevole relativamente alla “Giornata europea del patrimonio”.
    Sabato 20 settembre – spiega l’associazione – si è tenuta a Roma questa importante iniziativa culturale che, stando a quanto pubblicizzato nei giorni scorsi, garantiva l’accesso a musei, monumenti e aree archeologiche statali fino alle ore 24:00 con ingresso ad 1 euro, come riportato anche sul sito del Ministero dei beni culturali.
    Numerosi i cittadini che sabato sera si sono messi in fila attendendo il proprio turno per visitare musei e altre zone storiche della capitale, compresi quelli interessati al Colosseo (monumento inserito nell’iniziativa) i quali, purtroppo, hanno dovuto fare i conti con una brutta sorpresa. I cancelli dell’Anfiteatro Flavio, infatti, stando alle denunce degli utenti sarebbero stati chiusi attorno alle ore 22:50, tra le tante proteste dei presenti, nonostante il programma della Giornata e la relativa pubblicità dell’evento garantissero l’apertura fino alla mezzanotte.
    Molti cittadini, ritenendosi danneggiati dall’anticipata chiusura degli ingressi, hanno segnalato l’accaduto al Codacons, che ha presentato oggi un esposto all’Antitrust e alla Procura di Roma, affinché siano accertati i fatti e si valuti se sia o meno configurabile la fattispecie di pubblicità ingannevole.
    Non è possibile infatti pubblicizzare in pompa magna un evento sottolineando l’apertura straordinaria fino alla mezzanotte, se poi non si è in grado di rispettare gli orari promessi – afferma l’associazione – perché così facendo di diffonde un messaggio pubblicitario ingannevole che danneggia una moltitudine di soggetti. Per tale motivo abbiamo chiesto a Procura e Antitrust di accertare i fatti segnalati.

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